3 min read 05 Jan 2026

Venezuela: il caso della “shadow reserve” da 600k BTC

Nelle ultime ora stanno circolando alcune indiscrezioni su una riserva “occulta” di Bitcoin in Venezuela, utile per aggirare le sanzioni

Venezuela: il caso della “shadow reserve” da 600k BTC

Una riserva BTC segreta in Venezuela?

Nelle ultime ore si sta diffondendo sui social l’indiscrezione secondo cui il Venezuela potrebbe aver accumulato, negli anni, una riserva “occulta” di Bitcoin nell’ordine di 600.000 BTC, una cifra che, se confermata, collocherebbe Caracas tra i maggiori detentori della prima crypto al mondo.

Alle voci messe in circolo in principio dall’account X @aleabitoreddit non sono seguite verifiche ufficiali, ma la community sembra prendere questo scenario seriamente in considerazione.

Del resto, il governo degli Stati Uniti aveva accusato già diversi anni fa l’ex-presidente venezuelano Nicolás Maduro di aver accumulato miliardi di dollari in proventi petroliferi, riserve auree e altri asset statali, sottraendoli ai circuiti finanziari tradizionali. E secondo alcune fonti anonime in queste “riserve” rientrerebbe anche BTC per eludere il controllo del Tesoro USA.

Tra il 2018 e il 2020, il Venezuela avrebbe liquidato circa 73 tonnellate d’oro, per un valore stimato all’epoca di $2,7 miliardi. Secondo un report di Whale Hunting, quel valore sarebbe stato successivamente trasformato in circa 400.000 BTC.

La restante parte della presunta riserva BTC deriverebbe invece da proventi petroliferi più recenti. Nel corso del 2025, secondo queste ricostruzioni, il Venezuela avrebbe regolato fino all’80% delle esportazioni di greggio utilizzando Tether, per poi convertire i fondi in Bitcoin allo scopo di evitare congelamenti e sequestri legati alle sanzioni.

Nel complesso, le stime più speculative parlano di un patrimonio crypto compreso tra 600.000 e 660.000 BTC, per un valore teorico tra $56 e $67 miliardi ai prezzi attuali.

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C’è Bitcoin dietro alla caduta di Maduro?

Il Venezuela, tra l’altro, non sarebbe nuovo a elaborare soluzioni “crypto” per limitare le difficoltà della sua economia. Nel 2018, il governo Maduro aveva lanciato il Petro, crypto “statale” con il proposito di essere utilizzata per i pagamenti “pubblici”. Il progetto è però collassato nel 2024.

Diverse fonti hanno però segnalato, allo stesso tempo, come il paese utilizzasse USDT in sostituzione come strumento intermedio per continuare a vendere petrolio aggirando le restrizioni internazionali.

Non esistono fonti certe, e le testate più importanti utilizzano sempre il condizionale nel descrivere questa dinamica. Ma qualcosa di vero sembra esserci, a partire dal nome Alex Saab, ricorrente in molte narrazioni di questo genere. Questo imprenditore vicino al regime sarebbe indicato come architetto di queste reti finanziarie alternative, e considerato informatore della DEA dal 2016.

Al momento, quindi, la “shadow reserve” in Bitcoin del Venezuela non è più di un’ipotesi. Se anche solo una parte di queste cifre fosse reale, tuttavia, l’impatto geopolitico e di mercato sarebbe enorme.

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