Il rally metalli preziosi non si ferma più: l’oro verso i $5.000/oz
La corsa dell’oro si trascina dietro tutti i metalli preziosi, che dopo aver chiuso un 2025 da record non si fermano e puntano nuovi massimi
La corsa all’oro del 2026
Il settore dei metalli preziosi attira sempre più investitori, e i mercati non mostrano segni di rallentamento nemmeno in questa prima parte di 2026 dopo un anno da record.
Dopo aver chiuso il 2025 ai massimi storici, oro e argento hanno proseguito nel loro rally sostenuti da tensioni geopolitiche e una politica monetaria Usa ancora incerta.
Nelle ultime ore, l’oro ha superato 4.600 dollari l’oncia (circa €127 al grammo), minacciando i $5.000. A dare l’ultimo boost è stata la notizia dell’indagine nei confronti di Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, ma è anche il contesto geopolitico a spingere l’asset sempre più in alto.
L’oro però non è solo. Anche l’argento, per esempio, è sotto i riflettori con il superamento dei 90 dollari l’oncia, per un movimento che conferma il trend del 2025. L’oro ha chiuso lo scorso anno a +65%, mentre l’argento a +150%.
Metalli sempre più in alto
Secondo molti analisti, il contesto geopolitico sarebbe un supporto strutturale, dalla guerra in Ucraina fino alle nuove politiche commerciali statunitensi, a partire dalle tensioni tra Stati Uniti e Cina.
Non a caso, proprio Pechino ha limitato le esportazioni di terre rare, mettendo in evidenza quanto questi asset siano critici per i settori produttivi Usa. Lo stesso argento è un componente essenziale per AI, veicoli elettrici, rinnovabili e produzione industriale in Usa ed europea.
Non è inverosimile, a questo punto, che l’oro possa toccare i $5k l’oncia e l’argento i $100. Se per l’argento si rimane “ottimisti” più per fattori commerciali (la sua criticità in una vasta gamma di settori), per l’oro è centrale anche il contesto monetario. Se gli Usa continueranno a insistere su un percorso di tagli dei tassi ai ritmi del 2025, allora l’oro potrebbe continuare nel suo trend rialzista sulle orme dell’anno passato.
L’indagine su Powell ha riacceso i dubbi sull’indipendenza della Fed e sulla credibilità della politica monetaria statunitense. E non si vedono all’orizzonti segnali di un possibile catalizzatore per un un’inversione del trend sui metalli.
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