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Bitcoin e anonimato. Corso base ep. 6

Bitcoin è anonimo e quindi ideale per riciclare denaro? La verità è che BTC è l’ultimo strumento che un criminale dovrebbe utilizzare, se vuole farla franca

Il falso mito dell’anonimato

Quante volte si è sentito dire che Bitcoin è lo strumento criminale ideale? Perché è “anonimo, perché viene utilizzato soprattutto per scopi di riciclaggio, truffe e furti hacker”. Lo si legge spesso anche sui giornali, oppure lo si sente dire dagli amici.

Bene, in questa puntata del Corso Base su Bitcoin e criptovalute andiamo a sfatare anche questo falso mito, perché Bitcoin non è anonimo, e anzi, se utilizzato senza le dovute precauzioni  lato privacy, sta esattamente agli antipodi del concetto di anonimato. 

Blockchain e trasparenza

Se si è seguito con attenzione il corso fino a questo punto, probabilmente la risposta si può già intuire. La blockchain, infatti, garantisce totale trasparenza e immutabilità, ovvero permette che, una volta fatta una transazione in BTC, ognuno la possa vedere. O almeno chiunque abbia accesso alla blockchain.

E a prescindere dal numero di passaggi o scambi di denaro, poiché se la transazione è con un primo soggetto che invia dei fondi a un secondo, e questo a un terzo, anche a partire da quest’ultimo si potrebbe risalire al primo.

Certo, sulla blockchain non si leggono nome e cognome. Ma è anche vero che sulla blockchain si è identificati con uno pseudonimo, ovvero l’address. Ovviamente, in quanto gli address possono essere ricreati senza un limite di numero, i fondi possono essere inviati e sparpagliati facilmente, facendone perdere le tracce. Ma se si volesse fare del check-out, escludendo per forza di cose gli exchange (che richiedono un KYC), i metodi non sono poi così tanti. Soprattutto se poi si sta parlando di cifre importanti.

In questo caso, ci sarebbe bisogno di effettuare operazioni peer-to-peer, quindi senza un intermediario, e aspettando che la controparte faccia un bonifico in cambio dell’invio dei fondi. Esistono ovviamente delle piattaforme in grado di offrire questi servizi, ma il grado di affidabilità non è certo alto, visto che richiede in primo luogo una persona singola affidabile, e non una società.

E del resto, prima ancora di riuscire a determinare l’affidabilità del broker, è necessario garantire la propria di affidabilità, in quanto l’operazione lascia spazio a sospetti di tipo criminoso. Senza contare il fatto che se non si parla di poche migliaia di dollari, risulterebbe complicato riuscire a contattare qualcuno con una grande liquidità (anche in termini di milioni) dall’altra parte.

Le frodi possibili

Vie secondarie? C’è chi suggerirebbe di acquistare dei buoni Amazon, ma certo non sarebbero questi trucchetti a spostare capitali nell’ordine dei milioni di euro.

Per farlo bisogna comunque utilizzare un exchange, su cui è legato l’address utilizzato, ma su cui ci si è iscritti tramite KYC falso o tramite un’identità sottratta.

Ma ad ogni modo, se anche si facessero mille movimenti per dividere il capitale in crypto da voler ritirare, prima o poi anche un solo satoshi passerebbe attraverso un exchange su cui si è fatto un KYC oppure un wallet di qualcun altro, che a sua volta si è registrato regolarmente su un CEX.

In altre parole, è sufficiente anche solo un link, e si è individuabili. Se quel bitcoin è “sporco”, perché c’è un’indagine in corso, allora si è inclusi nell’indagine.

Ma come si rimane anonimi allora? L’unico modo non è semplice, e per farlo bisogna essere necessariamente dei miner. In questo caso, si possono minare i propri Bitcoin e spostarli address dopo address su wallet che non hanno mai fatto un KYC.

L’operazione dovrebbe poi essere chirurgica, perché al giorno d’oggi esistono anche software di intelligence creati ad hoc per andare a tracciare questi tipi di fondi.

E ancora, se un exchange rispetta le comuni leggi di compliance, allora questo è solito fotografare la transazione in ingresso che si fa sul CEX stesso. Se lo storico dei movimenti lascia trapelare qualcosa di sospetto, allora i giochi sono finiti prima ancora di cominciare, e il giorno dopo si avrà la finanza sotto casa. O, quantomeno, un account bloccato.

Conclusioni

Se chi sta leggendo è un criminale, ecco un consiglio: Bitcoin è l’ultimo strumento da utilizzare per riciclare denaro. Tanto vale utilizzare il contante direttamente, o circuiti tradizionali di moneta elettronica. Così almeno si può andare a prelevare senza che ci sia tutto uno storico on-chain.

Il contante, quindi, rimane di gran lunga il re dell’anonimato, perché di fatto non c’è alcuna possibilità di tracciare i flussi.

Se poi si ha a che fare con un ransomware, ovvero un tipo di malware che limita l’accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per rimuovere la limitazione, anche in quel caso esistono software più avanzati che riescono a intercettare il mixing, e in grado di stracciare gli eventi del prima e del dopo dell’operazione. Bisogna essere decisamente esperti, insomma, e anche in quel caso non c’è la garanzia di ottenere il totale anonimato.

Per concludere, Bitcoin non è anonimo. Si può certamente tutelare la propria privacy, che è un diritto inviolabile dell’individuo, ma se si è sotto indagine perché si è commesso un reato allora bisogna essere consapevoli che le autorità hanno tutti gli strumenti necessari per constatarlo, proprio grazie all’infrastruttura su cui si regge Bitcoin.


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