Pace Usa-Iran e riparte il risk-on. Dove può arrivare Bitcoin?
Bitcoin recupera i $65k sull’onda dell’accordo tra Stati Uniti e Iran. Ma la vera prova è consolidare il rimbalzo in una base solida
Il mercato compra la tregua
Bitcoin torna sopra quota 65.000 dollari sostenuto dal miglioramento del sentiment globale. È il risultato dell’accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran, che punta sulla riapertura dello Stretto di Hormuz.
Si sono così ridimensionati i premi al rischio sull’energia, spingendo il petrolio al ribasso e riportando acquisti sugli asset più sensibili alla liquidità, crypto incluse. Bitcoin torna su, e seguono in coda anche le altcoin, con ETH tornato sopra area 1.700 dollari e SOL sopra i 70 dollari.
L’accordo dovrebbe essere formalizzato in Svizzera nei prossimi giorni, e prevederebbe una finestra di cessate il fuoco di 60 giorni, durante la quale verrebbero affrontati anche i dossier più complessi, dal nucleare iraniano alle sanzioni, passando per il Libano (e il ruolo di Israele nel conflitto).
Brent e WTI sono scesi di oltre il 4%. Bitcoin ha reagito (ovviamente) nella direzione opposta, poiché quanto il greggio scende per una distensione geopolitica, la pressione macro si alleggerisce e gli investitori tornano più disponibili a comprare “rischio”.
I prossimi ostacoli di BTC
Il rimbalzo di Bitcoin sembra più un “relief rally macro”, e non una vera ripartenza strutturale del mercato crypto. La salita è infatti stata amplificata dalla liquidità ridotta del weekend e da posizionamenti difensivi che si sono rapidamente chiusi dopo le notizie sull’accordo.
In altre parole, il mercato non sta ancora prezzando un miglioramento dei fondamentali crypto. Sta semplicemente rimuovendo una parte della “paura geopolitica” che aveva pesato su BTC nelle ultime settimane.
Per confermare un cambio di trend, Bitcoin dovrà mantenere il recupero anche nei prossimi giorni e superare resistenze più importanti, a partire dall’area 68.000 dollari.
La reazione non è stata guidata da una narrativa crypto-specifica (ETF, upgrade di rete o nuovi prodotti istituzionali), ma è stata una risposta squisitamente macro.
Nelle ultime settimane, BTC si era mosso quasi come un termometro della “paura macro”: venduto durante le tensioni su Hormuz e comprato quando il mercato ha iniziato a credere a una soluzione diplomatica.
Il prossimo ostacolo, verosimilmente, arriverà dalla Federal Reserve. Questa settimana si terrà il primo meeting guidato dal nuovo presidente Kevin Warsh, e gli investitori attendono indicazioni sul percorso dei tassi per il resto dell’anno. Se Warsh dovesse adottare un tono più accomodante, il rally potrebbe trovare nuova forza. Se invece il messaggio sarà ribassista, il recupero legato alla tregua USA-Iran potrebbe esaurirsi rapidamente.
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