Microsoft-Activision: storia di un accordo epico

Di Gabriele Brambilla

Data la scadenza dei termini e i problemi regolatori, in questi giorni si è tornati a parlare dell'acquisizione di Activision Blizzard da parte di Microsoft

Microsoft-Activision: storia di un accordo epico

Microsoft, Activision, Sony e Antitrust

Dallo scorso anno, addetti ai lavori e appassionati di investimenti seguono con attenzione gli sviluppi di un accordo potenzialmente storico: l’acquisizione di Activision Blizzard da parte di Microsoft, colosso informatico fondato da Bill Gates e Paul Allen.

Activision Blizzard è un nome ben noto tra i gamer. Si tratta infatti di una casa di produzione tra le più prolifiche e di successo, tra cui spicca soprattutto un titolo: Call of Duty. Il celebre sparatutto è proprio il seme da cui è partita la vicenda che andremo a raccontare in questo approfondimento.

Oggi scomoderemo nomi di grande calibro, perché oltre a quelli già citati dovremo chiamare in causa Xbox, PlayStation, Sony, Nintendo e i principali regolatori antitrust sulla piazza. Un focus on che calamiterà gamer e investitori, accoppiata forse un po’ strana all’apparenza, ma che condivide interessi (seppur diversi) in questo possibile accordo.

Scopriamo quindi le origini dell’affare, la sua importanza e l’impatto che avrebbe sull’intero mercato del gaming. Dopodiché potremo spostarci sulle questioni legate all’antitrust e sugli ultimi sviluppi.

Accendi la tua console e prepara il joypad: non si sa mai cosa potrebbe accadere!

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Microsoft-Activision Blizzard: genesi dell'accordo e dettagli

Riavvolgiamo il nastro del tempo e torniamo a gennaio 2022, quando questa storia ebbe inizio. Innanzitutto, vediamo meglio le figure in gioco, parliamo di cifre e ragioniamo sulla portata dell’accordo.

Sia Microsoft che Activision Blizzard le conosciamo bene: la prima fa parte del circolo delle Big Tech, mentre la seconda, come dicevamo in precedenza, è una delle più famose case di produzione di videogiochi. Tra i vari titoli prodotti negli anni, Activision Blizzard ha pubblicato pilastri come Warcraft, Diablo e, naturalmente Call of Duty.

Microsoft è una società da sempre molto attenta a differenziare gli investimenti, forse l’attore più attivo in questo senso. Inoltre, è anche il produttore della console Xbox, la diretta rivale della storica PlayStation, figlia di un altro colosso: Sony.

L’acquisizione di Activision Blizzard è un obiettivo importante per la casa di Redmond, in linea con la propria filosofia. Ecco perché, dopo lunghe trattative, a gennaio 2022 arrivò l’annuncio: Microsoft comprerà Activision per una cifra vicina ai 69 miliardi di dollari, pagando ciascuna azione 95$. L’operazione di acquisto include anche la liquidità netta di Activision.

Un’intesa storica, la più grande in assoluto operata da Microsoft e in scia all’acquisizione di ZeniMax Media (editore di Bethesda Softworks, casa di produzione di giochi come Fallout e The Elder Scrolls), avvenuta nel 2021.

Ma perché per Microsoft è così importante chiudere l’affare?

Prima di tutto, proprio per differenziare, qualcosa che è da sempre nel DNA di MSFT. Se prendiamo in considerazione altri colossi, difficilmente troveremo una varietà di scenari operativi tanto ampia. O meglio, la troveremmo ma gli introiti sarebbero più concentrati solo su alcune aree. Microsoft produce/ha prodotto con successo software, hardware, videogiochi (tramite la succursale Microsoft Gaming Studio), console, tablet, smartphone e altro ancora. Inoltre, ha un ruolo decisamente attivo nel campo dell’intelligenza artificiale.

Il settore del gaming è in costante crescita e molto competitivo. A impressionare è l’area mobile: sempre più persone giocano su smartphone e tablet, facendo girare cifre pazzesche. Si stima che l’industria del mobile gaming potrà svilupparsi ulteriormente e, già oggi, genera oltre 100 miliardi di dollari l’anno. Activision Blizzard, giusto per rendere l’idea, possiede King, sviluppatore di uno dei top giochi mobile: Candy Crush.

Microsoft vuole evitare di ritrovarsi in difficoltà e perciò segue il suo mantra: differenziare e lavorare su più fronti.

