Imposta di bollo sulle criptovalute in Italia: guida 2026
Una delle fonti dei più forti mal di testa è certamente l'imposta di bollo criptovalute, che da quest'anno dovrà essere versata dagli investitori
Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere divulgativo e non sostituiscono la consulenza di un commercialista o professionista fiscale. La normativa è soggetta a modifiche nel tempo.
Indice
L'imposta di bollo criptovalute
Aggiornato a marzo 2026 — aliquote e normativa vigente
L’imposta di bollo sulle criptovalute in Italia è pari al 2‰ (due per mille) del valore delle cripto-attività al 31 dicembre di ogni anno. Si applica a tutti i detentori residenti in Italia, indipendentemente dall’exchange utilizzato. L’unica eccezione al pagamento è la soglia di 12€: se l’imposta è inferiore a questa cifra, nulla è dovuto.
Questa imposta si chiama ufficialmente imposta sul valore delle cripto-attività (abbreviata in IVCA/IC). Come dicevamo, è un’imposta che i detentori di criptovalute devono pagare a prescindere da eventuali cashout, generata dal semplice possesso di questa categoria di asset.
L’importo si basa sui giorni di detenzione delle coin e token, nonché sul loro valore nel corso del tempo. È quindi necessario il calcolo della media ponderata, cosa piuttosto complessa soprattutto nel caso avessimo effettuato molte operazioni. Per questo motivo, un software come Tatax può risolvere il problema, perché calcola esattamente l’importo da versare, evitando di far pagare importi superiori rispetto al dovuto, tutto in automatico.
In questo articolo troverai tutto quello che devi sapere su questa imposta introdotta con la Legge di Bilancio 2023 (Legge 197/2022).
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Come funziona l'imposta di bollo sulle cripto-attività
L’imposta di bollo sulle cripto-attività è un’imposta prevista dalla legge italiana. Si riferisce appunto alle cripto-attività in generale e non solo alle sole criptovalute.
Va pagata da chiunque detenga asset che rientrano in questa famiglia, a prescindere dalla realizzazione o meno di profitti e plusvalenze crypto. Infatti, è una tassa incentrata sul mero possesso, non sull’eventuale guadagno ottenuto.
Come abbiamo detto in precedenza, c’è solo un modo per evitare di pagare l’imposta: quando questa risulta inferiore ai 12 euro, nulla è dovuto. In tutti gli altri casi, il possessore di cripto-attività dovrà effettuare il versamento.
Prima di proseguire, occorre fare una distinzione importante. Esistono infatti due imposte di questo tipo che vengono spesso confuse o i termini utilizzati in modo intercambiabile. Però, per massima chiarezza:
- Imposta sul valore delle crypto attività. Essa è calcolata e versata in autonomia dal contribuente, magari con il supporto di uno strumento come Tatax e di una figura professionale per non commettere alcun errore.
- Imposta di bollo degli exchange. È versata in automatico dagli exchange centralizzati compliant alle normative europee e italiane. In questo caso, gli exchange utilizzano direttamente parte del capitale del cliente per versare l’imposta. Solo per questa categoria: la scadenza del pagamento cade generalmente a gennaio e la soglia minima di 12€ decade.
Adesso possiamo continuare ed entrare nel vivo tra aliquote, soglie e meccanismo degli acconti.
Quanto si paga: aliquota, soglia minima e calcolo
Entriamo nella parte più complessa e scopriamo soglie e scadenze relative all’IVACA. Sappiamo che si tratta di un argomento ostico: le domande sull’imposta sono tra le più gettonate sui nostri canali tra i nostri utenti, lo vediamo per esperienza diretta. Ecco quello che devi sapere e come devi muoverti per i calcoli e il pagamento.
Innanzitutto, lo ripetiamo ancora una volta, se l’imposta ammonta a meno di 12 euro nulla è dovuto. Quindi, dato che essa è pari allo 0,2%:
- Chi detiene meno di 6.000€ in cripto-attività non dovrà versarla, perché risulterebbe <12€.
- Chi detiene 6.000€ o più in cripto-attività, dovrà pagarla. Questo perché lo 0,2% di 6.000 equivale a 12, la soglia che determina pagamento/non pagamento dell’imposta.
Proseguendo, da un’imposta pari a 12 euro e fino a 51,65 si paga normalmente, con scadenza 30/06. Non sono dovuti acconti. Nota bene: in alcuni casi, la scadenza può slittare di 1/2 giorni; ciò accade, ad esempio, quando il 30/06 cade di sabato o domenica.
Se l’imposta supera i 51,65€ entra in gioco il meccanismo degli acconti.
Come alcuni sapranno, la fiscalità italiana prevede in determinate circostanze l’anticipo delle tasse dell’anno successivo. Anche in questo caso, la prassi viene mantenuta.
Fino a 257,52€ di imposta, l’acconto va versato in un’unica soluzione entro il 30/06. Sopra i 257,52€ vi è la possibilità di rateizzare l’acconto in due blocchi:
- Il primo, pari al 40% del dovuto, da pagare entro il 30/06;
- Il secondo, del restante 60%, da versare entro il 30/11.
Spostiamoci ora sul calcolo dell’imposta di bollo, che può essere ostico.
