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Silk Road: cos'è la Via della Seta

Di Gabriele Brambilla

Se il termine "Silk Road" genera confusione, questo è l'articolo giusto per te: ecco tutto ciò che c'è da sapere!

Silk Road: cos'è la Via della Seta

Cosa è la Silk Road?

Silk Road: quante volte abbiamo sentito questo termine?

Tradotto in Via della Seta, esso indica realtà molto diverse tra loro. Nello specifico, troviamo tre Silk Road di cui parleremo:

  • Una storica, presente dall’antichità per un lungo periodo di tempo;
  • Quella virtuale, che riguarda a stretto giro anche le criptovalute;
  • Quella contemporanea, di cui parleremo nell’ultimo paragrafo.

Scopriamo più a fondo tutti questi punti e impariamo a tutto tondo che cos’è la Via della Seta.

La vecchia Via della Seta

Guardando all’antichità, la Via della Seta consisteva nell’insieme di strade e sentieri che mettevano in comunicazione l’Asia, in primis la Cina, con il Medio Oriente, l’Africa orientale, l’Europa del Sud e l’Africa occidentale, includendo nel percorso anche l’India.

La storia della Silk Road affonda le radici ad alcuni secoli prima di Cristo, cessando poi di esistere intorno al 1450/1500. In quest’epoca sorse infatti l’Impero Ottomano, che tagliò il collegamento con l’Oriente.

Una rivistazione più moderna del termine Via della Seta (Silk Road in inglese) è Silk Routes (ossia Rotte della Seta), mettendo così in evidenza l’intricata rete di collegamenti che rendeva possibile a persone, prodotti e culture lontane di incontrarsi.

Le Silk Routes sono infatti un ottimo esempio di globalizzazione ante litteram. Non erano solo le merci a spostarsi: dalle religioni alle filosofie, dalle lingue alle conoscenze scientifiche, fino alle malattie, il mondo divenne un po’ più piccolo.

Il blocco ottomano lanciò la stagione delle scoperte e della ricerca di nuove rotte per raggiungere le Indie e l’Estremo Oriente, con tutte le conseguenze positive e negative che ne scaturirono: scoperta dell’America, arrivo di nuovi prodotti in Europa, Tratta degli Schiavi…

Ma perché le rotte vengono definite della seta? Presto detto: i cinesi furono i primi a scoprire e lavorare questo prezioso tessuto, prodotto dall’omonimo baco. Secondo gli storici, i metodi di allevamento, raccolta e lavorazione fino al prodotto finito furono sviluppati intorno al 2.700 a.C.; poi, a partire dal 200 a.C. furono i romani a importare la seta dalla Cina.

La Via della Seta fu indispensabile per permettere ai tessuti di raggiungere le ville patrizie romane, ma presto si aggiunsero altri prodotti come spezie, tè e fini porcellane. In Asia interessavano invece alcuni prodotti e capi europei come vino, miele e cavalli.

La Silk Road è ormai un ricordo, ma restano alcune tracce del suo passato. Dopotutto, un insieme di strade della lunghezza superiore ai 6.500 km prevedeva monumenti, villaggi e strutture di accoglienza per far riposare carovanieri e animali. L’estenuante viaggio era infatti pieno di pericoli, da quelli climatici ai predoni. Alcuni spezzoni delle Silk Routes sono oggi Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Usciamo dalla “Prof. Barbero mode” (qui un articolo per approfondire) e passiamo a un’altra tipologia di Silk Road, meno affascinante ma ugualmente pericolosa.

La vecchia Via della Seta

Tempi moderni: Silk Road nel dark web

Entriamo nel mondo del dark web e parliamo di Silk Road, il marketplace lanciato nel 2011 e resistito fino all’ottobre 2013. Infatti, quel mese l’FBI arrestò il fondatore e mise offline il portale.

Silk Road operava sul dark web, protetto dalla rete Tor. Le transazioni avvenivano in bitcoin, criptovaluta ai tempi in grado di tutelare l’anonimato. Oggi invece la storia è differente: seppur sia vero che per utilizzare BTC e possedere un wallet non dobbiamo fornire alcun dato personale, nel momento in cui ci si interfaccia con un exchange, l’identità è presto nota (alle autorità e in caso di bisogno, non alle persone comuni).

Silk Road offriva una vasta gamma di prodotti, concentrandosi soprattutto sullo spaccio di varie tipologie di droghe, ma anche sottoprodotti delle stesse (come un famoso energy drink a base di cocaina…).

Partito in sordina, il portale non impiegò molto tempo a richiamare un pubblico ampio e fidato, desideroso di acquistare stupefacenti e altri oggetti illegali. Acquisendo popolarità divenne noto anche nelle sfere della politica USA, che iniziarono a chiedere a gran voce (soprattutto alla DEA) di chiuderne definitivamente i battenti.

