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Inflazione: significato e conseguenze sui mercati

Di tanto in tanto, la "temibile" inflazione fa parlare di sé. Sarà davvero così negativa? Capiamo che cos'è e cosa comporta

Inflazione: significato e conseguenze sui mercati

Inflazione: un fondamentale dato macroeconomico

L’inflazione è un importante dato economico, in grado di influire marcatamente su economia e mercati.

Generalmente vista come il male fatto numero, l’inflazione ha invece un ruolo di primo piano nel rendere il contesto economico sano e in crescita. Il problema si pone solo quando essa supera una certa soglia.

La storia ci racconta di tanti periodi in cui il tasso di inflazione è stato alto, fino a fuori controllo. Ci stiamo passando proprio ora, anche se c’è stato davvero di peggio.

In ogni caso, quando questo dato è eccessivo, la situazione non è mai positiva. Se poi a esso si sommano altri fattori che remano contro il benessere economico, le cose si fanno davvero grigie.

Vediamo quindi di capire che cos’è l’inflazione, qual è il suo ruolo e che cosa comporta. Dedicheremo qualche riga anche agli Stati Uniti e ai tassi d’interesse, così da ottenere il quadro completo.

Preparati perché stiamo per entrare in territorio macroeconomico, dove avremo modo di scoprire uno dei tanti importanti fili che collegano mercati ed economia.

Inflazione: che cos'è?

Con il sostantivo inflazione identifichiamo un generale e continuo aumento dei prezzi di beni e servizi. Il relativo tasso misura la crescita annua del livello medio dei costi sostenuti dal consumatore al dettaglio.

Più nello specifico, il tasso di inflazione viene calcolato mensilmente, in rapporto ai 12 mesi che lo precedono, esprimendo appunto l’aumento percentuale.

Se volessimo potremmo anche calcolare l’inflazione di una precisa categoria merceologica come i prodotti alimentari, le minuterie metalliche o le automobili.

In Italia è l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) a occuparsi della questione. A cadenza mensile, l’Istituto pubblica i prezzi al consumo, corredati dal tasso di inflazione corrente. In questo modo è possibile ottenere una fotografia immediata della situazione.

Banche centrali ed esperti concordano che l’inflazione è sana quando si attesta intorno al 2%. Questo dato consente infatti una crescita economica stabile e sostenibile, premiando al tempo stesso produttori e fornitori di beni e servizi.

Ultima nota: non confondiamo un semplice aumento di prezzo con l’inflazione. Quest’ultima è appunto un incremento continuo, non una tantum.

"Con "inflazione" identifichiamo un generale e continuo aumento dei prezzi di beni e servizi"

Tipologie di inflazione

Esistono diverse tipologie di inflazione. Possiamo raggrupparle in due macrocategorie.

La prima è l’inflazione da domanda, causata appunto da una crescita generale nella richiesta.

Nel momento in cui la domanda di beni e servizi cresce, le aziende devono in qualche modo reagire per soddisfarla.

La prima risposta prevede solitamente l’aumento dei prezzi, secondo l’assioma “all’aumentare della domanda aumentano i prezzi”, a cui si aggiunge poi un incremento della capacità produttiva. Quest’ultimo richiede però più tempo per essere realizzato in quanto vanno creati nuovi impianti, acquistati macchinari, assunto personale e via dicendo.

L’aumento dei prezzi ha una duplice natura:

  • risposta immediata alla variazione positiva della domanda, in attesa di avere a disposizione i mezzi per far fronte alle nuove condizioni.
  • conseguenza dell’aumento della capacità produttiva (investimenti e più personale portano a maggiori costi per le aziende).

Ormai l’avrai intuito: l’inflazione da domanda è solitamente positiva. L’aumento della domanda suggerisce che l’economia è pronta a ripartire. Per stare al passo con la richiesta, la produzione dovrà crescere; di conseguenza, la disoccupazione sarà bassa.

Passiamo all’inflazione da offerta, differente da quanto vista finora. Essa si manifesta quando aumentano in continuazione i costi per produrre un dato bene o servizio.

Anche in questo caso, la prima mossa delle imprese sarà quella di aumentare i prezzi. Però, al contrario di prima, verrà abbassata anche la capacità produttiva. Perciò, l’occupazione subirà il colpo e andrà diminuendo.

I costi possono aumentare per diversi motivi: scarsità di materie prime, aumenti degli stipendi, politiche penalizzanti e tanto altro ancora.

Prendendo come esempio ciò che accade oggi, l’inflazione è elevata per una serie di fattori che si incastrano perfettamente tra loro.

