Bear market crypto noioso e interminabile: analisi
Sì, non se ne può più: tra le crypto regna la noia e il bear market sembra infinito. Capiamo il perché.
Indice
Un bear market crypto molto noioso
Che barba: il bear market crypto che stiamo passando è molto noioso e sembra diverso rispetto al passato. L’impressione è corretta: in effetti è differente e oggi capiremo il perché.
Nota: parleremo di bitcoin in quanto è la criptovaluta più diffusa, capitalizzata e riconosciuta, capace di condizionare il resto del mercato.
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Bear market del passato
Prima di guardare al presente e capire le differenze rispetto al passato, dobbiamo volgere lo sguardo indietro.
Partiamo dal 2014, il primo bear market crypto di un certo spessore, seppur bitcoin esistesse già da alcuni anni.
Il 2013 fu l’anno della svolta: dopo un lungo periodo in cui BTC era una piccolissima nicchia, l’arrivo dei primi exchange (in primis Mt. Gox) diede il via allo scambio della coin con le valute tradizionali. Seguirono altre realtà di questo tipo, unite a wallet e strumenti sempre più semplici da utilizzare, anche se non comparabili a quelli che abbiamo a disposizione oggi.
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Sempre nel 2013, bitcoin raggiunse l’impensabile (almeno per allora) traguardo dei 1.000 dollari a esemplare, per poi superarli. Tutto ciò nonostante gli hack che dominavano la scena: le piattaforme e gli strumenti erano acerbi e sperimentali; i malintenzionati avevano “trovato l’America” e attaccarono diverse realtà, soprattutto exchange.
Il fattaccio più grave fu Mt. Gox e il furto di 850.000 BTC, che mise fine alle operazioni dell’exchange. I rimborsi sono ancora in corso oggi, a distanza di 13 anni. Quell’evento portò al primo bear market strutturato per il comparto crypto. BTC lasciò per strada circa il 75% del suo valore e la fase bear si sviluppò per poco più di un anno.
Passiamo all’epoca successiva. Le criptovalute guadagnarono terreno e le ICO, Initial Coin Offering, spopolarono. A lanciare la moda delle ICO fu nientemeno che Ethereum nell’estate del 2014.
Le Initial Coin Offering permettevano ai progetti di raccogliere capitali per crescere e formare l’industria che conosciamo oggi. Gli investitori potevano invece accedere in anticipo rispetto al resto del mondo, beneficiando di ritorni potenzialmente enormi. C’era però un problema: le ICO favorirono la nascita e crescita di una bolla speculativa, esattamente come accaduto con altre dinamiche in passato (pensiamo alla Dot-com). Per non parlare dei tantissimi progetti privi di valore che avevano come unico obiettivo quello di spillare soldi ai malcapitati; vere e proprie truffe.
Long story short: arrivò un altro bear market, spinto anche dalle politiche monetarie restrittive del 2017. Nel corso di questo periodo ribassista, BTC passò da una valutazione prossima ai 20.000 dollari per esemplare a poche migliaia. Secondo i dati di CoinGecko, il minimo fu inferiore ai 3.500 dollari. A Ether andò persino peggio e perse praticamente il 95% del valore.
Avviciniamoci sempre più verso il presente. Ci ricordiamo come se fosse ieri della pandemia, evento capace di cambiare drasticamente il mondo anche sul piano economico.
Per spingere le economie, le banche centrali inondarono i mercati di denaro. Investimenti e speculazione schizzarono alle stelle e le crypto non furono da meno. Complice la DeFi Summer, con rendite sulle varie piattaforme che toccarono vette impensabili, utenti mai visti prima entrarono nella nostra industria.
Tutto andava bene, BTC toccò i 60.000 dollari e le altcoin passarono delle fasi di crescita stellare. Quando però costruisci un castello sopra la sabbia, prima o poi sprofonda. Accadde proprio questo, anche se ci volle un po’ di tempo.
Nel 2021, BTC registrò un netto ritracciamento: dai 63.500$ di metà aprile, un mese dopo si ritrovò a 40k. A luglio, addirittura sotto i 30.000. Tuttavia, la coin reagì e raggiunse un nuovo ATH a novembre, intorno ai 67.500$.

Grafico bitcoin 2021. Fonte CoinMarketCap.
Dopodiché iniziò nuovamente la discesa, anche se il peggio doveva ancora arrivare. A maggio 2022, con il valore già sotto la suola delle scarpe rispetto ai massimi, scoppiò il terremoto Terra-Luna: fu il colpo di grazia. Si avviò così un lungo bear market che portò la coin in zona 15.000 dollari. A novembre 2022 si unì anche il fallimento di FTX, a dare un’altra spallata a un’industria già in super affanno.
La storia recente la conosciamo. Dal 2024 in poi, bitcoin ha toccato nuovi massimi di tanto in tanto, raggiungendo per la prima volta i 100.000 dollari a esemplare. L’ATH attuale è di ottobre 2025, intorno ai 126.000 dollari.
Proprio da quel mese si è avviata una fase ribassista che ha più che dimezzato la quotazione. Vediamo a che punto siamo e cos’è cambiato rispetto al passato.
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BTC: ci sono delle differenze
Questo bear market è molto noioso, su questo non c’è dubbio.
In passato ci trovavamo a che fare con eventi drammatici, giornate di rosso profondo, tentativi di recupero. In poche parole: dinamicità. Non rimpiangiamo di certo il crack di Terra o il fallimento di FTX, anzi. Però, l’andamento dei prezzi offriva un minimo di discussione.
