Come l’AI sta riscrivendo le regole della DeFi

L’economia del futuro? Dove gli algoritmi comprano, vendono e competono da soli. Ecco come l’AI sta riscrivendo le regole della DeFi

Come l’AI sta riscrivendo le regole della DeFi

Crypto e AI, un cambio di prospettiva

L’efficienza delle criptovalute (in senso lato) è stato da sempre un “problema”. In primis, in termini di adozione, visto che lo scoglio tecnologico è da sempre uno dei principali ostacoli all’onboarding di un pubblico mainstream.

Negli ultimi tempi, tuttavia, potremmo star assistendo a un cambio totale di prospettiva. Le crypto, per certi versi, potrebbero non essere (nella loro natura) “adatte alle persone”, ma perfette “per le macchine”.

Gli esempi ci sono già. In un mondo che, già oggi, è plasmato dall’AI, pensiamo per esempio a un accordo legale tra due parti. Gli “umani” di fidano ancora della legge in misura maggiore di un codice. E questo è nella nostra natura, in quanto i sistemi legali sono stati perfezionati per secoli tenendo conto di infinite modalità di errore. Succede anche con le banche, progettate su misura delle “persone”, che non provocano trasferimenti accidentali, per dire, di milioni di dollari verso la Corea del Nord o rug pull di qualche tipo.

L’AI, o più precisamente gli agenti AI, sono esattamente l’opposto. E questo ha implicazioni rivoluzionarie. Un AI può verificare transazioni, controllare domini e controllare contratti in pochi secondi, e per farlo ha bisogno di regole rigide. Del codice, insomma, e non della legge.

Il codice è una forma chiusa e deterministica, che permette agli agenti di analizzare il contratto, verificarlo formalmente ed eseguirlo, il tutto in pochi minuti.

Il ruolo delle criptovalute

Ok, ma le crypto? Beh, se partiamo dal presupposto che il sistema bancario non è adatto “alle macchine”, lo è quello crypto. Del resto, come potrebbe una banca (che riconosce solo entità come  umani, aziende e governi) attuare controlli antiriciclaggio (AML) su un agente di IA? E le attività sospette? E presunte violazioni?

Le crypto non si pongono queste domande. Un wallet è un codice di per sé, ed è un equivoco pensare che gli incidenti a cui siamo abituati debbano essere risolti.

Ciò che potremmo considerare sistemi rigidi, gli agenti AI li considerano specifiche ben scritte, e questo permetterà all’interfaccia incentrata sull’uomo di trasformarsi in un “portafoglio a guida autonoma”. L’AI, in altre parole, risolverà i problemi finanziari navigando tra i protocolli esistenti ottenendo una soluzione su misura.

In più, oltre ad agire per gli esseri umani, gli agenti interagiranno anche tra loro, cosa che sta già accadendo tra gli oltre 25.000 agenti lanciati tramite il protocollo ERC-8004 di Ethereum nelle ultime settimane.

Le criptovalute potrebbero aver appena trovato il loro complemento definitivo negli agenti di intelligenza artificiale.

"Se il sistema bancario non è adatto “alle macchine”, lo è quello crypto"

Lo sviluppo degli “agents”

Per anni, blockchain e AI sono state raccontate come le due “rivoluzioni parallele”, complementari ma mai realmente integrate tra di loro. Oggi, però, l’integrazione tra AI e infrastrutture crypto non è più un’ipotesi teorica, ma un processo in atto che sta ridisegnando mercati, modelli di business e architetture digitali.

Come abbiamo capito, il vero punto di convergenza è rappresentato dagli agenti AI onchain, software capaci di operare “economicamente” in modo indipendente all’interno di reti blockchain.

Il futuro della crypto economy, quindi, potrebbe essere presto dominato da entità digitali che interagiscono tra loro senza intervento umano diretto. Gli AI agents non si limitano infatti a eseguire ordini programmati: apprendono, prendono decisioni, allocano capitale, gestiscono liquidità, negoziano servizi e ottimizzano strategie.

