RIP Bitcoin: tutte le "morti" di BTC
La morte di bitcoin è un tema che puntualmente torna a farsi sentire quando il mercato ribassista colpisce. Però, alla fine BTC è ancora qui...
Indice
Introduzione al focus on
“RIP bitcoin e le criptovalute”
“Bitcoin crolla e gli investitori piangono”
“Le criptovalute finalmente crollano e gli investitori fanno la conta dei danni”
Di sicuro, da novembre dello scorso anno avrai letto o sentito almeno una volta un titolo simile su quotidiani, televisione e portali web non specializzati nel nostro settore. Le criptovalute sono un argomento ancora tabù nel nostro Paese e, problema ancor più grande, ne parlano spesso persone che non hanno idea di cosa siano, come funzionino e quali siano le loro qualità intrinseche.
In genere, a finire nel mirino è soprattutto bitcoin. Dopotutto si tratta della prima crypto e blockchain di sempre, la più capitalizzata e nota. Quando BTC sale partono i titoli sensazionalistici, con i detrattori nascosti in un angolino a sperare che prima o poi ci sia un crollo. Quando questo avviene (è il mercato, si sale e si scende), escono prontamente a urlare “noi ve l’avevamo detto”.
Se a ogni annuncio della morte di bitcoin mi avessero dato un SAT, beh, avrei accumulato un bel po’ di soldini, non c’è dubbio. Per nostra fortuna, bitcoin è molto più solida di quello che si pensi e ha già resistito a tantissime tempeste. Oggi ripercorreremo quelle che dovevano essere le morti di bitcoin, capace però di risorgere ogni volta come l’araba fenice.
I grafici inclusi nel corso dell’approfondimento sono presi in prestito da CoinGecko.
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2014: il primo grande crollo bitcoin
Facciamo un bel salto indietro nel tempo e torniamo alla prima grande cavalcata di bitcoin. O meglio, la prima che ha iniziato ad attrarre persone che non fossero super smanettoni informatici.
Siamo nel lontano 2013. Il valore di bitcoin oscilla tra i 70/80$ al pezzo e i 130/140. Il mercato non è assolutamente maturo e basta davvero poco per incassare grandi perdite o enormi guadagni. In confronto, la volatilità di oggi è una carezza.
La market cap di BTC arriva anche a 1,5 miliardi di dollari, ma spesso si ritrova a 7/800 milioni. Tempi per duri a morire, giusto per restare in tema.
Intorno a ottobre 2013 qualcosa cambia e parte un super impulso rialzista. Nel giro di un mese e mezzo, la coin guadagna percentuali da capogiro e arriva a superare abbondantemente i 1.000 dollari per esemplare. Per gli smanettoni è un sogno, per gli speculatori pure. Gente arrivata anche per caso, ma con il timing perfetto, registra delle plusvalenze da “colpo della vita”.
Qualcosa però è destinato a cambiare.

La salita di bitcoin è troppo ripida è l’iperestensione può portare solo a un risultato: il crollo. Già a dicembre la valutazione arriva a 550 dollari, la metà rispetto ai massimi toccati 2/3 settimane prima. Chi è entrato al top, attratto dai facili guadagni, si prende una bella scottata.
Dopo un tentativo di risalita, il mercato alza bandiera bianca: è l’inizio di una fase ribassista che durerà per tutto il 2014, arrestandosi solo a gennaio 2015.
I detrattori si fanno già vivi e parlano di un esperimento andato male e della morte di bitcoin. Non hanno però considerato una cosa: rispetto al 2013, la coin ora vale stabilmente più di 200 dollari dopo i pesanti ribassi. Se guardiamo le performance rispetto al top, chiaramente la perdita è grande; ma se osserviamo il prima e il dopo (come dovremmo fare), gli investitori sono parecchio in positivo.
Nella mischia purtroppo sono finiti coloro che hanno acquistato nel momento sbagliato, privi di un piano se non quello di diventare ricchi subito. Ecco, qui sì che si contano i caduti in battaglia, ma BTC non ne ha colpa ed è viva e vegeta.
Prima “morte” messa in archivio: il protocollo funziona e la curiosità cresce. Si tratta però di un concetto ancora giovanissimo e dai rischi molto più alti rispetto quelli del 2026.
2018: bitcoin muore (ancora!)
Saltiamo di qualche anno in avanti.
