2 min read 26 Nov 2025

Tasse crypto: “Inammissibile” l’emendamento contro il 33%, ma si può sperare

L’emendamento della maggioranza per far cadere l’aliquota al 33% sulle plusvalenze crypto è stato dichiarato inammissibile. Ma sopravvivono ancora altre proposte

Tasse crypto: “Inammissibile” l’emendamento contro il 33%, ma si può sperare

Cade l’emendamento più importante?

La nuova puntata “Legge di Bilancio & crypto” vede cadere uno degli emendamenti più importanti presentati per modificare la nuova Legge di Bilancio in tema di criptovalute e fiscalità. Parliamo dell’emendamento 13.2, dichiarato “inammissibile” proprio nelle ultime ore dopo l’ultima seduta al Senato.

Il cosiddetto emendamento Pellegrino-Gelmetti, in quota FdI, non potrà quindi essere discusso, e si raffredda così la speranza di una modifica alla tassazione.

Non tutto però è perduto. Rimangono infatti in piedi gli emendamenti 13.4 e 13.6, presentati da senatori in quota Lega, che eliminerebbero il famoso comma 24 all’articolo 1 della legge 30 dicembre 2024 n. 207, ovvero il punto in cui si introduce la nuova aliquota del 33% sulle plusvalenze crypto.

Dopo una prima scrematura la scorsa settimana con gli emendamenti “segnalati”, si passa quindi da un secondo setaccio in cui però non sopravvive il cavallo migliore.

Pugno duro solo sulle crypto

Al vertice di maggioranza convocato per fare il punto sulla manovra, presieduto dal presidente del Consiglio, sono stati ritenuti “inammissibili” ben 105 emendamenti. Le forze politiche coinvolte avranno 24 ore per sostituire o modificare i punti.

Sorprende, allargando lo guardo ad altre questioni fiscali, un certo approccio alla materia crypto. Se infatti le speranze di vedere invariata l’aliquota sulle plusvalenze rimangono poche, altri settori sembrano essere trattati con tutt’altro metodo.

Sopravvive, per esempio, l’emendamento sull’imposta agevolata al 12,5% ipotizzata per regolarizzare il possesso di oro fisico (lingotti, monete) non dichiarato. Oppure, ancora, l’emendamento che vuole bloccare l’innalzamento al 26% dell’aliquota sui profitti derivati dagli affitti brevi. Oppure, ancora, tutto il pacchetto sulla sanatoria edilizia.

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