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Elezioni 2022 e crypto: esiste un dibattito?

Alle elezioni del 25 settembre, tutti gli italiani saranno chiamati a votare. Ma quanto incide tutto il mondo crypto nel dibattito politico? È arrivato il tempo di fare un bilancio, anche in relazione con altri paesi

Elezioni 2022 e crypto: esiste un dibattito?

Le crypto nel dibattito pubblico

Partiamo dal nodo principale della discussione. Quanto incidono le criptovalute e Bitcoin nel dibattito pubblico italiano? Per rispondere, escludendo vari sondaggi di svariati enti privati o pubblici, le elezioni politiche 2022 potrebbero essere una buona cartina tornasole.

O almeno dovrebbero, in quanto non sempre le due cose vanno di pari passo. Se da un lato, infatti, non si può pensare che Bitcoin non abbia avuto un’influenza a livello sociale (e lo dimostrano la pubblica amministrazione e gli enti regolatori, ben consci del cambiamento introdotto), dall’altro (spoiler) le crypto non sembrano rientrare tra gli argomenti della campagna elettorale. I piccoli accenni riguardano soprattutto un approccio all’argomento di tipo “fiscale”, cercando di inquadrare tutta l’industria, in termini totalmente generali, sotto il punto di vista giuridico e di regolamentazione.

In sostanza, Bitcoin non è un argomento politicizzato, almeno nel nostro Bel Paese. E questo nonostante ci siano tutti gli argomenti per esserlo. Sia in termini più generali, e che riguardano anche il resto del mondo, come il tema della sostenibilità o delle CBDC, sia più specifici, come il sistema fiscale che attualmente regola il settore, sempre sotto i riflettori (leggi, registro OAM), oppure i recenti appuntamenti istituzionali con i giganti dell’industria, come Binance, che lo scorso maggio ha incontrato, con il ceo Changpeng Zhao, esponenti del Parlamento italiano.

Oppure, ancora, in termini “collaterali”, ovvero per quanto riguarda l’implementazione della tecnologia blockchain nei vari tessuti industriali, e che non può slegarsi dalla connaturale implementazione delle criptovalute. Basti pensare, banalmente, ad Ethereum e gli NFT, che hanno coinvolto in infiniti progetti svariate aziende, ad Algorand con le sue varie partnership, oppure ancora Hedera, che è pensata appositamente per relazionarsi alle realtà istituzionali. Il tutto, senza dimenticarsi, ovviamente, di Bitcoin e del Lightning Network, che gradualmente continua a svilupparsi nella realtà di tutti i giorni e in ogni settore commerciale.

Bitcoin in campagna elettorale

Ad ogni modo, può essere interessante andare a indagare come i vari partiti politici siano consapevoli della portata delle criptovalute non solo da un punto di vista strettamente finanziario, ma anche sociale. Sono pochi accenni, come anticipato, ma che in qualche modo possono essere sintomatici di una posizione che potrebbero assumere in futuro. Dopotutto, anche guardando all’estero, e come approfondiremo successivamente, questa sembra essere solo una questione di tempo.

Andiamo in ordine sparso, per par condicio. Il Terzo Polo, la coalizione che tiene insieme Azione e Italia Viva, si limita a parlare nel suo programma di blockchain in quanto “settore strategico”, includendolo tra quelle tecnologie fondamentali per lo sviluppo delle infrastrutture del paese. Inoltre, si cita la volontà di istituire un “fondo pubblico/privato”, che possa favorire il sorgere di nuove realtà aziendali o ad ogni modo accompagnare l’Italia nel suo percorso di innovazione.

Programma Azione-Italia Viva. P. 37

In scia c’è il Partito Democratico, che sottolinea nel programma la necessità di investimenti per lo sviluppo degli “asset digitali”, e non, quindi, esclusivamente della blockchain. Il tutto, accompagnato da uno sviluppo parallelo del quadro normativo, italiano ed europeo, e con un focus particolare sui temi della privacy, dei big data, e dell’intelligenza artificiale. E sebbene le cose non per forza debbano stare insieme, in questo grande insieme che raccoglie i settori più sensibili all’innovazione, quantomeno si citano esplicitamente i beni digitali, intesi come asset e come innovazione tecnologica da supportare.

Programma Partito Democratico. P. 17

La Lega è invece l’unico partito che dedica un intero paragrafo (per quanto piccolo) all’argomento, parlando esplicitamente di criptovalute, NFT e, addirittura, metaverso. Si potrebbe dire, altresì, che nonostante siano poche righe, queste trattino l’argomento con maggior rigore. A cominciare da un problema di non poco conto, ovvero la definizione di criptovaluta in quanto tale, da cui deriva anche la tassazione sulle plusvalenze. Questo perché, ad oggi, le crypto vengono equiparate alle valute estere, e di conseguenza anche le aliquote relative ai profitti sulle compravendite. Si parla quindi di regolamentazione, ma in modo leggermente più specifico, e per facilitare, sempre in termini generali, l’integrazione degli ecosistemi crypto all’interno del tessuto industriale. Con un occhio alla burocrazia, che dovrebbe offrire più certezze agli operatori del mercato.