La fase attuale è piatta, poco interessante e non stimolante. Il ribasso fa parte del gioco in qualsiasi mercato, ma quando le dinamiche sono così statiche, tanto che dire “dinamiche” sembra un errore, c’è davvero poco da fare.
Da febbraio ad aprile 2026, bitcoin si è mossa costantemente nel territorio dei 60.000 dollari. Un poco di brio l’abbiamo avuto da aprile a inizio giugno: prima recuperando fino a 82.000 dollari, poi perdendo ancora terreno.
Oggi siamo ancora bloccati nei 60.000 dollari, anche se vi è la possibilità di andare a testare dei supporti in territorio 50.
Quali dinamiche governano il bear market di oggi?
Prima di tutto, ci troviamo a che fare con livelli di prezzo relativamente nuovi. Vero, non è una novità perché anche in passato si partiva da nuovi massimi storici. Tuttavia, in questo caso abbiamo a che fare con valutazioni che implicano market cap mai viste prima d’ora, decisamente più consistenti rispetto a un tempo.
L’offerta si è accumulata in intervalli di prezzo ai piani alti, dai 77/78k fino ai 126.000. Il costo medio di carico è quindi in territorio inesplorato. La motivazione alla base sta soprattutto negli ETF spot, di cui abbiamo parlato tantissimo negli ultimi anni.
L’arrivo di strumenti tradizionali su BTC ha permesso di avvicinarsi anche alle società, che scelgono bitcoin come asset da aggiungere alla propria tesoreria. A questo poi si aggiungono realtà come Strategy; questa ha sviluppato svariate modalità di investimento su BTC.
Non dimentichiamoci poi che gli ETF hanno richiamato anche la clientela retail, che sceglie sempre più la diversificazione mediante bitcoin.
Questi fattori non solo hanno spinto in alto i prezzi medi di carico di questi attori, ma anche i comportamenti stessi. In caso di discesa, i retail tendono a scaricare rapidamente le posizioni; gli istituzionali si muovono diversamente e applicano strategie pianificate e complesse. Il risultato finale è che assistiamo a meno giornate di rosso profondo, ma la pressione di vendita resta anche se non eccessiva. Diventa quindi difficile individuare i minimi per poi ripartire, cosa che invece aveva caratterizzato tutti i cicli precedenti.
Infine, un’altra differenza rispetto al passato sta nel ribasso stesso.
Un tempo, BTC perdeva il 70/80% a bear market. Quando circa il 50% dell’offerta era in perdita, poteva essere un segnale di bottom.
Oggi, BTC ha perso poco più del 50% di valore ma, avendo accumulato a livelli più alti, l’offerta è già in perdita di oltre il 50% (chiaramente non includiamo gli holder storici, ma gli ultimi arrivati). Ci troviamo quindi in condizioni ben differenti.
Questi elementi messi assieme spiegano il perché le dinamiche attuali sono così lente e noiose: sono cambiati gli attori, le strategie, i livelli di prezzo e le dinamiche. Per certi versi, siamo in un territorio inesplorato nonostante i tanti anni di grafici e dati su cui possiamo contare.
Multicrisi: problemi su più fronti
Questo bear market si distingue anche per il contesto di multicrisi in cui versiamo. Nello specifico, ci riferiamo soprattutto ai tanti conflitti in corso, ultimo ma non per importanza quello tra Stati Uniti e Iran, che ha spinto i prezzi dell’energia alle stelle ancora una volta.
Ora, se dovesse arrivare un trattato definitivo, potremmo tornare a una certa normalità. Il petrolio sta effettivamente rispondendo bene allo stop momentaneo delle ostilità: sia il WTI (vedi grafico qui sotto) che il Brent hanno perso parecchio valore negli ultimi giorni, dopo gli eccessi dei mesi recenti.

Il petrolio WTI negli ultimi 6 mesi. Fonte CNBC
Vi è poi l’inflazione che, complice proprio la corsa dell’energia, è tornata a crescere. Il problema è in atto già da tempo, soprattutto in Paesi come gli Stati Uniti. Mentre l’Europa se la stava passando meglio, ma di recente il dato è nuovamente sopra il 3%.
Infine, le dinamiche macroeconomiche non convincono. I dati sull’occupazione, il mattone e l’andamento degli affari danno segnali a volte positivi, altre negativi. Il contesto quindi non offre sufficienti garanzie. Tra l’altro, tutti i fattori appena elencati si intrecciano e alimentano negativamente tra loro: le tensioni alzano il costo dell’energia; questa condiziona inflazione ed economia; le performance sottotono alimentano ulteriori difficoltà e via così.
Le criptovalute, con bitcoin in testa, devono quindi fare i conti anche con questo. Quindi, ricapitolando, mettiamo nel calderone:
- Un’industria crypto molto diversa rispetto al passato
- Una clientela più complessa, meno smanettona
- La presenza di strumenti tradizionali come gli ETF e il trend delle riserve
- Le condizioni macroeconomiche
- Lo scenario internazionale
Ed ecco servita la ricetta per un bear market noioso, ma comunque insidioso, in cui dobbiamo muoverci evitando le tante trappole disseminate.
L’errore più grande è lasciare perdere tutto quanto e disinteressarsi. La fortuna e le strategie non si costruiscono quando le cose vanno bene, bensì quando il mercato piange. Sono questi i momenti in cui l’investitore può prepararsi: quando tutti scappano e sembra che non si tornerà mai più su. Il mercato ci insegna che prima o poi arriva la tempesta, ma anche che non può piovere per sempre, non dimentichiamolo.
Inoltre, se si hanno tolleranza al rischio e le giuste competenze, mediante il trading si possono conseguire potenziali guadagni anche in fasi ribassiste.
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