Sempre più crypto per Trump. Al mercato (per ora) piace

Di Davide Grammatica

L’annuncio della nuova “tesoreria” CRO da parte di Trump Media rivela dei propositi molto ambiziosi. Dove si può spingere Trump nel mondo crypto?

Sempre più crypto per Trump. Al mercato (per ora) piace

La “treasury” CRO: l’ultima mossa di Trump

Trump Media, in collaborazione con Crypto.com, ha recentemente annunciato l’intenzione di creare una “treasury” basata su Cronos (CRO) raccogliendo potenzialmente ben 6,4 miliardi di dollari.

Il token diventerebbe quindi un asset fondamentale all’interno dell’impero crypto di Trump, con l’integrazione a una serie si piattaforme a partire da Truth Social, con tanto di nuovi premi e incentivi per gli utenti.

L’annuncio ha già fatto decollare CRO di oltre il 100% in una sola settimana, con il token che ha toccato il suo massimo degli ultimi 3 anni sulla spinta dell’entusiasmo degli investitori.

È un accordo che riconferma la famiglia Trump tra le personalità più influenti nel mondo crypto, e questo sembra essere un bene. se non altro nel breve termine, per tutto il settore, che in questi giorni ha reagito al rialzo.

Aumentano tuttavia i dubbi sui benefici dell’interesse concreto di Trump nel mondo crypto allargando le prospettive dell’iniziativa, soprattutto nel caso in cui dovesse verificarsi, nei prossimi anni, un cambio cambio di potere con i democratici alla Casa Bianca.

Interesse privato, ma anche pubblico?

Dietro il sostegno di Trump al mondo crypto non c’è ideologia politica. È ormai chiaro che siano gli interessi diretti a trainare le azioni della famiglia Trump. La tesoreria in CRO è l’esempio supremo, ma ricordiamo che Trump controlla direttamente anche World Liberty Financial, con cui tra l’altro ha già raccolto oltre 550 milioni di dollari vendendo il token WLFI.

Per non contare prodotti più “speculativi” come la memecoin TRUMP, di cui controlla l’80% dell’offerta, e grazie ai quali sono arrivati centinaia di milioni di dollari in ricavi.

Alla luce di ciò, ci si chiede come la protezione normativa e politica verso il settore crypto si sovrappone con gli interessi economici personali del presidente.

La battaglia di Trump, tra crypto e politica monetaria

Per capire meglio l’approccio di Trump al mondo crypto bisogna partire dall’analisi delle sfide principali del presidente durante il suo secondo mandato. E per forza di cose non si può parlare di politica monetarie e del difficile rapporto con la Federal Reserve.

Giusto in questi giorni, un’esponente della Fed, Lisa Cook, ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di “farsi intimidire” dalle pressioni del presidente Donald Trump, che in precedenza ne aveva annunciato il licenziamento per presunte irregolarità.

L’obiettivo sembrerebbe eliminare i membri del Board della Fed per delegittimare il presidente Jerome Powell, e soprattutto per rendere l’istituzione meno indipendente dalla Casa Bianca.

Come sappiamo, il bersaglio principale di Trump è proprio Powell, e per una serie di ragioni. In primis, ostacolerebbe la crescita economica rimandando i tagli ai tassi di interesse, danneggiando la figura del presidente.

Finora le pressioni politiche Fed hanno contribuito all’aumento della volatilità. Ogni volta che si diffonde l’idea di un “Powell sfiduciato”, i mercati prezzano la possibilità di tagli ai tassi bassi. Questo porta nel breve a un rialzo degli asset rischiosi, ma anche a un paradosso: se i tagli sono percepiti come frutto di pressioni politiche, il mercato obbligazionario reagisce incorporando un “premio per il rischio inflattivo”.

In altre parole, i rendimenti finiscono per salire non perché si temono tassi alti, ma perché si teme che la banca centrale possa essere troppo compiacente, minando la stabilità dei prezzi nel medio periodo.

"In altre parole, i rendimenti finiscono per salire non perché si temono tassi alti, ma perché si teme che la banca centrale possa essere troppo compiacente"

Le crypto nel contesto monetario

In tutto ciò, ci sono poi le crypto. Storicamente, Bitcoin ed Ethereum hanno performato meglio degli indici azionari nei cicli di allentamento monetario. E per questo oggi, ogni aspettativa di tassi più bassi tende a gonfiare i prezzi degli asset digitali.

Trump, minacciando di “sferrare un colpo” alla Fed, manda un segnale forte ai mercati, con nuova liquidità che potrebbe arrivare prima del previsto. Ma anche qui c’è un problema a medio termine: se questo denaro non fosse percepito come il frutto di una politica monetaria coerente, ma come il risultato di un’interferenza politica, allora il rischio è che la stessa liquidità che sostiene i rally crypto generi successivamente correzioni violente.

Il favore delle società crypto

L’atteggiamento di Trump nei confronti della Fed si riflette anche su tutta una serie di aziende, media o addirittura università. Alle critiche di Elon Musk all’operato di Trump è seguito un dump di Tesla del 14% in un solo giorno con le minacce di revoca dei sussidi e contratti vari, e anche università come Columbia e Harvard hanno subito congelamenti miliardari di fondi federali.

Ma per le crypto succede il contrario. Non solo il settore è risparmiato dalle ritorsioni, ma è addirittura favorito. Trump al potere ha subito effettuato un ordine esecutivo pro-innovazione, la creazione della task force “Crypto 2.0” sotto la guida di Hester Peirce alla SEC, e il GENIUS Act, che ha definito per la prima volta un quadro federale per le stablecoin.

E proprio con le stablecoin la Casa Bianca punta sul rafforzamento del dollaro. Con oltre 230 miliardi di dollari di capitalizzazione e 27 trilioni di dollari di volumi annuali, le stablecoin sono ormai strumenti chiave del commercio e delle rimesse internazionali.

In attesa della Fed a settembre

Dopo i picchi di metà agosto (Bitcoin sopra $124.000 ed Ethereum vicino a $4.950), il mercato crypto ha ritracciato, seguendo l’oscillazione delle aspettative sui tassi. Ora gli occhi sono puntati sul meeting della Fed del 16-17 settembre. Secondo il CME FedWatch, c’è un’88% di probabilità di un taglio di un quarto di punto.

Un allentamento sarebbe benzina per gli asset rischiosi, crypto in primis. Ma se la decisione fosse letta come frutto delle pressioni di Trump, e non come scelta tecnica della Fed, gli investitori potrebbero chiedere un premio di rischio più alto sui Treasury, innescando il classico ciclo di volatilità: rally iniziale su Bitcoin ed Ethereum, seguito da correzioni legate alla paura di instabilità istituzionale.


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