Web 3.0: tutto sull'evoluzione del Web 2.0

Di Davide Grammatica

Con Web 3.0 si vuole descrivere la nuova generazione di Internet, focalizzata sulla decentralizzazione del “potere” dalle singole aziende ai singoli utenti. Ma come funziona?

Web 3.0: tutto sull'evoluzione del Web 2.0

Cosa si intende per Web3?

Web 3.0 (o Web 3, a seconda dei casi) è il termine che descrive la nuova generazione di Internet, atta a promuovere sempre più i protocolli decentralizzati, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dalle grandi aziende tecnologiche.

Infatti, a oggi, il panorama potrebbe essere descritto come un oligopolio, con enormi colossi come YoutubeNetflixAmazon Google che ne detengono il controllo.

In questo scenario, gli utenti sono dei semplici numeri alla mercé dei potenti. Qualcosa però sta cambiando proprio grazie alle soluzioni offerte dalla rivoluzione del Web 3.0. In questo approfondimento scopriremo che cos’è il Web3, come funziona e in che modo può migliorare la posizione delle persone.

Prima di procedere dobbiamo però fare un un passo indietro, ripercorrendo le tappe fondamentali che hanno caratterizzato l’evoluzione di internet… andiamo!

Origini di internet 3.0: dal Web 1.0 al Web 2.0

Innanzitutto, scopriamo quando nasce internet e l’evoluzione web.

Le origini del web risalgono alla Guerra Fredda. In un periodo in cui le due superpotenze sgomitavano per mostrare i muscoli, le persone assisterono a grandi passi avanti nelle scienze e tecnologie. Dal satellite Sputnik al primo uomo sulla Luna, fino ad arrivare all’antenato di internet: ARPANET. Si trattava di una rete di computer, concepita per interessi nella Difesa, nonché per la ricerca.

Da strumento militare e scientifico, ARPANET iniziò a evolversi in qualcosa di differente. Entro poco tempo, fu ideato un primo prototipo di email. Dopodiché varie università anche al di fuori degli Stati Uniti iniziarono a collegarsi alla rete.

Da lì la crescita fu lenta ma senza sosta, sempre più agevolata dai miglioramenti tecnologici in atto, divenendo sempre più internet come lo conosciamo oggi.

L’Italia fu il terzo Paese europeo a connettersi al web: era il 1986 e il fortunato computer si trovava nel Centro Nazionale di Calcolo di Pisa.

Nel 1988 il finlandese Jarkko Oikarinen ideò il primo sistema di messaggistica online: IRC (Internet Relay Chat). Fun fact: IRC sopravvive anche nei nostri tempi con circa 500 network differenti e 2000 server connessi.

Arriviamo poi a Tim Berners-Lee, considerato il padre dell’internet moderno. O meglio, egli creò il World Wide Web, ciò che noi erroneamente ci siamo abituati a chiamare Internet, anche se si tratta della rete costruita al di sopra della struttura.

Berners-Lee ideò inoltre il linguaggio HTML, impiegato per costruire siti web; a questo si aggiungono poi URL HTTP, rispettivamente (semplificando) l’indirizzo della pagina web e il protocollo che mette in comunicazione browser e server.

La prima versione di Internet mainstream la potremmo definire Web 1.0.  Arrivò alla fine degli anni ’90 e consisteva in una serie di collegamenti e homepage di siti non particolarmente interattivi. In sostanza, si poteva usufruire passivamente di una serie di contenuti gratuitamente e in piena libertà.

Una sorta di “giardino recintato”, come lo hanno definito in passato, in cui le persone potevano godere di determinati contenuti come con la propria rivista preferita, ma in versione digitale.

Il Web 2.0 non ci mise molto tempo prima di entrare in scena. La principale caratteristica di questa evoluzione stava nel mettere l’utente in posizione attiva, consentendogli di creare e modificare contenuti, nonché interagirvi.

Infatti, Treccani riporta come web 2.0 definizione “la seconda fase di sviluppo e diffusione di Internet, caratterizzata da un forte incremento dell’interazione tra sito e utente”.

