Dazi, crypto e nervi scoperti: tutti gli occhi sono su Davos
Davos si apre con lo scontro tra Trump e l’Europa mentre investitori e governi misurano i rischi: le variabili sono molte anche per crypto e Bitcoin
Tutti gli occhi sul WEF
Il World Economic Forum di Davos è aperto in un clima di totale incertezza geopolitica. Leader, dirigenti e grandi nomi della finanza globale si stanno incontrando ancora una volta a Davos, ma dell’edizione 2026 sappiamo già quale sarà il tema affrontato: le nuove frizioni tra gli Stati Uniti e l’Europa innescate da Donald Trump.
Proprio in questi giorni, il presidente Usa ha minacciato l’introduzione di nuovi dazi sulle importazioni europee qualora i negoziati su Groenlandia non dovessero portare a un accordo. Il piano prevede una tariffa iniziale del 10% a partire da febbraio su beni provenienti da Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Finlandia e Regno Unito, con un possibile aumento fino al 25% dal 1° giugno in caso di rottura delle trattative.
Trump è atteso a Davos nei prossimi giorni ma, nel mentre, gli organizzatori hanno confermato una delegazione statunitense di primo piano già in arrivo, con il segretario al Tesoro Scott Bessent, il segretario di Stato Marco Rubio e l’inviato per il Medio Oriente Steve Witkoff.
Le minacce di Washington non sono rimaste senza conseguenze, e già nella sessione asiatica di oggi, euro e sterlina si sono indeboliti contro il dollaro, mentre gli investitori hanno valutato l’impatto di un possibile scontro commerciale.
Economisti e analisti, in tutto questo, temono ripercussioni significative per le economie più orientate all’export, come Germania e Regno Unito. E si torna, in un certo senso, a uno scenario già visto nella primavera dello scorso anno.
La preoccupazione si riflette sui mercati
L’Europa ha reagito definendo le minacce tariffarie una forma di “ricatto economico”, lasciando intendere che l’Unione Europea potrebbe rispondere con misure analoghe.
Come successo in passato in concomitanza al “Liberation Day tariffs” dell’aprile 2025, Bitcoin ha reagito con un calo superiore al 2%, scivolando nuovamente sotto quota 93.000 dollari.
E in tutto ciò, l’oro continua invece a beneficiare dell’incertezza geopolitica. Le indiscrezioni su un possibile coinvolgimento degli Stati Uniti nelle tensioni in Iran hanno spinto il metallo prezioso a un nuovo attacco agli ATH, con prezzi intorno ai 4.670 dollari l’oncia.
Nonostante il clima teso, tuttavia, si segnala anche una certa “assuefazione” alle minacce geopolitiche. Tanto che secondo alcuni osservatori, gli investitori tendono a scontare solo parzialmente gli scenari più estremi.
La sensazione di molti è che Trump non riuscirà a mettere in pratica tutto ciò che annuncia, e questo limita l’impatto immediato sui prezzi degli asset. Resta il fatto che il World Economic Forum 2026 si apre sotto il segno dell’instabilità, con le nuove tensioni che determineranno il dibattito più delle tradizionali agende su crescita, innovazione e cooperazione globale.
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