Rischio quantum? Più di Bitcoin, la questione riguarda Ethereum
Un report di Google ha riacceso i riflettori sulle minacce dei computer quantistici per il mondo crypto. A rischio (più di Bitcoin) sembra esserci Ethereum
Il pericolo “quantistico” per le crypto
L’arrivo dei computer quantistici, come già discusso in passato, potrebbe rappresentare una minaccia concreta per il mondo crypto e Bitcoin. Questo, almeno, è quello che si evince in un nuovo report di Google, che mette però sotto i riflettori soprattutto Ethereum. Ci sarebbero infatti cinque possibili “vettori di attacco” che potrebbero esporre a pericoli oltre 100 miliardi di dollari.
Lo studio, realizzato insieme alla Ethereum Foundation e a ricercatori di Stanford, analizza nel dettaglio le vulnerabilità strutturali della rete in uno scenario post-quantum.
Uno dei punti più critici riguarda il design stesso di Ethereum. A differenza di Bitcoin, dove la chiave pubblica “può restare nascosta fino alla prima transazione, su Ethereum diventa visibile fin da subito”.
Questo significa che, in presenza di un computer quantistico avanzato, gli indirizzi più “ricchi” potrebbero essere presi di mira direttamente. Secondo il report, i 1.000 wallet “principali” (con circa 20,5 milioni di ETH) sarebbero esposti, e potrebbero teoricamente essere compromessi in pochi giorni.
Un secondo livello di rischio riguarda la DeFi. Molti smart contract prevedono infatti chiavi “amministrative” con privilegi elevati, offrendo il fianco a potenziali blocchi di protocolli e spostamenti di fondi.
Ma il rischio maggiore è sistemico: queste chiavi controllano anche l’emissione di stablecoin come USDT e USDC. E una compromissione potrebbe teoricamente permettere la creazione illimitata di token, con impatti su oltre 200 miliardi di dollari di asset tokenizzati.
Gran parte dell’attività su Ethereum passa poi attraverso Layer-2 come Arbitrum e Optimism. Tuttavia, queste soluzioni si basano su schemi crittografici non resistenti “al quantum”. Il report stima come almeno 15 milioni di ETH tra Layer-2 e bridge cross-chain siano potenzialmente vulnerabili.
Non scappa nemmeno il meccanismo di consenso proof-of-stake, che sarebbe esposto in virtù del fatto che validatori utilizzano firme digitali potenzialmente compromesse da computer quantistici.

In difesa di Ethereum
All’interno dello studio in questione figura anche il dev Justin Drake della Ethereum Foundation, che ha avviato da tempo ricerche sulla post-quantum cryptography con aggiornamenti previsti entro il 2029. Tuttavia, aggiornare la blockchain sembra non sarà sufficiente. Ogni protocollo dovrà infatti aggiornarsi autonomamente, rendendo il processo lungo e complesso.
Al momento, gli attacchi quantistici restano teorici, ma iniziano a definire una possibile “scadenza tecnologica” per il settore. Nel frattempo, cresce l’attenzione verso soluzioni “quantum-resistant”.
Tra queste, Quantum Resistant Ledger, il cui token QRL ha registrato un forte rialzo nelle ultime 24 ore. Il progetto utilizza lo schema crittografico XMSS, riconosciuto come “resistente” agli attacchi quantistici.
Se confermata, la minaccia quantistica metterebbe in discussione alcuni dei pilastri fondamentali del mondo crypto, ovvero sicurezza, immutabilità e fiducia nel codice.
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