Bitcoin ancora alla mercé del petrolio iraniano (e di Trump)

L’accordo tra Trump e Iran torna a farsi fragile e il Medio Oriente riporta tensione sui mercati: BTC sotto i $62k e greggio in forte rialzo

Bitcoin ancora alla mercé del petrolio iraniano (e di Trump)

Trump chiude il MoU con l’Iran

La distensione tra Stati Uniti e Iran è tornata improvvisamente in discussione. Donald Trump ha dichiarato che il “memorandum of understanding (MoU)” con Teheran sarebbe “finito”, e ha riacceso i timori per una nuova escalation in Medio Oriente.

Un MoU è un accordo formale non vincolante, usato per definire un patto provvisorio prima di un’intesa più stabile. In questo caso, avrebbe dovuto sostenere il percorso di de-escalation dopo settimane di tensioni, attacchi e negoziati difficili nel difficile contesto iraniano.

Il quadro si è però deteriorato rapidamente. Secondo le ricostruzioni dell’ultima ora, le ostilità sarebbero riprese nel Golfo Persico, con nuovi attacchi e risposte militari da entrambe le parti.

L’Iran avrebbe rivendicato azioni contro obiettivi statunitensi nel Golfo, mentre Washington ha aumentato la pressione con nuovi raid e sanzioni sulle esportazioni petrolifere iraniane.

Nello Stretto di Hormuz, passaggio chiave per il commercio globale di petrolio, ogni segnale di instabilità tende però a riflettersi subito sui prezzi dell’energia.

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Bitcoin arretra, il petrolio accelera

La reazione dei mercati è stata immediata. Il petrolio è salito con forza, con il WTI tornato in area 75 dollari, dopo che nei giorni precedenti era sceso sotto i 68 dollari.

Bitcoin, invece, si è mosso nella direzione opposta. BTC era salito sopra i 64.000 dollari nell’ultima giornata, ma ha poi perso terreno con le ultime notizie, scivolando sotto quota 62.000 dollari.

Il movimento conferma la dinamica già vista nelle passate fasi di crisi diplomatica tra Usa e Iran. Nei momenti di shock, Bitcoin tende spesso a comportarsi come il più classico degli asset rischiosi, seguendo la pressione su azioni e mercati speculativi.

Il petrolio, al contrario, beneficia dei timori sull’offerta. Se gli investitori temono interruzioni nelle rotte energetiche o un allargamento del conflitto, il premio di rischio sul greggio torna rapidamente a salire.

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