Anche Bitcoin “passa” da Hormuz. E per ora sorprende
Bitcoin reagisce meglio delle borse dopo gli attacchi all’Iran dopo un weekend ad alta volatilità. Ma il contesto è ancora difficile
Bitcoin sorprende dopo un weekend di panico
Le borse asiatiche hanno aperto in forte calo dopo gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che hanno creato il panico sui mercati nel weekend.
Bitcoin, in questo contesto, ha però sorpreso per la sua tenuta relativa. Il prezzo di BTC ha oscillato tra i 63.000 e i 68.000 dollari, e tutto sommato ha overperformato su petrolio e azioni.
Il Nikkei giapponese ha aperto questa mattina in calo del 2,15%, Hong Kong ha perso oltre il 2,5%, mentre Singapore ha ceduto più del 2%.
La chiusura dello Stretto di Hormuz (da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale via mare) ha innescato un’impennata del Brent al +13%, e nell’azionario i titoli delle compagnie aeree sono stati tra i più colpiti, con ribassi superiori al 5% per diverse compagnie asiatiche. Il settore energetico cinese ha registrato invece i rialzi più significativi.
Dopo una prima ondata di liquidazioni nel fine settimana, il settore crypto ha rimbalzato rapidamente in un contesto di liquidità ridotta domenicale, con BTC tornato sopra i $68k prima di ripiegare nuovamente sotto i $66k.
Il comportamento di BTC segue una dinamica già osservata in altre crisi geopolitiche: quando i mercati tradizionali sono chiusi, le crypto assorbono per prime i flussi risk-off globali. Bitcoin, del resto, è l’unico grande asset liquido scambiato 24/7, e funge da “valvola di sfogo” per la pressione accumulata su azioni, bond e commodity. La vera price discovery, tuttavia, è attesa con la riapertura di Wall Street e dai numeri degli ETF spot Bitcoin.
In attesa di nuovi dati
Il nodo cruciale resta il petrolio. Un blocco prolungato di Hormuz potrebbe spingere il greggio verso i 100 dollari al barile, alimentando nuove pressioni inflazionistiche e complicando il percorso di tagli ai tassi da parte della Federal Reserve Usa.
In questo contesto, Bitcoin si trova in una posizione critica. In quanto asset alternativo è in grado di reagire rapidamente agli shock, ma è pur sempre sensibile ai cicli macro e alla liquidità globale.
BTC resta sotto del 47% rispetto al massimo di ottobre 2025, a 126.000 dollari. Il livello dei 60.000 rappresenta il supporto cruciale, e una rottura potrebbe aprire spazio verso la fascia 55.000 dollari.
Un ritorno stabile sopra i $70k potrebbe però innescare uno short squeeze. Con i CPI attesi l’11 marzo, il mercato crypto si trova ora davanti a un doppio test: geopolitico e macro. La tenuta di Bitcoin in queste ore suggerisce resilienza, ma la vera prova arriverà con la riapertura dei mercati tradizionali.
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