Inoltre, c’è un ulteriore fattore importante che spinge l’azienda a chiudere l’affare: la posizione di forza che andrebbe ad acquisire. Con Activision Blizzard parte del gruppo, Microsoft diverrebbe il terzo attore in assoluto del settore gaming, dietro Tencent (colosso cinese che opera in numerose industrie) e Sony.

Microsoft colmerebbe parzialmente il gap con la diretta rivale giapponese e si ritroverebbe tra le mani un produttore di successo, in grado di creare anche titoli esclusivi per la propria console Xbox. Proprio da questa considerazione, almeno in parte, nasce il problema di cui si sta discutendo in questi giorni; a breve ci arriveremo.

Chiaramente, anche Activision Blizzard avrebbe di che guadagnarci.

A fine 2021, l’azienda navigava in acque agitate a causa di un mix molto pericoloso: accuse interne di molestie e violenze sessuali, ritardi nella pubblicazione di alcuni titoli e, non da meno, vendite inferiori alle attese. Come mostra il grafico di TradingView che segue, Activision performò malissimo in borsa e perse metà del valore in meno di un anno.

Activision Blizzard grafico

Oggi la situazione è migliore, ma il merito è in gran parte attribuibile proprio alla trattativa con Microsoft.

Torniamo appunto ai giorni nostri. Il termine per finalizzare l’acquisizione era fissato al 18 luglio 2023 e non è stato rispettato. I problemi con gli enti antitrust hanno inevitabilmente fatto slittare l’affare, ma le trattative tra le parti proseguono.

È stata stabilita una proroga di tre mesi, perciò ci sarà tempo per concludere fino al 18 ottobre di quest’anno. Sia Microsoft che Activision Blizzard si dicono fiduciose riguardo al successo finale.

Nel nuovo accordo spiccano gli aumenti alle penali che Microsoft dovrà versare ad Activision se l’affare non dovesse andare in porto: 3,5 miliardi dopo il 29 agosto e 4,5 dopo il 15 settembre.

Ora che sappiamo tutto ciò che ci serve, proseguiamo e capiamo perché questo storico affare, in grado di trasformare il volto dell’industria mondiale del gaming, non ha ancora tagliato il traguardo.

Microsoft-Activision Blizzard: genesi dell'accordo e dettagli

Il blocco degli enti antitrust

Per affrontare il tema dobbiamo tornare indietro di qualche mese, ad aprile, quando arrivò inaspettatamente il veto da parte della Competition and Markets Authority (CMA), l’ente antitrust britannico.

Le motivazioni dietro questa scelta non riguardano tanto il settore delle console: è il cloud gaming a generare preoccupazioni.

Il cloud gaming non è molto diverso dallo streaming, perché il videogame è fisicamente su un server remoto; l’utente si collega e gioca dal suo dispositivo, senza possedere alcun apparato dedicato (come appunto una console). Insomma: paghi una certa cifra e giochi a tutti i titoli disponibili sul catalogo, pure da smartphone.

In Gran Bretagna, questo servizio è molto cresciuto. A dirla tutta, il trend è globale e non solo sotto la Union Jack.

Microsoft è un gigante del cloud gaming per due motivazioni: Azure e Xbox Cloud Gaming.

Azure è l’infrastruttura cloud della società di Redmond, rivale di aziende come Amazon Web Services e Oracle. Quanto a Xbox Cloud Gaming, non c’è bisogno di presentazioni: il nome spiega già tutto.

Considerando l’intero mercato, tra Azure e Xbox Cloud Gaming, Microsoft opera su circa il 70% delle realtà del settore. La preoccupazione dell’Authority britannica è quindi legata alla possibilità che si crei un vero e proprio monopolio, dove MSFT sarebbe in grado di spezzare sul nascere qualsiasi concorrente. Oltretutto, Xbox Cloud Gaming è proposto anche a un prezzo concorrenziale (tra le 10 e le 15 sterline circa al mese), il che rafforza questa tesi.

Inoltre, da non sottovalutare la possibilità, sollevata dai regolatori UK, che Microsoft potrebbe negare a Sony l’accesso ai titoli di Activision Blizzard. L’assenza di nomi come Call of Duty, Diablo e compagnia incentiverebbe molti utenti a cambiare console. Dopotutto, CoD è uno dei franchise più venduti nella storia dei videogiochi dietro Mario, Tetris e Pokémon. Presente sulla scena da 20 anni, si stima che ad aprile 2021 le copie vendute ammontassero a circa 425 milioni.

Un mese dopo, siamo a maggio 2023, dall’Unione Europea arrivarono notizie migliori per Microsoft e Activision Blizzard.