Il calcolo è basato sui giorni di detenzione delle cripto-attività, unito al loro valore nel tempo. Per effettuare tutto nella maniera corretta, si deve calcolare la media ponderata e inserirla nella dichiarazione cypto, cosa non scontata da fare quando l’operatività è vivace. L’ideale sarebbe utilizzare uno strumento come Tatax, che calcola esattamente l’importo da versare in automatico, facendoci risparmiare anche dei forti mal di testa.
Leggi di più: posso non dichiarare le crypto?
"Se l'imposta è inferiore a 12 euro, nulla è dovuto"
Come e quando pagare l'imposta di bollo crypto
I capitali depositati presso alcune piattaforme centralizzate sono soggetti a imposta di bollo automatica applicata dall’exchange, purché ci siano fondi sufficienti. I clienti dovrebbero ricevere puntuali comunicazioni in merito, ma rimandiamo a canali ufficiali di contatto degli specifici exchange per tutte le informazioni che il cliente potrebbe richiedere.
In tutti gli altri casi spetta al cliente occuparsi della pratica.
In genere ci si rivolge a una figura professionale come il commercialista, che provvederà a compilare l’apposito quadro in sede di dichiarazione dei redditi. Emetterà poi un modello F24 con cui il cliente potrà pagare l’imposta.
Anche se a questi dettagli ci penserà il professionista, parliamo comunque dei codici tributo da indicare sul modello F24:
- 1727: è il codice relativo al versamento del saldo al 30/06. In poche parole, è l’imposta di bollo crypto vera e propria;
- 1728: codice tributo relativo al 1° acconto, anch’esso da versare entro il 30/06 (se dovuto);
- 1729: codice tributo relativo al 2° acconto, da pagare entro il 30/11 (se dovuto).
Sanzioni per mancata dichiarazione e come regolarizzarsi
Se non si dichiarano le criptovalute in proprio possesso mediante Quadro RW (o Quadro W), la sanzione va dal 3 al 15% dell’importo non dichiarato.
Riguardo l’imposta di bollo, il mancato versamento implica una sanzione amministrativa pari al 25% dell’imposta stessa. Non esiste una sanzione specifica sull’imposta crypto ed essa rientra nel generico “omesso versamento di imposta”, di cui si occupa l’Art. 13 D.Lgs. 471/1997.
La legge italiana prevede però uno strumento che si chiama ravvedimento operoso. Questa procedura ci permette di alzare la mano e dire “voglio mettermi in regola”. Chiaramente è previsto prima che il fisco arrivi alla nostra porta. Ecco le tempistiche previste dal Decreto:
- In caso di pagamento in ritardo entro 90 giorni dalla scadenza, la sanzione è ridotta della metà.
- Per i versamenti tardivi non superiori a 15 giorni, come cita il testo del decreto, “la sanzione è ulteriormente ridotta a un importo pari a un quindicesimo per ciascun giorno di ritardo”.
Il ravvedimento operoso permette di regolarizzare la nostra posizione sia per le mancate dichiarazioni che per il mancato pagamento dell’imposta di bollo. Come avremo notato, potremo beneficiare di riduzioni importanti e gestire tutto in autonomia. Nell’eventualità in cui il contribuente dovesse ignorare il problema e non regolizzarsi, scatterebbero procedure più serie e potrebbero aumentare sanzioni e interessi.
Nel tempo abbiamo parlato con tanti commercialisti e avvocati e il messaggio è sempre lo stesso: l’ideale è essere sempre in regola. Però, nei casi in cui la posizione non lo fosse, meglio correre ai ripari al più presto e limitare i danni.
Domande Frequenti
La soglia minima dell’imposta di bollo crypto è di 12€. Se dopo i calcoli la tassa è inferiore a questa cifra, nulla è dovuto. Nel caso in cui fosse invece pari o superiore a 12€, il pagamento è dovuto.
Sì, l’imposta di bollo sulle cripto-attività è da pagare anche nel caso in cui non hai effettuato alcuna vendita. Si tratta di un’imposta sul possesso che non dipende dalle vendite.
L’imposta di bollo si paga mediante modulo F24 dopo aver effettuato i calcoli del caso. Si consiglia il supporto di una figura professionale e di utilizzare un software come Tatax per semplificare il processo di calcolo.
Conclusioni sull'imposta di bollo criptovalute
Abbiamo visto che l’imposta di bollo sulle cripto-attività è pari allo 0,2% dell’importo in possesso ed è sempre dovuta, salvo quando è inferiore ai 12 euro. Non dipende da plusvalenze o altri redditi, ma si basa sulla sola proprietà degli asset. Si paga annualmente e l’evasione comporta delle sanzioni importanti, oltreché essere illegale per definizione, quindi è assolutamente da evitare.
Sopra i 51,65€ di imposta entra in gioco il sistema degli acconti, che richiede maggiore attenzione.
Confidiamo che questo breve articolo possa aiutarti a muoverti più facilmente sul terreno insidioso delle tasse sulle cripto-attività.
In ogni caso, il supporto di un professionista e di un software di calcolo come Tatax non solo è un grande aiuto riguardo questa imposta, ma anche per le tasse sulle plusvalenze e sulla dichiarazione crypto annuale.