Perché le azioni continuano a salire?
Massimi storici perpetui da tempo, ma perché le azioni salgono di continuo? Soprattutto, per quanto sarà sostenibile?
Indice
Introduzione al focus on
Questo approfondimento è stato pubblicato il esclusiva sulla nostra newsletter di venerdì 20 febbraio. Iscriviti subito per non perdere le prossime uscite!
Perché le azioni continuano a salire? Ci troviamo in un momento storico in cui le principali piazze mondiali sono vicine ai record storici, o in certi casi li ritoccano di tanto in tanto. La corsa del comparto azionario è iniziata alcuni anni fa e sembra non volersi arrestare… sarà davvero così?
Analizziamo l’andamento degli indici stocks e capiamo le motivazioni che stanno dietro questa enorme crescita. Dopodiché proveremo a capire cosa potrebbe andare storto, tenendo però ben in mente che non possiamo formulare delle previsioni certe, ma solo individuare alcuni scenari plausibili.
Nel calderone non mancheranno ovviamente le criptovalute, asset diversi sia nelle caratteristiche che nell’andamento, soprattutto negli ultimi mesi.
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La corsa delle azioni in pillole
Per valutare la corsa dell’azionario utilizzeremo il grafico dell’indice S&P 500, che ingloba le 500 società USA più importanti. Coinvolgeremo nella narrazione anche altre piazze mondiali, ma analizzare questo indice specifico è d’obbligo perché:
- Ospita le stock di alcune tra le più grandi corporate al mondo.
- Genera volumi di scambio monstre.
- Ospita capitali provenienti non solo dagli investitori americani, ma dal mondo intero.
- Essendo gli Stati Uniti l’economia più grande del pianeta, il suo andamento (e quello delle sue piazze) ha delle ripercussioni sull’intero sistema.
Ora possiamo iniziare e lo facciamo con il grafico all time dell’indice S&P 500, ovviamente preso in prestito dalla piattaforma di riferimento per l’analisi tecnica (e non solo): TradingView.

Chi segue i mercati già lo sa, ma commentiamo in breve l’andamento. Dopo una crescita continua ma molto lineare, le cose hanno iniziato a farsi interessanti a partire dagli anni ’80 del secolo scorso.
Sono però gli anni Novanta a segnare il vero e proprio boom. Basti pensare che il 1 gennaio 1990 l’indice si trovava a 329$, mentre poco più di 10 anni dopo, a metà del 2000, raggiunse quota 1.500. Dopodiché, la Bolla dot-com ridimensionò un po’ l’andamento, che riprese a correre in poco tempo.
Un’altra crisi, quella dei mutui subprime, colpì pesantemente risparmiatori e investitori, avviando anche una fase di depressione passata ai libri di storia. Tuttavia, siamo a inizio 2009, da lì ripartì la corsa che, salvo qualche piccola interruzione, prosegue ancora oggi.
Aggiungiamo un aspetto importante: la crescita delle borse negli ultimi anni non trova nulla di simile nel passato ed è assolutamente impressionante. Zoomiamo sul grafico a 10 anni.

La pandemia è stata il game changer definitivo. Superato il colpo iniziale (da 3.220$ di gennaio ai 2.584 di marzo 2020), complici gli stimoli delle banche centrali, i mercati sperimentarono una crescita da boom economico. A dicembre 2021, ancora in pieno COVID, l’indice S&P 500 raggiunse i 4.766€: +84% in poco più di un anno e mezzo. Altri indici registrano grandi performance nello stesso periodo:
- Nasdaq +108%
- Dow Jones +65%
- FTSE MIB di Milano +60%
- DAX di Francoforte +59%
Da lì in avanti, tutte i principali indici mondiali hanno continuato a salire e, superato un 2022 difficile anche dati gli interventi contro l’inflazione da parte delle banche centrali, lo slancio prosegue.
