AI in fase di “selezione”: cosa cambia per le crypto

Tra record e segnali di rotazione, l’AI resta il tema dominante dei mercati. E il ruolo della blockchain può passare da concorrente a infrastruttura necessaria

AI in fase di “selezione”: cosa cambia per le crypto

La macchina AI divoratrice di capitale

La bolla AI non è scoppiata, ma assistiamo a una macchina industriale che continua a girare a pieno ritmo. Solo per fare un esempio, nel secondo trimestre del 2026, il colosso dei semiconduttori TSMC ha registrato ricavi per circa 40,2 miliardi di dollari, e un utile netto in aumento del 77,4% su base annua. Di tutti i ricavi, il 77% deriva dal cuore produttivo dei chip destinati al calcolo ad alte prestazioni e all’intelligenza artificiale. La società ha inoltre rilanciato l’espansione negli Stati Uniti, segnalando come la domanda non sia più soltanto una promessa finanziaria.

La stessa corsa assume ormai una dimensione geopolitica. Il Giappone, attraverso il progetto FRONTia e la società Noetra, costruirà un’infrastruttura nazionale con una capacità prevista di 140 megawatt. L’obiettivo non è soltanto addestrare modelli linguistici, ma sviluppare robotica e “physical AI” per manifattura, logistica e sanità. L’AI sta quindi già diventando decisiva per il capitale “produttivo” e per la politica industriale in quanto strumento di sovranità tecnologica.

Il boom è reale, ma il mercato non compra più tutto

L’esistenza di una domanda industriale concreta non impedisce però la formazione di “eccessi” finanziari. Il Nikkei 225 ha perso recentemente il 4,4% trascinato dai titoli tecnologici, con Kioxia (colosso delle memorie) che è crollata di circa il 16% in una sola seduta.

La vicenda mostra un meccanismo tipico delle fasi speculative, con una narrativa strutturalmente valida che viene anticipata dai prezzi fino al punto in cui anche risultati solidi non bastano più a sostenere le valutazioni.

Un segnale simile è arrivato dalla Cina. Shanghai Everlead Capital, fondo salito del 164% nel 2026, ha iniziato a ridurre le posizioni sui grandi player dell’hardware AI. Altri gestori stanno invece spostandosi dai segmenti più affollati (chip e memorie) verso software e società tradizionali meno costose.

Il comparto “compute”, dopo forti guadagni, ha perso circa il 13% nell’ultimo mese. Non è necessariamente l’inizio di un collasso, ma potrebbe essere la transizione da una fase in cui bastava possedere qualsiasi titolo legato all’AI a una fase in cui contano margini, flussi di cassa e ritorno sul capitale investito.

Chi controlla l’infrastruttura?

Una domanda che emergere, poi, non riguarda soltanto la crescita dell’AI, ma la distribuzione del valore lungo la filiera.

Se modelli, capacità di calcolo e regole di accesso restano concentrati in pochissimi laboratori e hyperscaler, gran parte dell’industria rischia di dipendere da infrastrutture che non controlla.

Su questo punto che si innesta la critica di diversi analisti, che descrivono un sistema in cui il capitale scorre in una catena che dipende dalla continuità della spesa dei grandi operatori e dalla capacità dei servizi AI di produrre ricavi sufficienti a giustificare investimenti e impegni infrastrutturali giganteschi.

Una frenata degli investimenti non cancellerebbe l’AI, ma potrebbe comprimere rapidamente le valutazioni costruite sull’ipotesi di una crescita permanente.

Dalla competizione alla convergenza con le crypto

Per il mercato crypto questa fase ha una doppia lettura. Nel breve periodo, AI e asset digitali competono per lo stesso capitale speculativo. Quando semiconduttori, data center e startup attirano liquidità, una parte dei flussi può allontanarsi da Bitcoin, Ethereum e altcoin.

Ma la relazione potrebbe cambiare con la diffusione degli agenti autonomi. Blockchain programmabili come Ethereum, per esempio, possono regole trasparenti a sistemi capaci di prendere decisioni e realizzare transazioni senza intervento umano.

La scommessa, quindi, non è semplicemente che AI e crypto salgano insieme. È che una parte dell’economia “agentica” abbia bisogno di un livello di regolamento non controllato da un singolo cloud provider.

Un agente software capace di acquistare dati, affittare potenza di calcolo, pagare altri agenti o gestire garanzie necessita di denaro digitale, identità e registri verificabili. Ethereum e le altre reti smart contract aspirano a occupare questo spazio, mentre stablecoin e infrastrutture di pagamento potrebbero diventare più rilevanti dei token che si limitano ad aggiungere l’etichetta “AI” al proprio marketing.

La “selezione” crypto

La lezione che arriva dai mercati azionari vale anche per gli asset digitali. Nella prima fase di una narrativa, il capitale premia l’appartenenza al tema; nella seconda, distingue tra infrastrutture indispensabili e progetti sostituibili.

Se il ciclo AI continuerà, le crypto più esposte alla crescita saranno quelle capaci di risolvere problemi concreti, come pagamenti machine-to-machine, proprietà dei dati, verifica dell’identità, tracciabilità delle decisioni e accesso aperto ai mercati digitali.

Il rischio di bolla segnala quindi anche che prezzi e fondamentali possono muoversi a velocità diverse. L’infrastruttura AI sta diventando reale, e se i fondi svelano che anche la crescita reale può essere pagata troppo, c’è sempre un “contrappeso” che ne rappresenta la reale portata. La blockchain potrebbe avere questo ruolo, e sarà fondamentale per il mondo crypto cavalcare la narrativa di infrastruttura credibile dell’economia AI.


X

Vuoi essere IL PRIMO a conoscere ciò che muove il mercato?

Resta aggiornato in tempo reale con le notizie importanti, dati e analisi ESCLUSIVE