Se la blockchain fornisce il registro trasparente e verificabile delle transazioni, l’intelligenza artificiale introduce una capacità decisionale dinamica. E insieme creano un’infrastruttura in cui il codice non è soltanto esecutivo, ma anche strategico.

Nel trading crypto, ad esempio, l’uso di modelli AI per l’analisi predittiva, l’arbitraggio e la gestione del rischio è già una realtà consolidata. Ma la vera “frontiera” è la capacità di essere autonomi.

Un agente AI può detenere un wallet, interagire con smart contract, fornire liquidità su protocolli DeFi e ribilanciare asset in base a condizioni di mercato in tempo reale. E in prospettiva, questo scenario potrebbe aumentare drasticamente la velocità e la complessità delle interazioni finanziarie.

Ostacoli e obiettivi

Ci potrebbe essere un problema “tecnico”. Alcune stime indicano come un ecosistema dominato da agenti autonomi potrebbe richiedere blockchain capaci di elaborare volumi di transazioni enormemente superiori a quelli attuali. Se milioni di agenti dovessero interagire costantemente tra loro, la scalabilità diventerebbe il nodo centrale.

L’evoluzione di soluzioni layer-2, rollup e nuove architetture modulari, tuttavia, indica che il settore è consapevole della sfida.

Parallelamente, non smette di svilupparsi un segmento specifico del mercato, ovvero i token legati direttamente all’intelligenza artificiale. Questi progetti spaziano dalle piattaforme che forniscono potenza di calcolo decentralizzata per modelli AI, ai protocolli che incentivano la condivisione di dati, fino alle infrastrutture dedicate alla creazione di agenti autonomi on-chain.

La capitalizzazione complessiva di questo comparto ha conosciuto fasi di forte espansione, riflettendo l’interesse speculativo ma anche una crescente convinzione che la convergenza tra AI e blockchain non sia una semplice moda narrativa.

Un aspetto centrale, spesso sottolineato dagli analisti, è la complementarità strutturale tra le due tecnologie. L’intelligenza artificiale ha bisogno di dati affidabili, tracciabili e verificabili; la blockchain offre invece un sistema di registrazione immutabile che può certificare provenienza, integrità e proprietà delle informazioni.

Al tempo stesso, i modelli AI possono migliorare la sicurezza delle reti blockchain, individuando pattern anomali, prevenendo frodi e ottimizzando la gestione delle risorse. Non è quindi una relazione unidirezionale, ma un circuito di rafforzamento reciproco.

La responsabilità legale e regolatoria di un’azione compiuta da un agente AI su una blockchain pubblica rimane il vero territorio inesplorato. Chi risponde di un comportamento errato o manipolativo? Il programmatore, il proprietario del wallet, il protocollo? Le autorità di vigilanza stanno iniziando a interrogarsi su questi scenari, ma la normativa procede con tempi ben più lenti rispetto all’innovazione tecnologica.

Un percorso di integrazione ormai segnato

Nonostante le criticità, il quadro complessivo suggerisce però che la convergenza tra AI e blockchain rappresenti una fase evolutiva coerente. Le crypto nascono come infrastruttura trustless per lo scambio di valore, e l’intelligenza artificiale introduce la capacità di prendere decisioni complesse su quel valore.

In prospettiva, poi, l’adozione potrebbe non limitarsi alla DeFi. Supply chain, gestione energetica, proprietà intellettuale, identità digitale e persino governance potrebbero beneficiare di agenti capaci di operare in autonomia su registri distribuiti.

La domanda non è più se AI e crypto convergeranno, ma a quale velocità e con quali equilibri. L’attuale fase può essere interpretata come un laboratorio in cui si sperimentano modelli economici ibridi, tra speculazione e reale innovazione. Se la prima stagione della blockchain è stata dominata dalla creazione di asset digitali e la seconda dalla finanza decentralizzata, la terza potrebbe essere quella dell’autonomia dagli agenti AI.


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