In 10 anni, l’indice S&P 500 ha registrato una performance del +259%. Il DJIA “si ferma” a +202%. Lo STOXX 50 europeo supera il 100%. L’indice di riferimento di Milano, FTSE MIB, è a quota +167%. Il Nasdaq 100 è un “mostro” da oltre +500%.
Eccetto nomi come bitcoin (+16.000 e passa percento, alla faccia di chi dice che è uno scam), le borse hanno performato alla grande e registrato record su record. Un trend che ancora oggi continua.
Perché le azioni stanno salendo?
L’azionario sta salendo da anni e dobbiamo un po’ contestualizzare in un periodo specifico le nostre considerazioni. Ragioniamo quindi su questi anni 2020.
Le azioni crescono per diverse motivazioni, tra cui:
- Stimoli enormi nati in scia alla pandemia. Qui le banche centrali si sono ritrovate a dover inondare di liquidità il mercato per stimolare gli investimenti ed evitare una delle peggiori crisi della storia moderna. Missione riuscita non senza effetti collaterali (ci torneremo a breve).
- Entusiasmo. Sì, anche questa componente sta avendo un ruolo di primo piano. Se ci pensiamo, dal 2022 al 2024 le banche centrali hanno alzato parecchio i tassi d’interesse per combattere l’inflazione (conseguenza proprio degli stimoli del punto precedente). Eppure siamo ancora qui a salire, perché? L’entusiasmo ha fatto tanto, così come ha contribuito a superare tensioni internazionali e incertezze.
- Speculazione. Un po’ una parente stretta dell’entusiamo, la speculazione è ben presente e contribuisce a gonfiare le valutazioni dell’azionario.
- Partecipazione e diffusione. I mercati finanziari sono sempre più accessibili e la pandemia ha dato una brusca accelerata alla transizione digitale. Il COVID ha cambiato il modo di lavorare, fare acquisti e persino investire; se prima avere un broker online era cosa per una minoranza, oggi sono tantissime le persone che investono in pochi click. Aggiungiamo poi la crescita complessiva degli investitori, frutto di un maggiore interesse verso i mercati.
Potremmo elencare tanti altri fattori che ben conosciamo come l’andamento positivo di alcuni settori (ad esempio la difesa, l’intelligenza artificiale ecc.), ma andremmo avanti potenzialmente all’infinito.
La cosa interessante di questa fase storica non è tanto il fatto che le azioni salgano (anche se è effettivamente molto interessante date le performance mai viste), ma invece che non stiano scendendo. Ma come, mentre tutto sale si contesta il trend? Beh, sì, perché non dimentichiamoci che le condizioni perfette per i mercati non ci sono da tempo:
- L’amministrazione Trump ha gettato incertezze e scosso i mercati internazionali.
- L’inflazione è ancora presente in alcuni Paesi e ha fatto parecchi danni (l’effetto collaterale degli stimoli).
- I tassi d’interesse restano più alti rispetto a quelli a cui eravamo abituati (a zero o vicini allo zero).
- Le supply chain sono problematiche e mancano componenti tech, data center, infrastrutture IA ecc.
- Alcune risorse chiave scarseggiano, oppure sono concentrate nelle mani di pochi (pensiamo alle terre rare).
- Guerre e tensioni internazionali sono all’ordine del giorno.
- I cambiamenti climatici accelerano e la transizione energetica dovrebbe spingere di conseguenza. Mancano però policy incisive, risorse e infrastrutture.
- L’intelligenza artificiale, rivoluzione assoluta, minaccia parecchie figure professionali.
Insomma, ci sono tanti elementi che dovrebbero mettere i mercati in un clima di tensione. Effettivamente l’incertezza c’è, così come le preoccupazioni, ma i grafici ci raccontano una storia che parla comunque di rialzi e record. In questo senso, entusiasmo, speculazione e maggiore partecipazione stanno giocando un ruolo chiave, unito ai buoni dati di alcuni colossi che contribuiscono parecchio alla performance di interi indici. L’incoerenza però resta.
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Andamento crypto e oro
Parentesi sulle criptovalute, che stanno comportandosi diversamente.
