Iran: proteste per l’inflazione e un’opportunità per Bitcoin
Il crollo della valuta iraniana, ai minimi storici contro il dollaro, ha generato nuove proteste di piazza e fatto luce sul ruolo di Bitcoin in uno scenario simile
Le proteste in Iran e il problema dell’inflazione
In Iran, l’ultimo movimento ribassista del rial (valuta locale) contro il dollaro Usa ha riportato al centro del dibattito il problema delle crisi valutarie in relazione al potere d’acquisto dei cittadini.
Il minimo storico del rial ha portato in piazza migliaia di cittadini in protesta contro la banca centrale del paese, colpevole di un gestione economica giudicata fallimentare a fronte della svalutazione di risparmi accumulati negli anni.
La dinamica ha fatto discutere anche in occidente dove, per quanto il problema dell’inflazione sia limitato, è da diversi anni al centro del dibattito economico. Specialmente in relazione alle opportunità offerte da Bitcoin, che si presenta naturalmente come uno strumento concreto per difendersi dal collasso delle valute nazionali.
Secondo il Financial Times, il rial avrebbe perso oltre il 40% del suo potere d’acquisto dopo il recente conflitto con Israele (la scorsa estate). Il crollo si inserisce però anche in un trend di lungo periodo, che ha portato il governatore della banca centrale iraniana, Mohammad Reza Farzin, a dimettersi a causa delle proteste, aumentando ancora di più l’incertezza sul futuro della politica monetaria del Paese.
1.42 million rial per dollar
The official rate in the early 1980s was **70 per dollar** https://t.co/Sor7WEQnQ8
— Alex Gladstein 🌋 ⚡ (@gladstein) December 30, 2025
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Uno sguardo “iraniano” su Bitcoin
In Iran il trading crypto è consentito, ma il quadro normativo resta ambiguo, soprattutto per quanto riguarda l’auto-custodia. E ancora più stringente risulta la regolamentazione sul mining, settore con forti restrizioni.
Le autorità iraniane starebbero scoraggiando attivamente l’attività del mining, per un approccio generale che impedisce ai cittadini di sfruttare uno dei più grandi vantaggi strutturali del Paese, ovvero il costo estremamente basso dell’elettricità.
Alla crisi monetaria si sommano poi le sanzioni internazionali legate al programma nucleare iraniano, che ha progressivamente isolato il Paese dai circuiti finanziari globali.
A ottobre, la banca statale Bank Melli è fallita, mettendo a rischio gli asset di oltre 42 milioni di cittadini, ma già a febbraio la banca centrale aveva avvertito come altri otto istituti fossero a rischio dissoluzione.
La crisi iraniana, insomma, evidenzia perché Bitcoin sia uno strumento di difesa individuale in contesti di instabilità monetaria, anche quando l’accesso resta limitato da vincoli politici.
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