Da quel punto gli utenti ebbero la possibilità non solo di consumare contenuti, ma appunto di dar vita a nuovi e pubblicarli sulle versioni primordiali del classico blog, oppure su dei forum. Come in origine fu per Tumblr, e dopo poco tempo per FacebookTwitter o Instagram, responsabili tra l’altro di aver portato la condivisione dei contenuti a un nuovo livello, con conseguenze profonde anche a livello sociale.

Un passaggio fondamentale: la crisi del Web 2.0

Tuttavia non passò molto tempo prima di vedere emergere i primi problemi.

Il punto maggiormente critico è legato a privacy e trattamento dei dati personali, raccolti dai giganti della tecnologia e utilizzati per creare pubblicità e campagne di marketing su misura. Inoltre, i casi in cui le informazioni degli utenti siano state cedute o sottratte sono impossibili da contare

In particolare, Facebook finì sotto i riflettori più volte per aver violato le leggi in questo ambito, vantando anche il record della multa più alta della storia della Federal Trade Commission (FTC), nel 2019, pari a 5 miliardi di dollari.

Quindi, se da un lato il Web 2.0 ha portato al mondo straordinari servizi gratuiti, dall’altro ha anche stancato molti utenti in relazione al controllo dei propri dati, facendo in modo che si spingesse per trovare nuove soluzioni.

Come si può intuire, il rimedio è proprio il Web 3.0. Per certi versi si tratta di una nuova fase di “lettura”, “scrittura” e “proprietà” di Internet. Qui gli utenti, invece di usufruire di piattaforme tecnologiche gratuite in cambio dei propri dati, partecipano direttamente al funzionamento (governance) dei protocolli stessi.

"Web3: una nuova fase di “lettura”, “scrittura” e “proprietà” di Internet, in cui gli utenti partecipano direttamente al funzionamento (governance) dei protocolli"

Il ruolo delle crypto nel Web 3.0

Ovviamente, tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’avvento della blockchain, grazie alla quale sono stati realizzati i primi ecosistemi decentralizzati.
Questi ultimi funzionano secondo dinamiche ormai rodate e grazie all’utilizzo delle criptovalute, strumento a oggi fondamentale per esercitare il “potere” degli utenti sulle varie piattaforme e senza la necessità di enti terzi di vigilanza.

Una piattaforma decentralizzata, genericamente intesa come Decentralized Autonomous Organization (DAO), funziona proprio così, sulla base di una determinata quota di token che determina il peso dell’utente in questione alle decisioni del relativo protocollo.

web 2.0

Una svolta sostanziale quindi, per un nuovo scenario in cui a decidere non sono le grandi realtà industriali, come appunto Twitter, Meta o Google, ma gli investitori singoli.

Ma quali sono le nuove possibilità offerte dal Web 3.0? Queste sono immense (e ancora forse da scoprire) proprio per la capacità del Web 3.0 di andare a rinnovare l’infrastruttura nelle sue fondamenta, in cui ogni forma di contenuto può essere tokenizzato.

Vale per i contenuti multimediali e per i social (vedi Nostr, per esempio), ma per capirne appieno il potenziale basterebbe vedere quello che sta succedendo in ambito gaming. Molto spesso infatti, tradizionalmente, i videogiocatori si lamentano di bug improvvisi o delle patch che sconvolgono l’esperienza di gioco, come potrebbe essere la propria arma preferita su un FPS o un abilità su un GDR.

Invece, con il Web3 i giocatori possono investire nel gioco stesso e votare (nonché decidere, a conti fatti) su come le cose dovrebbero essere gestite.
Per non parlare dei nuovi orizzonti aperti dagli NFT, che in ambito gaming trovano terreno fertilissimo proprio perché consentono ai videogiocatori di diventare gli effettivi proprietari degli asset in-game.

"Il Web 3.0 ha la capacità di rinnovare l’infrastruttura nelle sue fondamenta, in cui ogni forma di contenuto può essere tokenizzato"

Le critiche intorno a Internet 3.0

In contrasto con lo sviluppo di queste nuove tecnologie, qualcuno ha trovato un contraddittorio nel fatto che il Web3 non riuscirebbe a essere all’altezza dei suoi ideali. La critica si basa principalmente sul fatto che le blockchain non sarebbero equamente distribuite; al contrario, sarebbero nelle mani (per larga parte) dei primi utilizzatori e delle società di investimento.

