2 min read 06 Feb 2026

Non c’è pace per Bitcoin: il nuovo crollo mina ogni certezza

Sembrava che capitali istituzionali e maggiore adozione avrebbero portato stabilità, e invece Bitcoin si trova ora a livelli pre-FTX

Non c’è pace per Bitcoin: il nuovo crollo mina ogni certezza

Bagno di sangue per crypto e Bitcoin

Ci eravamo abituati a parlare di nuovi capitali istituzionali, ETF e nuove aziende crypto quotate in relazione a un nuovo status di Bitcoin, quello di asset ormai stabile e orientato al futuro in quanto “rifugio” da incertezze macro.

E invece, in pochi giorni, lo scenario è completamente cambiato. Al contrario, sono proprio i fattori di cui sopra, in un certo senso, ad aver amplificato l’ultimo movimento ribassista, che ha rimesso tutto in discussione.

Bitcoin è scivolato verso i $60k, registrando la peggiore giornata dai tempi del collasso del cex FTX. Un movimento rapido, violento, che ha spazzato via in poche ore la narrazione di un mercato ormai normalizzato.

Non si è trattato di una singola notizia, ma della convergenza di più fattori tecnici e finanziari che hanno agito insieme, amplificando il ribasso. La prima fase è stata un vero e proprio “flash crash”, con il prezzo precipitato verso i $60k, prima di tentare un rimbalzo. Stop-loss e liquidazioni hanno iniziato a scattare in sequenza, dimostrando come la struttura del mercato resti fortemente dipendente dalla leva e dalla liquidità nei mercati derivati. L’istituzionalizzazione, in questo senso, non ha eliminato le fragilità. Le ha forse solo spostate su un piano più complesso.

Una reazione a catena

A peggiorare la situazione, poi, è arrivata la scadenza di un’ingente quantità di opzioni su Bitcoin ed Ethereum. Per giorni la volatilità implicita era rimasta compressa, creando le condizioni ideali per un’esplosione improvvisa. Quando il prezzo ha iniziato a scendere, le coperture forzate e i riposizionamenti hanno trasformato una correzione in una caduta accelerata.

In parallelo, Wall Street si è mossa di conseguenza con una forte una rivalutazione del rischio in un contesto macro già incerto. Il segnale forse più eloquente è arrivato dalle azioni legate al mondo crypto. Anche le grandi società del settore sono finite sotto pressione, confermando come, nei momenti di panico, il mercato le tratti come “leva sul prezzo delle criptovalute”, non come aziende con fondamentali autonomi.

Il risultato è un promemoria difficile da ignorare: il mercato crypto non è più giovane, ma non è ancora stabile. È cresciuto, ma ha anche accumulato nuovi punti di stress. E quando questi si attivano, la volatilità torna a mostrarsi per quello che è sempre stata: una componente strutturale.

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