Il 2017 fu l’anno in cui bitcoin arrivò all’orecchio di molte persone, anche se relativamente poche decisero di compiere il passo e investire. Assieme a BTC ricordiamo nomi che ancora oggi restano protagonisti, ossia Ether (Ethereum) e XRP (Ripple).
Nel 2013 si toccarono i 1.000 dollari, un risultato che si pensava impossibile. Peccato che un tempo si ritenevano impossibili pure i 100 dollari, ma la storia l’ha poi pensata diversamente. Nel 2017, toccare i 10.000 dollari era pura fantascienza; figuriamoci i 20.000. Ancora una volta, BTC e gli investitori avevano un’altra idea per la testa…
La scalata iniziò piano, già negli anni precedenti. Nel corso del 2017 ecco avviarsi prima il recupero dei 1.000 dollari, poi il consolidamento di traguardi superiori, con i 1.500$ su tutti.
A maggio qualcosa cambia e un primo impulso prende vita. In poche settimane BTC balza sopra i 2.000 dollari; ad agosto spacca il muro dei 3.000 e in una manciata di giorni anche quello dei 4.000 dollari. Il mercato inizia a scaldarsi, ma siamo ben lontani dal punto di ebollizione: il bello deve ancora arrivare.
A settembre bitcoin si prepara per il decollo. Il mercato è esaltato, i media parlano di questa nuova moneta, gli investitori corrono a fare gli acquisti sugli exchange a disposizione. A pochi giorni da Natale, dopo una spinta pazzesca, la coin accarezza i 20.000 dollari.
L’aria è carica di hype, la si può sentire e respirare. Queste sono le fasi in cui tutti saltano sul carro quando in realtà dovrebbero abbandonarlo o guardarlo passare.

Le criptovalute sono le montagne russe degli investimenti. La prima volta che si sale sulla giostra si scende con il mal di mare e il giro è all’insegna del panico. Alcuni, pochi, riescono però a goderselo nonostante gli alti e bassi. Ecco, a inizio 2018 la maggior parte degli investitori in bitcoin si collocava nel primo gruppo.
Da circa 20.000$ di valutazione a metà dicembre 2017, BTC crollò rapidamente e si piazzò sotto i 7.000 a inizio febbraio. Ecco che dall’angolino uscirono nuovamente gli anti-crypto: “bitcoin è una truffa, non vale niente!”, “solo le valute tradizionali danno garanzie”, “avete perso i vostri soldi” e, soprattutto, l’immancabile “bitcoin è morta”.
Purtroppo per loro, bitcoin è un po’ come John McClane, il protagonista di Die Hard: puoi spararle, farla cadere, colpirla e pure farla camminare a piedi scalzi sui vetri rotti, ma non molla.
Lasciati per strada gli investitori dell’ultimo secondo, colpiti duramente dalle perdite, BTC proseguì per la sua strada.
2022: bitcoin è morto (sul serio?)
Spostiamoci in tempi più recenti.
Dal 2018 in avanti ci fu relativa tranquillità, salvo un parziale recupero nel corso della primavera del 2019, prontamente riassorbito.
Il 2020 scorse per buona parte lento e c’erano altri problemi a cui dover pensare. Poi però, all’inizio dell’autunno, qualcosa cambiò e BTC riprese a crescere.
La prima cavalcata toccò l’apice ad aprile 2021, quando la crypto superò i 63.000 dollari per l’ATH provvisorio. Dopo un periodo fortemente ribassista, dove già si gridava alla fine di BTC, la coin si riprese e ritoccò il massimo storico a novembre 2021, a oltre 67.000$. Da notare che nel corso del ribasso BTC restò comunque sopra i 30.000 dollari: urlare “al morto!” era decisamente esagerato.
Questo bull market ebbe una magnitudo nettamente superiore a quelli precedenti, richiamando non solo capitali enormi, ma anche interesse estremo da chi non aveva mai parlato prima delle criptovalute. Ma pure da chi era totalmente a zero con le conoscenze sugli investimenti (non commettere questo errore: segui i nostri corsi di investimento).
In queste condizioni, il problema è che tutto fa notizia: i grandi guadagni, certo, ma ancor di più i crolli.

Dicembre 2021 e gennaio 2022 furono molto difficili. I tanti nuovi investitori sperimentarono direttamente come si comportano le criptovalute: non solo asset che possono schizzare alle stelle in poche settimane, ma anche sensibili a crolli netti.
