2 min read 23 Jun 2026

Il muro MiCA per i cex Ue: “In molti rischiano di uscire di scena”

Dal 1° luglio finisce la fase transitoria del MiCA, il regolamento europeo sulle crypto: quanti exchange rischiano di non sopravvivere?

Il muro MiCA per i cex Ue: “In molti rischiano di uscire di scena”

La stretta europea del MiCA

Il conto alla rovescia del MiCA, il nuovo regolamento europeo per gli operatori crypto, entra nella fase più delicata. Secondo Erald Ghoos, CEO di OKX Europe, circa l’80% degli exchange crypto non riuscirà a sopravvivere al nuovo quadro regolatorio europeo. È una previsione dura, e che fotografa il cambio di passo imposto dall’Unione Europea.

Con la fine delle ultime finestre transitorie nazionali, il 1° luglio, le piattaforme prive di autorizzazione CASP non potranno più offrire legalmente servizi ai clienti europei.

Non parliamo di una semplice formalità burocratica. Il regolamento chiede agli operatori crypto requisiti di trasparenza, governance, supervisione, tutela degli utenti e separazione tra fondi dei clienti e asset propri della società. Per chi ottiene la licenza in uno Stato membro, si apre la possibilità di operare in tutto lo Spazio economico europeo attraverso il passaporto regolamentare. Per chi resta fuori, invece, il rischio è quello di dover bloccare l’accesso, interrompere i servizi o gestire migrazioni forzate in tempi molto stretti.

Il punto sollevato da Ghoos in un’intervista a The Block è che una parte rilevante del mercato “non sarebbe pronta”. Molti utenti europei utilizzerebbero ancora piattaforme non autorizzate o prive di un percorso credibile verso la licenza. Alcune sono operatori offshore senza una vera presenza nell’UE, altre hanno continuato ad appoggiarsi alle deroghe transitorie, altre ancora dispongono di una licenza per una controllata europea, ma mantengono app globali non autorizzate accessibili agli utenti del continente.

Il mercato crypto europeo si prepara alla selezione naturale

Gli exchange già autorizzati, come OKX, Coinbase e Kraken, potrebbero assorbire una quota crescente dei volumi europei, mentre le piattaforme rimaste ai margini dovranno scegliere tra uscire dal mercato, ridimensionarsi o appoggiarsi a infrastrutture regolamentate di terzi.

Per gli utenti, inoltre, la scadenza non è solo una questione normativa. Dopo il 1° luglio, restare su un exchange non autorizzato potrebbe significare esporsi a blocchi improvvisi, problemi nei prelievi o minori tutele in caso di crisi operativa.

Invitiamo anche noi quindi a controllare il registro pubblico dell’ESMA o il nostro elenco aggiornato e spostare per tempo gli asset verso operatori autorizzati.

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