Programma Lega. P. 29

Infine, è il Movimento 5 Stelle ad avere nel programma un volume di testo più ampio a tema crypto. Oltre a trattare della spinta istituzionale nei confronti delle nuove tecnologie e della loro integrazione (quindi della blockchain), e dell’introduzione di un quadro normativo più consono, in questo caso ci si focalizza maggiormente da un punto di vista fiscale. Ma non solo, poiché il regime fiscale è individuato all’interno di un piano che mette in prima linea la sicurezza degli utenti. In sostanza, le criptovalute vengono comprese tra quegli asset particolarmente sensibili a alla speculazione, che comporta a livello sociale l’aumentare delle condizioni di disuguaglianza. A questo proposito, è quindi proposta una “Raider Tax”, ovvero una tassa che possa incidere in modo inversamente proporzionale alla tempo di detenzione di un titolo, e (come sembra intendere) ai profitti.

Programma M5S. P. 156

Per quanto riguarda tutti gli altri partiti, nessuna traccia di crypto e nemmeno blockchain. Almeno da quanto risulta dai programmi ufficiali. L’unico grande escluso, ad ogni modo, è Fratelli d’Italia. E risulta curioso non notare quantomeno un accenno all’argomento nel programma di Alleanza Verdi e Sinistra, che pure in qualche modo hanno trattato nella loro vita politica di Bitcoin, per quanto riguarda il tema della sostenibilità e dell’inquinamento dell’industria del mining.

Le criptovalute e la politica

Eppure Bitcoin, se si allargassero un po’ gli orizzonti, una portata politica ce l’ha eccome. E con un po’ di senso critico si potrebbe intuire come potrebbe essere politicizzato (e da parte di chi) anche nel nostro paese.

Sarà un’analisi empirica, e allo stesso tempo aperta ad ogni tipo di contraddittorio, poiché l’argomento è particolarmente delicato. Fatto sta che ci sentiamo comunque di proporre una visione di insieme sull’argomento. Questo perché la base dell’indagine consiste principalmente nella grande varietà dei canali social che trattano l’argomento, e su cui esiste ancora una letteratura accademica limitata.

Si potrebbe dire che una prima divisione nel dibattito riguarda l’accezione, appunto, più politica di Bitcoin, abbracciata in primo luogo dai “massimalisti”. In generale (non ce ne vogliano) chi riconosce in Bitcoin un valore che si esprime anche in contrapposizione alle istituzioni centralizzate, come i governi e le banche. Questo aspetto, che per certi versi è vero a prescindere,  diventa però il discrimine nel trattare di argomenti quali regolamentazioni e adozione istituzionale. Il che, a conti fatti, è un approccio politico. Come è un argomento politico la posizione che si assume, per esempio, nei confronti delle CBDC.

E così, le crypto non assumono il ruolo di semplice “valuta” (che pure è un argomento su cui si dibatte), ma di strumento tramite il quale la società possa diventare meno dipendente dagli enti governativi

È, in tutto e per tutto, un’ideologia, che nel tempo qualcuno ha accostato al tecno-libertarismo, ovvero quella visione che vede i vantaggi di una società non più governata dall’uomo ma, appunto, dalla tecnologia. Almeno per quanto riguarda il controllo sulla finanza e l’economia.

Altra questione è invece il problema collaterale dei rischi finanziari che l’adozione di massa delle criptovalute potrebbe comportare, ed è proprio su questo punto che si crea il più grosso scontro del dibattito.

Il dibattito maturo negli Usa

Gli Stati Uniti, più in particolare, potrebbero essere il punto di osservazione più utile per cercare di prevedere cosa potrebbe succedere anche in Europa e in Italia. L’influenza politica di Bitcoin, negli Usa, è infatti molto evidente. A cominciare dalla semplice adozione, visto che quasi uno su sette ha investito in crypto almeno una volta. Proprio per questo, repubblicani e democratici trattano il tema con molta più attenzione in termini elettorali.

E anche da un punto di vista accademico, il tema è molto più approfondito che in Europa. Basti citare il famoso “The Politics of Bitcoin” (2016), scritto da David Golumbia della Virginia Commonwealth University, che accostava Bitcoin ad alcuni movimenti politici vicini a una certa destra libertarista e anarco-capitalista. Partendo però da dai presupposti arbitrari, ovvero zero controlli, zero enti centrali e nessun intervento statale. Tutti aspetti che, come vediamo oggi, non corrispondono esattamente alla realtà.

Le cose, negli anni, si sono rivelate un po’ più complicate, ma ciò non toglie che una parte di quel tipo di elettorato abbia comunque abbracciato le criptovalute, con conseguente sbilanciamento della classe politica.

