4 min read 13 Jan 2026

Iran: il rial ora vale €0. Capito a cosa serve Bitcoin?

La valuta iraniana ha toccato il fondo insieme alle proteste contro regime e inflazione, portando Bitcoin al centro del dibattito politico in tutto il mondo

Iran: il rial ora vale €0. Capito a cosa serve Bitcoin?

Bitcoin e la sfida dell’Iran

Il rial iraniano ha subito un ultimo decisivo deprezzamento arrivando, di fatto, a valere “zero” contro l’euro. Si accentua così l’isolamento finanziario del paese, in un contesto in cui le proteste “economiche” sono andate a scontrarsi direttamente con il regime con forti ripercussioni geopolitiche.

Secondo i dati più recenti, il rial si scambierebbe intorno agli 1,47 milioni per dollaro, mentre in Europa non risulta nemmeno più convertibile. All’interno del Paese, il potere d’acquisto è ai minimi storici, con l’accesso ai beni di prima necessità reso particolarmente complicato.

Le manifestazioni guidate inizialmente da commercianti e imprenditori si sono estese a fasce sempre più ampie della popolazione. Le richieste, infatti, vanno ormai oltre l’economia e riguardano un cambiamento nella governance del Paese. Anche contro la rupia indiana il rial vale ormai frazioni infinitesimali, e rispetto al dollaro statunitense è sceso a livelli mai visti prima.

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Una moneta che vale “zero”

Tecnicamente, una valuta non può scendere a zero finché uno Stato continua a operare. Si dovrebbe parlare quindi di una perdita “estrema” di potere d’acquisto e di un processo che potrebbe sfociare in una “ridenominazione”.

Lo stesso Parlamento iraniano, diversi mesi fa, ha previsto la rimozione di “4 zeri” dal rial, per un progetto in cui verranno messe in circolazione nuove banconote. Il problema rimane però strutturale, risolvibile solo affrontando di petto questioni come le sanzioni internazionali, la crescita economica e la stabilità politica.

Con la fiducia nel rial ormai ai minimi, non ha potuto che crescere l’attenzione verso asset alternativi come Bitcoin. Per alcuni cittadini la prima crypto rappresenta una copertura contro la svalutazione. Tuttavia, l’adozione resta limitata da restrizioni di carattere normativo e tecnologico. influisce, in questo senso, il blocco a Internet imposto dal regime alla popolazione iraniana in questi giorni.

Ad ogni modo, BTC sta affrontando anche una sfida squisitamente politica: un problema per cui è stato creato originariamente, per quanto la realtà sia ben diversa da quella che si era immaginata nel suo whitepaper.

La sfida politica di BTC è messa alla pratica

L’obiettivo originario di BTC era tecnico, ovvero consentire pagamenti online senza passare da enti terzi. Il metodo per farlo è però anche una scelta politica, contro un mondo in cui la fiducia negli intermediari finanziari può venire meno. Non sarà semplice, ma Bitcoin può ancora dire la sua in un paese in cui alla svalutazione monetarie si accompagnano anche ostacoli normativi.

In primo luogo come riserva di valore contro la svalutazione, ma anche come ancora di salvezza in un memento in cui un sistema di pagamento tradizionale non è proprio disponibile (come in questo caso).

La sfida vera è quindi contro il regime, che in questi giorni potrebbe prendere di mira exchange e il trading peer-to-peer fino a limitare l’accesso a Internet a connettività satellitare. Non a caso, sempre il governo iraniano ha imposto un limite agli acquisti in stablecoin poiché minerebbero il controllo monetario dello Stato.

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