2 min read 16 Jan 2026

Quantum computing: da Wall Street i primi “preoccupati” lasciano BTC

Le preoccupazioni legate al quantum computing stanno spingendo alcuni investitori istituzionali a rivedere la loro esposizione a BTC e alle crypto

Quantum computing: da Wall Street i primi “preoccupati” lasciano BTC

Bitcoin e il rischio quantum computing

Ha fatto molto rumore, nelle ultime ore, la decisione di Christopher Wood, global head of equity strategy di Jefferies, di azzerare completamente la sua allocazione in Bitcoin.

La decisione del capo di une delle più grandi società globali di investment banking, come riporta Bloomberg, è stata annunciata nell’ultima edizione della newsletter “Greed & Fear”. Wood afferma di aver liquidato la sua posizione in BTC, pari al 10% del suo portafoglio,  a causa dei rischi strutturali che l’evoluzione dei computer quantistici potrebbe rappresentare per la sicurezza della blockchain.

Proprio Wood era stato uno dei primi “istituzionali” a scommettere su Bitcoin come copertura contro la svalutazione monetaria e, dal 2020, l’asset si era ritagliato sempre più spazio all’interno del portafoglio.

Ora invece la prima crypto è stata sostituita da un’allocazione del 5% in oro fisico e del 5% in società minerarie aurifere, segnando un ritorno a beni rifugio tradizionali.

“Il rischio quantistico è potenzialmente esistenziale, perché compromette il ruolo di Bitcoin come riserva di valore e alternativa digitale all’oro”, ha dichiarato Wood.

BTC a rischio?

La questione la avevamo già affrontata in passato, e il tema è sempre al centro del dibattito. I computer quantistici, infatti, sono capaci di  risolvere problemi matematici oggi considerati intrattabili, inclusi quelli su cui si basa la crittografia blockchain.

Bitcoin utilizza questi sistemi crittografici per proteggere i wallet, le transazioni e i processi di maning, e la possibilità di ricavare una chiave privata da una chiave pubblica comprometterebbe tutta la rete, dando la possibilità a un attore malevolo di spostare fondi senza il consenso del proprietario.

Wood sostiene che la minaccia potrebbe materializzarsi in pochi anni, non in decenni come spesso si presume. È proprio questa tempistica a rendere Bitcoin, secondo lui, inadatto come investimento di lungo periodo allo stato attuale.

Il futuro resta incerto. Da una parte dell’industria ritiene che il rischio è ancora lontano, dall’altra alcuni investitori starebbero già ricalibrando i portafogli.

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