La storia di BTC è stata differente e la possiamo rivedere sul grafico BTC/USD qui sotto, proveniente da CoinGecko. 2023 e 2024 sono state annate all’insegna della crescita e il 2025 ha portato nuovi record storici. L’All-Time High attuale è di poco superiore ai 126.000 dollari all’esemplare.

Purtroppo, qualcosa poi si è inceppato ed è mancato l’acuto finale. BTC ha iniziato a perdere valore e oggi si trova poco sotto i 70.000 dollari.
Sia chiaro: questo dato è ottimo e tutti i “giornalisti” che in questi giorni prendono in giro la coin e gli investitori non sanno di cosa parlano. Come si può parlare di fallimento quando a fine 2023 eravamo a 35.000 dollari? Bitcoin dà, bitcoin toglie, è il prezzo da pagare per la volatilità. Ma il trend di lungo periodo è ultra positivo.
Chiusa questa parentesi, senza dubbio BTC è scollegata dall’andamento delle azioni. Dovremo quindi seguire la coin nello specifico e mettere sul piatto i fattori macro e geopolitici per poter immaginare come si comporterà in futuro. Per adesso restiamo a lateralizzare, cosa che non guasta dopo gli eccessi sia al rialzo che al ribasso.
ETH, numero 2 del mercato crypto e coin nativa di Ethereum, se l’è passata diversamente.

Il 2021 fu l’anno del boom, complice l’espansione della finanza decentralizzata. ll recupero post bear market ha caratterizzato 2023 e 2024 come per BTC, ma l’azione è stata più tranquilla e senza acuti.
Sì, ETH ha effettivamente toccato un nuovo massimo storico lo scorso anno, ma di poco superiore a quello precedente. Per capirci, mentre BTC ritoccava a 126k, raddoppiando quanto fatto nel 2021, Ether ha migliorato l’ATH di pochi dollari. Nel contesto attuale è una criptovaluta che deve limitare i danni e guardare al prossimo ciclo; le carte per essere protagonista le ha, bisogna vedere se saprà giocarle.
Le altcoin sono poi un mondo completamente diverso che attendono ancora una loro nuova stagione. In linea di massima sono davvero a parte e possono raggiungere la luna, così come crollare al centro della terra.
Quanto ad altri asset, negli anni recenti ha fatto paura la corsa dell’oro: +313% in 10 anni, +181% in 5 e, udite udite, +70% in un anno.
L’oro è il bene rifugio per eccellenza e la gente corre a comprarlo per proteggersi. La sua salita è strana, perché l’azionario ha spinto parecchio nel mentre. Ciò può essere visto come un indicatore: nonostante le ottime performance delle azioni, gli investitori cercano comunque di coprirsi data la situazione non completamente tranquilla. Un motivo di riflessione che dovremmo tenere in considerazione.
Mercato azionario e scenari futuri
Ci sono dei segnali che devono farci essere quanto meno un po’ più prudenti e non parliamo solo dell’oro che sale.
Restando negli States, la pubblicazione dei più recenti FOMC Minutes ha mostrato come i policy maker della Federal Reserve siano divisi sul da farsi. Come sempre, gli schieramenti sono due: chi vorrebbe tagliare i tassi in modo più netto; chi vorrebbe prendere tempo per seguire l’inflazione, che negli States resta sopra il target.
La vittoria dell’approccio orientato alla lotta all’inflazione sarebbe una brutta notizia per i mercati, che potrebbero prenderla male. Tuttavia, finora la resilienza l’ha fatta da padrona…
Altra cosa su cui riflettere è la super valutazione dei titoli tech orientati all’intelligenza artificiale e altre applicazioni promettenti. Sulla tecnologia nulla da dire, ma ci sono delle dinamiche che ricordano la Bolla dot-com. Come allora, molte aziende sono corse ad aggiungere anche solo un “AI” alla fine del nome per richiamare capitali, una pratica pericolosa che fa venire in mente le startup di fine anni ’90.