In primis, la pandemia ha di fatto bloccato la produzione industriale per parecchio tempo; ora è difficile ripartire e soddisfare la domanda, tornata improvvisamente ai livelli pre-covid.

A essa si sommano poi guerra e tensioni internazionali, fonti di aumenti estremi soprattutto sulle materie prime (pensiamo al gas naturale).
Dato che la produzione di energia elettrica dipende parecchio da questo combustibile, è purtroppo naturale che i prezzi al dettaglio di qualsiasi prodotto dovranno esplodere: qualsiasi azienda utilizza la corrente e questa è molto cara; l’unico modo per compensare è quello di alzare i prezzi dei beni e servizi venduti.

Attenzione a non confondere l’inflazione con la stagflazione, cioè un contesto di recessione unito a elevata inflazione.
Un esempio perfetto lo troviamo negli anni ’70, quando soprattutto in seguito al conflitto dello Yom Kippur il petrolio salì a dismisura, innescando una reazione a catena che portò al crollo della domanda aggregata, recessione e alta inflazione.
In questo scenario, anche la Curva di Phillips (ne parleremo a breve) viene messa in difficoltà.
Tuttavia, la stagflazione può anche derivare da pessime politiche economiche, soprattutto se affiancate dall’incremento dell’offerta monetaria. Si tratta di dinamiche complesse e che richiedono studio per essere comprese.

Tornando all’inflazione elevata di questo periodo (2022), aggiungiamo poi le politiche monetarie generose applicate negli scorsi anni, responsabili della ripresa ma anche dell’aumento dell’offerta monetaria.
Quando una valuta è più disponibile, essa si svaluta con maggior rapidità. Perdendo di valore, beni e servizi dovranno aumentare di prezzo, è naturale.

A questo punto possiamo fare un ulteriore passo avanti e introdurre i tassi d’interesse.

Tipologie di inflazione

Dati inflazione USA e tassi di interesse

I dati sull’inflazione negli Stati Uniti sono rilevanti anche per noi europei. Oltre alla dimensione dell’economia americana, basterebbe pensare a quante relazioni di questi tipo passano sull’Atlantico.

L’importanza dei dati inflazione USA è elevatissima anche quando si parla di criptovalute. Gli States sono infatti territorio natio di numerosi investitori, progetti e personalità di spicco. Qual è il collegamento? Lo scopriamo subito.

Più l’inflazione aumenta, più le istituzioni ci punteranno sopra gli occhi. Tra queste, le Banche Centrali sono però le uniche in grado di intervenire per modificare il dato.

L’inflazione non viene stabilita a tavolino e quindi non è possibile dire “ok, tagliamo il tasso di inflazione”. Ciò che una Banca Centrale può fare è intervenire sui tassi d’interesse, generando una reazione a catena di questo tipo:

  • Aumentando il tasso d’interesse, le banche commerciali spenderanno di più per ottenere moneta da quelle centrali.
  • Le banche commerciali dovranno quindi aumentare i propri tassi per fornire prestiti e mutui.
  • Aziende e privati saranno meno stimolate a richiedere denaro in prestito proprio perché più costoso.
  • Consumi e domanda di beni e servizi si riducono. Le aziende sono quindi obbligate a diminuire i prezzi.

Ovviamente il meccanismo è tutto fuorché preciso, soprattutto se si inseriscono variabili complesse e non controllabili (vedi il costo del gas naturale).

Se tutto procede per il meglio, questo iter fa lentamente rientrare l’inflazione a livelli sostenibili.

Al tempo stesso, si può però arrivare al punto in cui gli effetti diventano negativi: è il caso della recessione, cioè l’involuzione dell’economia. Essa porta disoccupazione elevata, crisi aziendali e relative problematiche non solo economiche ma anche sociali.

Il fenomeno era ben noto già negli anni ’50 del secolo scorso.
Nata per mano dell’economista neozelandese William Phillips, la Curva di Phillips mostra proprio la relazione tra inflazione e disoccupazione. La conclusione è chiara: solo sacrificando l’occupazione è possibile diminuire l’inflazione. Sappiamo però che la stagflazione la pensa diversamente…

Il grafico espone il principio in modo semplice: muovendosi sulla curva, diminuendo l’inflazione aumenteremo la disoccupazione e viceversa.

curva di Phillips

Quanto appena scritto influenza ovviamente i mercati, compreso quello delle criptovalute.