Una sorta di “decentralizzazione di facciata”, la quale non sarebbe effettivamente reale sulla base dell’insorgere di blockchain private e investimenti massicci nella DeFi da parte di singole realtà, quindi di contesti in cui poche chiavi private detengono una mole immensa di fondi.

A seconda dei casi, nessuno scapperebbe a questa critica. Può trattarsi di Bitcoin, in cui i grandi miner la farebbero da padroni; Ethereum, sulla cui rete Vitalik Buterin in prima persona deterrebbe una grande influenza (pur non essendone ufficialmente a capo); oppure le principali altcoin, sostenute da fondazioni da cui l’utenza generale sarebbe in larga parte esclusa.

Per i protocolli DeFi il discorso non cambierebbe, a causa di un grande fenomeno di assenteismo tra gli elettori delle governance, l’affidamento frequente a infrastrutture centralizzate e barriere di ingresso molto alte, data in primo luogo dalle competenze necessarie per parteciparvi.

Tuttavia, in ultima istanza, non si può negare l’incredibile potenziale che il Web 3.0 potrebbe esprimere. Sia questo realizzabile o meno, sicuramente sarà qualcosa che influenzerà nella sostanza il prossimo decennio.

Web 3.0: i campi d'azione

In fin dei conti, il Web 3 potrebbe influenzare ogni ambito o settore. Si pensi al campo dell’entertainment, dove potrebbe aprire un solco nella concezione stessa di medium in quanto il Web 3.0 rappresenta uno dei maggiori campi d’innovazione per natura stessa della produzione artistica.

Del resto, emergere in questo ambito è complicato anche dal sistema stesso, tradizionalmente gestito dalle stesse e poche grandi realtà.

Ma anche in ambito retail il Web3 non si risparmia, con moltissime aziende che investono sempre più in piani di sviluppo nel settore.

Aziende tra l’altro di primissimo ordine e trasversali ai vari settori industrali. Basti pensare a Warner MusicDisney, o Starbucks. E ancora Nike e Gucci per l’abbigliamento, NBA nello sport, e Time per l’editoria. Insomma, non c’è campo che manchi all’appello.

Se invece si allargasse l’orizzonte anche a quelle aziende che puntano specificamente a soluzioni blockchain, le realtà imprenditoriali coinvolte in questa evoluzione non farebbero che aumentare.

Come investire nel Web3?

Ora che hai la risposta alla domanda “cosa significa Web3?“, possiamo scoprire quali sono le possibilità di investimento.

Innanzitutto, le criptovalute rappresentano una naturale porta d’accesso a questo mondo. Acquistandone una facente parte di un progetto di nostro interesse, andremmo effettivamente a investirci. Se tutto dovesse andare secondo i nostri calcoli potremmo ottenere un buon ritorno economico. Ovviamente, è importantissimo analizzare al meglio lo scenario prima di muovere anche solo 1 Euro.

Stesso discorso vale per gli NFT, così come per il metaverso.

Se invece volessimo optare per un investimento più tradizionale, potremmo individuare le società che stanno sviluppando soluzioni nel settore Web 3.0 e investirci.

Possiamo comunque aspettarci tante opportunità per il futuro, perché la generazione Web 3 è ancora in pieno sviluppo!

Cosa vuol dire Web3? Ora lo sai!

Abbiamo scoperto il significato di Web 3.0, ripercorrendo anche i passi che hanno portato a questa evoluzione di internet.

Ora anche tu potrai cercare i siti web 3.0, analizzarne le funzioni e scoprire come restituiscono potere all’utente.

L’aspetto fondamentale da fare nostro è questo: il Web3.0 non è solo criptovalute, anzi, c’è davvero molto di più.

Per concludere, se desideri approfondire ulteriormente il Web 3.0, la sua storia e i suoi casi d’uso, ecco lo speech di Luca tenuto al Marketers World 2022.

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