Non stiamo affermando che il mercato imploderà e che assisteremo a crolli epocali. Però, un po’ di attenzione bisogna averla: l’IA è un settore in estrema crescita e che avrà il ruolo di protagonista nell’immediato futuro. In ogni caso, teniamo i piedi per terrà è non esageriamo, perché il proverbio “non è tutto oro ciò che luccica” è in questo caso azzeccatissimo. Come in ogni mercato, solo i migliori resteranno dopo la scrematura.
Occhio poi agli sviluppi geopolitici e alle idee di Donald Trump. Basta davvero poco per scuotere i mercati, l’abbiamo visto ad aprile 2024, quando l’annuncio dei dazi provocò un fuggi-fuggi dalle stocks. Poco conta che poi si riuscì a ripartire, recuperare e guadagnare ancora: chi abbandonò la nave finì con l’affogare.
Quindi, quali sono i futuri scenari? Se ne possono delineare tantissimi, ma chiudiamo un po’ il cerchio:
- I mercati azionari continueranno a crescere. Questa possibilità è assolutamente plausibile, soprattutto se i tassi d’interesse negli States dovessero ridursi. In Europa sono già bassi, ma si deve fare fronte a difficoltà competitive dettate anche dalla struttura (vedi l’automotive); serve quindi una piccola rivoluzione per rilanciare le aziende e continuare a macinare terreno. Questro scenario potrebbe delinearsi anche grazie ad altri avvenimenti tra cui un rilassamento dei rapporti internazionali, la fine di qualche guerra e l’eliminazione dei dazi commerciali.
Ultima cosa, ma la più importante: i mercati non possono crescere per sempre. - Via a una fase laterale, con alti e bassi. Potremmo fermarci senza perdere terreno, o lasciando per strada poco in una sorta di piccolo bear market. Questo quadro potrebbe delinearsi con uno stallo dei tassi d’interesse, delle performance in termini di vendite delle aziende, delle tensioni internazionali e via dicendo. Per capirci: se restiamo ancora a lungo dove ci troviamo oggi, prima o poi ci fermeremo.
- Bear market. Dire “bear market” è poco preciso, perché ci sarebbero domande come “in che modo si manifesterebbe?”, “ci sarebbero crolli improvvisi?”, “scoppia una bolla?” e cose simili. Il fatto è che ora non possiamo sapere se, quando e come accadrà qualcosa che porterà effettivamente a un bear market dell’azionario. Potrebbe esserci un crollo improvviso con fuga di massa, così come un lento declino.
Massima attenzione all’andamento dell’inflazione soprattutto negli Stati Uniti e alle economie europee: la partita si gioca qui, salvo eventi geopolitici estremi.
Questo ragionamento è parecchio orientato alle azioni. Potremmo parlare di materie prime (molto eterogenee tra loro), oro (anch’esso in estrema salita) e ovviamente criptovalute (un mondo a parte).
Non possiamo mettere tutto insieme e trovare fattori comuni; ad esempio, in momenti di crisi l’oro potrebbe salire ancora, mentre le azioni potrebbero perdere tanto valore. In ogni caso, possiamo affermare che:
- Se le condizioni macroeconomiche e geopolitiche andassero a migliorare, sarebbe lecito aspettarsi il proseguo della crescita.
- Nel caso in cui restassimo in stallo, o peggio ci fossero risvolti negativi, dovremmo attenderci degli scenari potenzialmente ribassisti. Ovviamente a eccezione dei beni rifugio (BTC per ora resta fuori, ancora troppo volatile).
In conclusione, viviamo in un’epoca frizzante e depressa, ottimista e pessimista, sicura e incerta. No, l’ultima frase non è delirante, ma rappresenta appieno la realtà tra resilienza, timori e controsensi. A maggior ragione, come investitori, risparmiatori e persone dobbiamo essere ancor più sul pezzo e preparati/e a ciò che il futuro potrebbe riservarci. Così facendo arriveremo in tranquillità al porto, sia con il mare piatto che in piena tempesta.
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