In modo diametralmente opposto all’Authority britannica, l’antitrust europeo sostenne che Microsoft non avrebbe motivo di negare la distribuzione dei titoli di Activision Blizzard a Sony (e altri competitor). Inoltre, sempre secondo l’ente, se ciò dovesse accadere non comporterebbe un grande impatto sulla concorrenza nel settore delle console.

Restarono però dubbi sul cloud gaming, non sufficienti comunque a bloccare l’affare, a cui l’antitrust UE diede il via libera.

Neppure il tempo di festeggiare che i problemi arrivarono anche tra le mura domestiche: in California, il tribunale bloccò la trattativa su iniziativa della FTC (Federal Trade Commission) perché ritenuta potenzialmente contro le norme antitrust americane.

Avanti veloce a una decina di giorni fa. Da San Francisco, il giudice federale incaricato del caso, Jacqueline Scott Corley, ha dato il via libera all’accordo, ritenendo non sufficienti le motivazioni della FTC (che richiedeva una sospensione per poter valutare l’intera operazione). Anzi: secondo il giudice le prove indicherebbero che Call of Duty, e altri titoli di Activision, diverrebbero più accessibili agli utenti.

Nel corso del tempo sono poi arrivati gli “ok” da altri enti antitrust come quelli di Brasile, Arabia Saudita e Serbia. Tra i big, manca però il parere dell’Authority australiana.

Per fugare qualsiasi dubbio e calmare le acque, Microsoft ha messo nero su bianco un accordo con Sony. Quest’ultima riceve una concessione decennale su Call of Duty, garantendo così che uno dei videogiochi più desiderati possa essere disponibile sulla console più diffusa: PlayStation.
In aggiunta, accordi simili sono stati presi anche con NintendoNvidia e altri concorrenti più o meno di rilievo.

Lo stallo prosegue, anche se dal Regno Unito filtrano notizie più ottimistiche. Seppur non risolva il nodo cloud gaming, l’intesa Microsoft-Sony è stata accolta con favore dalla CMA.

In ogni caso, Microsoft è intenzionata a chiudere l’affare, a prescindere dalla risposta dell’antitrust britannico.

Se dovesse arrivare il via libera, benissimo. In caso contrario, gli scenari sono potenzialmente due:

  • Ipotesi più plausibile: Microsoft potrebbe mettere temporaneamente fuori catalogo i titoli di Activision Blizzard da Xbox Cloud Gaming UK; eventualmente, potrebbe anche non vendere le copie fisiche per console e PC sul territorio britannico. Tutto ciò per il tempo necessario a conformarsi a quanto la CMA potrebbe richiedere;
  • Ipotesi meno probabile: Microsoft potrebbe addirittura disinvestire dal Regno Unito, puntando sul fatto che, guardando al mondo intero, l’accordo è migliorativo e metterebbe l’azienda in una posizione privilegiata, con o senza questo Stato.

Il blocco degli enti antitrust

Che Microsoft aspettarsi dopo l'accordo

Per concludere in bellezza, non ci resta che ragionare su come sarà la Microsoft del futuro nel caso dovesse concludersi tutto in modo positivo.

Il colosso informatico andrebbe ad acquisire una delle più celebri case di produzione di videogiochi, aggiungendo molte frecce alla propria faretra in ambito gaming.

La PlayStation è ancora lontana e resta la console più venduta. Però, poter contare su Activision Blizzard consentirebbe di creare dei titoli esclusivi Xbox, in grado di attrarre più giocatori e colmare un po’ il gap.

Quanto al cloud gaming, effettivamente Microsoft diverrebbe ancor più leader e avrebbe tutte le carte in regola per dominare la scena. Dall’infrastruttura fino a una delle case di produzione più note, non le mancherebbe nulla.

Non dimentichiamo poi che le acquisizioni vanno anche oltre Activision, segno che MSFT sta lavorando intensamente per espandersi e prepararsi al futuro.

Ovviamente la compagnia non guarda solo al gaming ed è molto attiva anche in altri ambiti, dove peraltro non mancano di tanto in tanto i problemi.

Pochissimi giorni fa è arrivata la notizia di un’indagine della Commissione europea proprio su Microsoft; sotto i riflettori è finito l’abbinamento di Teams a Office, giudicato un abuso di posizione dominante. Staremo a vedere come andrà a finire, ma questa è un’altra storia.

Tempo quindi fino al 18 ottobre per mettere il “The end” all’affare Microsoft-Activision. Un accordo che le parti sperano (e credono) possa avere il lieto fine tanto desiderato.

"Differenziata e più potente: ecco che Microsoft ci aspetta"


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