E ancora, è sempre la guida repubblicana del Texas ad aver aperto le porte all’industria del mining, che in quello stato in particolare consiste ormai in un hub di rilievo del settore, e per un motivo politico del partito repubblicano locale. Ted Cruz, una delle autorità più importanti del partito dopo Trump, è apertamente schierato a favore di Bitcoin, e ha addirittura dichiarato come il Texas debba divenire il “centro dell’universo crypto”.

A questo punto della discussione, soprattutto in Italia, ci sarebbe già qualcuno pronto a dare a Bitcoin del token “fascista”. Ma la realtà, come al solito, è molto più complessa. Bernie Sanders, per esempio, che negli Usa è considerato da alcuni come il peggiore dei comunisti (ovviamente un iperbole), si è dimostrato molto favorevole all’integrazione delle criptovalute. E, al contrario, Trump si è più volte schierato contro.

Sebbene, quindi, la politica nei confronti di Bitcoin a volte capovolga lo spettro tradizionale delle inclinazioni ideologiche, proveremo comunque a proporre una tassonomia delle varie tendenze. In questo caso, da “sinistra” a “destra”.

Potremmo considerare come primo gruppo quello dei “radicali”, in genere appassionati di blockchain pubbliche, e che credono nella riprogettazione trasparente del denaro e dei mercati. Con gli smart contract intesi come strumento utile per una società più egualitaria, sulla scia del socialismo democratico.

Ci sono poi anti-autoritari e anti-imperialisti, che vedono in Bitcoin una leva per contrastare (anche economicamente) leggi ingiuste, magari imposte da governi “antidemocratici”. Oppure che semplicemente si mettono contro le autorità bancarie centrali (El Salvador?).

Continuando a passare in rassegna lo spettro, si incontrano poi quelli che potremmo definire “agnostici”, poiché non possono essere esclusi dall’argomentazione neppure chi, semplicemente, “specula”. O, al massimo, ancora più in generale, è spinto ad agire nell’industria per motivi legati essenzialmente al profitto.

Conservatore”, d’altra parte, potrebbe essere chi adottasse un approccio più legato al contrasto dell’inflazione e, più direttamente, alla disciplina imposta alle banche (con Bitcoin come alternativa per immagazzinare valore).

Per arrivare, infine, dove avevamo cominciato, ovvero con il “massimalismo”, con delle derive che potrebbero benissimo essere inserite sotto una chiave individualistica e antidemocratica, poiché legate al desiderio di eliminare il denaro sostenuto dallo stato.

Per approfondire l’argomento, i testi forse più significativi sono il già citato “The Politics of Bitcoin”, di David Golumbia, e “The Bitcoin Standard”, di Saifedean Ammous.

"Gli Stati Uniti potrebbero essere il punto di osservazione più utile per cercare di prevedere cosa potrebbe succedere anche in Europa e in Italia"

Le prospettive in Italia

Ma torniamo, per concludere, all’Italia. Il fatto che il dibattito americano abbia avuto questo sviluppo non implica affatto che debba succedere lo stesso anche qui. Tuttavia, nulla impedisce di fare delle previsioni, anche perché, dopotutto, si è sempre sotto il grande cappello dell’Occidente. Di certo, in Italia il dibattito non è ancora maturo per impostare addirittura della campagne elettorali sull’argomento, ma anche in questo caso, nulla esclude che un elettore possa far tesoro di queste piccole prese di posizione nell’esprimere il proprio voto.

Ma quindi, una volta fatto tesoro di questo dibattito, a che punto siamo? In Italia, dal punto di vista più esplicitamente politico, si contano due iniziative parlamentari. Entrambe gestire dal deputato del M5S Davide Zanichelli e dal suo gruppo parlamentare “Valute virtuali e blockchain”. Per il deputato in questione, le crypto “non hanno un colore politico, e vanno affrontate in quanto tali”.

Tuttavia, questo colore politico sarà, probabilmente, sempre complicato da ignorare. E per questioni connaturali, come quella della tassazione, che per forza di cose è affrontata in maniera differente a seconda delle parti. Altro discorso è invece quello intorno al riciclaggio.

Il gruppo parlamentare in questione, infine, è lo stesso con cui è venuto in contatto direttamente Changpeng Zhao, ceo di Binance. In quei giorni, lo stesso presidente del movimento Giuseppe Conte, ha dichiarato di aver “approvato una norma sugli smart contract e avviato una strategia italiana con l’aiuto di esperti nella Blockchain e nell’intelligenza artificiale”.

Non resta che stare a guardare, ma la strada è segnata, e presto tutti dovranno averci a che fare.

"In Italia il dibattito non è ancora maturo, ma nulla esclude che un elettore possa far tesoro di queste piccole prese di posizione nell’esprimere il proprio voto."

Conclusioni

Buon voto! Viva la Repubblica, e viva le crypto!

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