Perché MSTR preoccupa così tanto? Il modello DAT e i rischi per le crypto

A Wall Street crescono le preoccupazioni intorno alle Digital Asset Treasury (DAT), e sembra proprio questo a pesare sul mercato crypto

Perché MSTR preoccupa così tanto? Il modello DAT e i rischi per le crypto

Le DAT e il caso MSCI

Il modello delle Digital Asset Treasury (DAT) sembra improvvisamente sotto attacco. Se ne parlava già da qualche settimana, ma la discussione ha preso una brutta piega negli ultimi giorni, e con conseguenze più concrete di qualche rumor sui social.

Parliamo, nello specifico, della vicenda che vede il MSCI (società che crea indici azionari globali, utilizzati come benchmark per fondi di investimento ed ETF) riclassificare le DAT non come “aziende”, ma come “fondi”. Una questione “tecnica”, ma che potrebbe tradursi nell’esclusione delle tresury company dagli indici globali e in un’ondata di vendite.

Il modello DAT

Quando una “riserva” crypto aziendale raggiunge dimensioni significative, questa diventa idonea all’inclusione in vari indici di mercato. Il passaggio rappresenta un motore di crescita enorme, e comporta acquisti “obbligati” derivati, per esempio, da strategie passive che replicano quegli stessi indici. In altre parole, una spinta automatica e che alimenta la domanda in un circolo virtuoso.

Di questa dinamica ne ha goduto in primo luogo MicroStrategy, il cui rally rialzista del titolo è stato alimentato proprio dall’ingresso in alcuni indici. Se MSCI decidesse di trattare i DAT come “fondi”, la porta d’accesso agli indici per le DAT si chiuderebbe. E questo, da solo, basterebbe a compromettere il modello.

Le società o gli investitori passivi di ritroverebbero vincolati a detenere solo aziende, e non fondi. E sarebbero costretti a vendere generando un’ondata di sell-off innescato da una questione tecnica.

È MSCI a trascinare già il mercato?

MSCI ha pubblicato la sua proposta il 10 ottobre scorso, lo stesso giorno in cui il mercato crypto ha iniziato una correzione dal massimo storico a quasi $80k. Secondo alcuni analisti, la sola possibilità che le DAT possano essere penalizzate basterebbe a spingere le istituzioni a vendere asset crypto e correlati.

Il verdetto definitivo è atteso per il 15 gennaio 2026. Se la proposta passasse, le DAT presenti negli indici MSCI, a partire da MSTR, subirebbero verosimilmente vendite massicce, per un effetto domino che potrebbe trascinare con sé buona parte del mercato crypto.

C’è poi chi, in questo scenario, si è messo a ipotizzare trame e complotti contro il settore. Le idee più curiose riguardano JPMorgan in forte pressione sul MSCI a fronte di una sua posizione short molto corposa su MSTR. Questo, in parallelo a un possibile investimento del governo Usa sul titolo. Si starebbe creando, in questo senso, anche un forte attrito tra la Casa Bianca e il colosso bancario.

Sono solo speculazioni, ma è evidente che la questione sia più calda che mai, e che preoccupi una larga fetta di investitori.

La situazione di BTC

Nel frattempo, gli investitori sembrano essere entrati in clima natalizio mettendo un attimo da parte le preocupazioni. Bitcoin è tornato infatti sopra i $90k, e gli ETF stanno mostrando nuovi afflussi.

Tutto ciò non deve però far dimenticare che la situazione rimane molto fragile. Il rimbalzo in corso potrebbe non essere il preludio al ritorno immediato verso quota $100k. Al contrario, ci sono diversi segnali che suggeriscono cautela.

In primo luogo, sappiamo che i minimi tendono a essere “ritestati”. C’è un minimo, poi un rimbalzo, e infine un ritorno in alto per testare la solidità del nuovo livello, esattamente come successo la scorsa primavera.

Una vera ripartenza, poi, richiede in genere un rafforzamento della dominance BTC. Gli analisti ritengono che il livello chiave sia il 60%, e che solo sopra quella soglia il mercato potrà trovare lo slancio per un nuovo rally strutturato.

Non si può dimenticare, poi, la variabile tassi di interesse, rispetto ai quali BTC sembra sempre muoversi di conseguenza. Le probabilità di taglio dei tassi da parte della Fed sono state ultimamente un su e giù continuo. Dal 95% di ottobre sono crollate al 30% per poi tornare ultimamente all’85%. E con il prossimo FOMC fissato tra 13 giorni, c’è tempo per nuovi scossoni.

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