Il petrolio fa ora volare Bitcoin e oro, la "strana coppia”
Il ritorno delle esportazioni saudite per Hormuz ha abbassato il prezzo del greggio, e il mercato torna a guardare agli asset “alternativi”. Bitcoin e Oro godono
BTC e oro si muovono al contrario del petrolio
Il petrolio continua a scendere, con il WTI finito sotto i 68 dollari per la prima volta in 125 giorni, cancellando gran parte del “premio” accumulato durante le tensioni tra Stati Uniti e Iran.
A pesare è soprattutto la ripresa delle esportazioni saudite attraverso lo Stretto di Hormuz. Dopo la riapertura della rotta, quattro superpetroliere operate da Bahri, il vettore nazionale saudita, avrebbero infatti lasciato il Golfo con circa 8 milioni di barili.
Il recupero è significativo. Durante il conflitto, le esportazioni saudite erano scese a 4 milioni di barili al giorno, contro oltre 7 milioni registrati a febbraio. Ora i flussi si stanno riavvicinando ai livelli pre-guerra, con Saudi Aramco che ha ripreso a spostare i carichi da Ras Tanura, il più grande terminal petrolifero al mondo.
Anche il traffico navale nello stretto sta tornando alla normalità, secondo le stime di Kpler, con circa 40 attraversamenti al giorno. Da questo passaggio transiterebbe circa il 20% del commercio petrolifero via mare.
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Bitcoin e oro si muovono al contrario
Mentre il petrolio scende, Bitcoin e oro si muovono nella direzione opposta. Della strana correlazione tra i due asset ne abbiamo già parlato in passato in negativo, ma questa dinamica sembra ripresentarsi anche al rialzo.
BTC ha guadagnato oltre il 5% nelle ultime 24 ore, riportandosi sopra quota 61.500 dollari. Gode del calo della tensione geopolitica e del ritorno dell’appetito per il rischio, per un comportamento del mercato del tutto plausibile. Un petrolio più debole, del resto, riduce la pressione sulle aspettative di inflazione e rende meno probabile una nuova fiammata sui prezzi energetici. Questo favorisce gli asset rischiosi, a partire da Bitcoin e le crypto.
Allo stesso tempo, però, anche l’oro continua a salire. L’asset ha superato i 4.100 dollari all’oncia, confermando come gli investitori (forse) non abbiano abbandonato del tutto le coperture contro inflazione e instabilità geopolitica.
I mercati stanno prezzando, insomma, una normalizzazione dell’offerta petrolifera, ma sembrano non considerare ancora definitiva la tregua tra Stati Uniti e Iran. Per questo Bitcoin sembra beneficiare del ritorno della propensione al rischio, mentre l’oro attira chi mantiene ancora un approccio prudente.
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