In un contesto a elevata inflazione, l’investimento lascia spazio a esigenze più concrete, come affrontare le crescenti spese per cibo ed energia.
Anche le aziende sono meno stimolate a investire e faticano a crescere e far quadrare i conti. Ovviamente, le rispettive valutazioni sul mercato azionario seguiranno questo trend.

In conclusione: i dati inflazione USA sono estremamente importanti perché offrono spunti fondamentali sul futuro. Se l’inflazione negli Stati Uniti diminuisce, l’economia potrebbe ritornare a crescere in tempi non lontani. E sappiamo bene come quando il gigante sta bene, anche noi ne beneficiamo.

L'inflazione in Italia

I dati americani ci interessano eccome, però non dobbiamo di certo snobbare quelli del nostro Paese.

Come dicevamo, il tasso d’inflazione in Italia è pubblicato mensilmente dall’ISTAT, l’Istituto Nazionale di Statistica.

Questo indicatore è di estrema importanza e funge da “termometro” della nostra economia.

Valgono sempre i soliti concetti: l’inflazione elevata non è mai positiva e dovrebbe aggirarsi intorno al 2%. Questa percentuale deriva da svariati studi accademici che hanno dimostrato come sia il miglior livello per sostenere una sana crescita economica.

L’inflazione in Italia può essere monitorata sia sul sito dell’ISTAT che mediante altri strumenti. Oltre ad azioni, criptovalute, commodities e valute, TradingView dispone di svariati dati macroeconomici, perfetti per studio e lavoro.
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"Il tasso d'inflazione in Italia è pubblicato mensilmente dall'ISTAT, l'Istituto Nazionale di Statistica"

Inflazione e deflazione

Per concludere in bellezza non ci resta che capire che cosa sono deflazione e disinflazione. Iniziamo dall’ultima.

La disinflazione consiste in un calo del tasso di inflazione (che resta positivo). Si tratta di una buona cosa in scenari a elevata inflazione.

La deflazione è invece il ribasso generale dei prezzi, l’esatto opposto dell’inflazione. A prima vista potrebbe sembrare favorevole ma è tutto il contrario.

Il calo dei prezzi deriva perlopiù da una domanda di beni e servizi piuttosto scarsa.
Le imprese abbassano i prezzi proprio per invogliare all’acquisto ma non è detto che i consumatori andranno in questa direzione. Infatti, molti potrebbero temporeggiare nella speranza di ulteriori ribassi.
Inoltre, il clima è già piuttosto depresso, le persone non hanno molti soldi da spendere.

In aggiunta, se un’impresa subisce un calo nei ricavi, dovrà per forza di cose tagliare i costi (forza lavoro, investimenti…). La spirale prosegue sempre più giù e ogni azione finisce con peggiorare ulteriormente lo scenario.

La deflazione è quindi negativa perché può portare a maggior disoccupazione e contrazione dell’economia in un contesto già segnato da scarsa domanda.

Aggiungiamo a corredo il significato di iperinflazione, cioè un’inflazione che raggiunge livelli molto elevati e incontrollabili.

La storia ci racconta di tanti eventi di questo tipo. Nei casi eccezionali, in pochi giorni si poteva assistere al raddoppio dei prezzi. Ciò portava le Banche Centrali a dover stampare sempre più moneta, in modo tale da fornire alla popolazione della valuta in grado di acquistare beni e servizi.

Talvolta si è arrivati al punto in cui la valuta è stata sostituita da un’altra. È il caso dello Stato africano dello Zimbabwe, forzato a passare al dollaro USA dopo essere arrivati a produrre banconote da 100.000.000.000.000 dollari locali.

iperinflazione

Comunque, il record spetta all’Ungheria del Secondo Dopoguerra: il Pengo raggiunse un tasso di inflazione di oltre il 200% AL GIORNO. Si stamparono banconote da ben 100.000.000.000.000.000.000 di Pengo. La soluzione al problema fu il passaggio a una nuova valuta, il Fiorino Ungherese.

Prima di chiudere, come difendersi dall’inflazione?

Nei panni dei consumatori, c’è poco da fare: in misura più o meno elevata, la subiremo.

Invece, come investitori dobbiamo cercare di acquisire asset che mantengano il valore nel tempo. Tra i più gettonati vi è l’oro, il bene rifugio per eccellenza.
Negli ultimi anni, anche Bitcoin ha acquisito una posizione di rispetto in questo senso. Seppur il prezzo possa oscillare parecchio, chi crede nel valore intrinseco può certamente optare per questa opzione.
Ovviamente non sono consigli finanziari: a ognuno le opportune ricerche del caso!

A questo punto possiamo salutarci, sperando che tu abbia trovato l’articolo interessante e utile.

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