Il 2022 fu un massacro e gli eventi drammatici legati al nostro mondo contribuirono non poco. Ci riferiamo al crollo di tutto l’ecosistema Terra-Luna, a maggio, nonché a quello dell’exchange FTX in autunno. Ma qui bitcoin non aveva alcuna colpa: a lavorare male e a rubare furono i nomi dietro questi progetti, facendo perdere tantissimo denaro a investitori, trader e addetti ai lavori.
Nel 2022 si celebrarono di continuo i funerali di bitcoin. Data per spacciata, “sprofondata” a 16/17.000$ (virgolettato obbligatorio se togliamo lo zoom dal grafico e guardiamo all’andamento negli anni), bollata come truffa e non-asset. I crypto investitori furono derisi di continuo da “chi ne sa”; questi ultimi però si dimenticavano di una cosa importante: i fondamentali.
Concentrarsi sull’andamento del momento è facile e sensazionalistico. Si raccolgono consensi e si è inattaccabili; dopotutto, se si urla “al crollo, è finita!” dopo un -70%, difficile contestare senza mettere altro sul piatto.
Tuttavia, è proprio questo altro di cui dobbiamo ricordarci. Bitcoin non è solo il prezzo, anzi: è blockchain, filosofia, community e anche investimento di medio e lungo periodo, nonché asset in crescita. Ancora una volta i becchini furono costretti a tornare nel loro angolo: BTC era viva e vegeta.
RIP bitcoin: il presente
Arriviamo finalmente a oggi.
Il sogno dei 100.000 dollari a esemplare è da tempo realtà. Il massimo storico di bitcoin è di 126.080$ (fonte CoinGecko), registrato il 6 ottobre 2025.
Nonostante questo ottimo risultato, il bear market ha sorpreso molte persone che si aspettavano di raggiungere traguardi più alti, come i 150k. Ormai però dovremmo saperlo: i ribassi, contrassegnati anche da pesanti crolli, fanno parte del gioco quando si ha a che fare con le criptovalute.
Qui occorre fare una riflessione: non facciamoci ingannare dalle previsioni sensazionalistiche. Questi dati lasciano il tempo che trovano e solo i fatti sono incontestabili. Guardiamo il grafico.

I fondamentali sono solidi, gli istituzionali ci sono dentro fino al collo e BTC non è mai stata così radicata nel sistema finanziario tradizionale. Se da un lato può non essere il massimo, dall’altro ci sono maggiori garanzie per i novelli investitori, che possono passare da strumenti come gli ETF ed evitarsi exchange, wallet e via dicendo.
Oggi c’è ancora chi urla alla morte di bitcoin. Chi dice che non vale niente. Chi lo ritiene una truffa. Queste persone, a volte pure giornalisti, economisti ed esperti, non conoscono bene la materia, punto.
Non siamo più agli albori di BTC, quando Satoshi Nakamoto pubblico il whitepaper mosso dal periodo di crisi e dall’operato delle banche centrali e dei governi. Le valute fiat, come l’euro e il dollaro, resteranno. Bitcoin è un’altra proposta con caratteristiche proprie molto interessanti: decentralizzata, sicura, incensurabile, scarsa e già programmata. Non la si può manipolare e non si può stampare a caso.
Bitcoin è un asset a parte con tutto un suo sistema; non possiamo definirla una truffa né dire che dietro non c’è nulla. Non c’è una banca centrale, certo, ma meglio così. Chi dà garanzie agli utenti? L’algoritmo, anni e anni di utilizzo, un’ottima decentralizzazione e una crescita nel tempo che fa impallidire molte asset class tradizionali. Cosa chiedere di più?
Con ciò non vogliamo spingere a comprare bitcoin: ognuno è libero di fare ciò che desidera e non bisogna scordare che si tratta di un asset rischioso, da maneggiare con cura e che può portare grandi perdite. Non tutti i profili possono avere BTC nel portafoglio, perché serve una certa tolleranza al rischio.
Però, ci piacerebbe che la moda di dire “bitcoin è morto” appena partono i ribassi finisse: il sensazionalismo non è informazione e non aiuta la persone a conoscere meglio una realtà. Sarebbe invece il caso di spiegare di cosa si tratta, elencare pro e contro e guidare i lettori/ascoltatori verso una miglior conoscenza e consapevolezza.