Le indagini condussero a una persona: Ross Ulbricht, americano di neppure trent’anni, noto con il nickname di Dread Pirate Roberts. L’uomo fu arrestato il 2 ottobre 2013 a San Francisco e il sito internet finì per essere oscurato.

Con il proseguire delle indagini, aumentarono anche i bitcoin confiscati di proprietà di Ulbricht: prima 26.000, poi 144.000, poi altri 145.000. Il valore di mercato del tempo si assestava a decine di milioni di dollari.

Durante il processo, la tesi della difesa sostenne che Ulbricht fondò sì il portale, ma lasciò poi il controllo a Mark Karpelès, ex CEO di un exchange il cui nome fa ancora rabbrividire: Mt. Gox. Non lo conosci? Ne parleremo e rimedieremo a questa lacuna, non temere!

Ebbene, l’accusa smontò completamente la tesi e provò che Ulbricht gestì il sito per un periodo ben più lungo. Al termine, egli fu condannato per diversi gravi capi d’accusa (tra cui riciclaggio di denaro e traffico di droga). Sentenza finale: due pene a vita senza possibilità di libertà vigilata; inutile quindi specificare che oggi Ulbricht è in carcere, dove resterà fino alla fine dei suoi giorni.

Dieci anni fa, come dicevamo, gli exchange non rispettavano le regole odierne. La KYC non era necessaria in molti Paesi e talvolta era possibile trovare il modo di convertire valuta fiat e crypto in maniera totalmente anonima, favorendo effettivamente le attività criminali.

Oggi lo scenario è ben diverso, tant’è che BTC e la maggior parte della crypto sono considerate totalmente trasparenti (cosa che peraltro è sempre stata così). La blockchain è immutabile e pubblica; chiunque può seguire le transazioni e sapere quanto è disponibile su quel wallet, a chi ha inviato soldi e da chi ne ha ricevuti. Un aspetto positivo al tempo stesso negativo, che ha avuto come conseguenza la nascita delle privacy coin alla Monero. Il problema dell’anonimato sorge quando entra in gioco un exchange, perché le autorità hanno la possibilità di collegare un nome reale al wallet.

Per stare al sicuro in rete, non solo con le crypto, raccomandiamo di utilizzare sempre una VPN come quella di Nord VPN, tra le più complete che ci siano. Inoltre, ti invitiamo a seguire i nostri corsi gratuiti per imparare tutto, ma proprio tutto, sul mondo delle criptovalute.

Tempi moderni: Silk Road nel dark web

Silk road contemporanea e la Belt and Road Initiative

Non una, non due ma ben tre Silk Road!

La moderna Via della Seta indica un insieme di opere e infrastrutture che mirano a creare e potenziare i collegamenti tra Asia, Europa e Africa. Essa prevede sia rotte di terra che marittime, in cui hanno estrema importanza alcuni snodi come il Canale di Suez e lo Stretto di Malacca.

Tra i progetti che ne fanno parte, particolare importanza alla Belt and Road Initiative, di cui segue la mappa.

Nuova Via della Seta

Credits: Lommes, Wikimedia

La BRI è un progetto cinese, facente parte della strategia messa in atto nel 2013 che ha come obiettivo l’investimento e/o le interazioni commerciali in svariati Paesi mondiali. L’idea alla base è di aumentare sempre più l’influenza del gigante asiatico all’estero, in ottica di accrescere la posizione di superpotenza mondiale. Con tutte le differenze del caso, la Belt and Road Initiative è stata più volte comparata al Piano Marshall americano del Secondo Dopoguerra.

Economicamente, il progetto può dar vita a rapporti virtuosi e vantaggiosi anche per i Paesi stranieri, ma non è oro tutto ciò che luccica.
L’Italia, primo Paese del G7 a sottoscrivere la sua partecipazione nel 2017 (indispettendo gli alleati storici), ha registrato un aumento delle esportazioni in Cina di circa il 25% nel periodo 2019-2021. Tuttavia, il rovescio della medaglia è presto svelato: lo squilibrio della bilancia import/export è andato crescendo, in quanto la Cina ha visto salire le esportazioni verso l’Italia del 50% circa nello stesso periodo. L’Italia ha quindi rivalutato la posizione e uscirà dalla BRI nel 2024.

La valenza della Belt and Road Initiative va però ben oltre gli scambi commerciali. Vi sono infatti aspetti geopolitici molto più complessi e che si allacciano alle tensioni internazionali nello scontro-non scontro tra Stati Uniti e Cina.

La B&R conta oltre 150 partecipanti e ha dato vita ad alternative che mirano a ridimensionarla e contrastarla. Il dibattito politico è sempre molto acceso e di sicuro proseguirà nel tempo.

Per adesso, segnaliamo che la Cina ha investito tantissimo all’estero in questi anni, dando effettivamente vita a una rete di collegamenti e infrastrutture. Tuttavia, la difficile situazione economica cinese lascia delle perplessità su sostenibilità e sorti del progetto stesso.

Silk road contemporanea e la Belt and Road Initiative

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