Tokenizzazione degli asset: via libera alle normative

Di Gabriele Brambilla

Cos'è la tokenizzazione? Quali asset coinvolge? Scopriamo uno dei trend del momento e le normative che mirano a disciplinarlo

Tokenizzazione degli asset: via libera alle normative

Introduzione alla tokenizzazione

Tokenizzazione: una parola sempre più presente nei contenuti del mondo della finanza. Di che cosa si tratta? Quali sono le normative a riguardo?

Sappiamo che l’argomento è di grande interesse e talvolta può generare confusione. Abbiamo quindi deciso di preparare un bell’approfondimento.

Innanzitutto scopriremo in che cosa consiste la tokenizzazione e come essa aiuta le persone comuni ad avvicinarsi agli investimenti tradizionali.

Dopodiché potremo spostarci sulle normative, considerando che proprio negli ultimi tempi ci sono importanti novità a riguardo: l’entrata in vigore di un Regolamento UE specifico e di un Decreto Legge italiano a supporto.

C’è parecchio da dire ma non preoccuparti: andremo dritti al punto senza omettere nulla… iniziamo!

Come funziona la tokenizzazione?

Prima di addentrarci nei dettagli legislativi, dobbiamo avere chiaro cosa si intende per tokenizzazione?

Cominciamo dal principio: gli asset. Questa categoria racchiude a sua volta diversi gruppi quali azioni, obbligazioni, materie prime (commodities), valute, titoli di Stato, criptovalute e via dicendo.

Alcuni di questi asset, come le criptovalute, sono acquistabili in piccolissime frazioni di un’unità. Ad esempio, possiamo comprare anche pochi millesimi di bitcoin senza essere obbligati a ordinarne uno intero.

Questo punto è fondamentale per poter far avvicinare le persone, soprattutto se si tratta di qualcosa il cui prezzo taglierebbe fuori dai giochi i piccoli investitori; dopotutto, non tutti possono permettersi di acquistare un bitcoin intero.

Lo stesso discorso vale anche per altri beni oltre alle crypto.

Altri asset non consentono invece di procedere in questo modo e obbligano l’investitore a comprare singole unità non divisibili o, peggio ancora, impongono lotti minimi per ordine. Le azioni (stock) sono l’esempio perfetto.

Ipotizzando di voler investire 100$ al mese su azioni Apple, non potremmo impostare un ordine di acquisto di questa cifra. Al momento della scrittura, una singola azione dell’azienda di Cupertino vale circa 155$; immaginando che tale dato resti invariato, dovremmo quindi muoverci in questo modo:

  • Mese 1: accantonare 100$.
  • Mese 2: accantonare altri 100$. Acquisto di 1 azione a 155$; capitale residuo non investito pari a 45$.
  • Mese 3; accantonare 100$. Capitale insufficiente a un secondo acquisto, se ne parlerà nel mese 4.

Come possiamo notare, questo sistema non è efficiente. In più, il valore delle azioni Apple potrebbe variare sia in positivo che in negativo.

Arriviamo quindi al punto: come poter investire su asset che non prevedono l’acquisto di porzioni e/o ridotti quantitativi? Gli asset frazionari sono la risposta.

Questo strumento ci permette di impostare ordini anche piccoli senza alcun problema. Potremo comprare e vendere appunto parti di azioni (azioni frazionarie) e altri asset teoricamente indivisibili. Ciò è reso possibile grazie ad alcuni broker che acquistano lotti di questi beni secondo le regole, per poi cederli in piccole quote ai propri clienti.

Grazie al meccanismo appena descritto, chiunque può investire anche cifre contenute senza alcun problema.

Facciamo un ultimo passo avanti e scopriamo gli asset tokenizzati. Il principio è lo stesso dei frazionari; anzi, potremmo dire che essi sono la stessa cosa ma distribuita in maniera differente.

Gli asset tokenizzati sono azioni, commodities, titoli e via dicendo che vengono trasformati in token. Il concetto è semplice, immaginiamo un broker e vediamo i passaggi che dovrà compiere:

  • Il broker acquista azioni e le detiene.
  • Si creano dei token che rappresentano l’azione. Di fatto, il token è uno strumento derivato distribuito su blockchain.
  • Infine, si rendono disponibili all’acquisto e vendita.

Ecco che gli investitori potranno investire su asset tipici della finanza tradizionale mediante la blockchain. I vantaggi derivanti dalla tokenizzazione sono diversi:

  • Le commissioni sono generalmente inferiori a quelle proposte dai broker tradizionali.
  • Il mercato è più liquido.
  • Si possono acquistare piccoli quantitativi dell’asset.
  • La blockchain garantisce velocità, trasparenza e sicurezza.

Certo, non si è immuni da delle criticità. La più significativa è probabilmente la questione riserve: dobbiamo scegliere un broker affidabile e che garantisca l’effettiva disponibilità del sottostante, pena rischi non da poco.

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La tokenizzazione (tokenization) su Distributed Ledger Technology avanza ed è necessario inquadrarla a livello normativo per tutelare i sempre più numerosi investitori. Esattamente ciò che le istituzioni europee e nazionali stanno facendo… scopriamo in che modo!

Come funziona la tokenizzazione?

Regolamento (UE) 2022/858

Il 30 maggio 2022, l’Unione Europea ha prodotto il Regolamento 2022/858 in materia di Infrastrutture di mercato basate sulla tecnologia a registro distribuito.

Il Regolamento modifica i “colleghi” 600/2014 e 909/2014, nonché la direttiva 2014/65/UE (testo rilevante ai fini dello Spazio Economico Europeo).

La creazione di questo set normativo ha come scopo quello di disciplinare un campo sempre più diffuso nei Paesi dell’Unione. Al centro della questione vi è soprattutto la necessità di garantire le irrinunciabili tutele a investitori e mercati, perseguendo la stabilità finanziaria.

Particolare attenzione proprio all’ultimo punto, ovvero la questione della stabilità. Il Regolamento mira a garantire una robusta gestione dei rischi, allontandando il più possibile problemi di liquidità.

In più, si è cercato di seguire il principio di proporzionalità e parità di condizioni indipendentemente dal supporto tecnologico. In parole semplici: le istituzioni vogliono fare in modo che sia l’investitore in azioni standard che quello sulle tokenizzate condividano stesse regole e rischi.

Il Regolamento, disponibile anche in lingua italiana sul portale dell’Unione Europea, entrerà in vigore il 23 marzo 2023.

Trattandosi di un regolamento, non è necessaria una legge che lo riporti negli ordinamenti di ciascun Paese, come invece richiesto alle direttive. Tuttavia, ciascuno Stato avrebbe comunque dovuto dar vita a un insieme di norme complementari, indispensabili per far sì che il Regolamento 2022/858 possa lavorare correttamente.

"23 marzo 2023: il Regolamento (UE) 2022/858 entra in vigore!"

D.L. 25/2023 in Gazzetta Ufficiale

Vediamo quindi la situazione nel nostro Paese.

Complici le elezioni anticipate dello scorso anno, l’Italia ha dovuto sprintare per non incorrere in procedure di infrazione europee. Lo studio del DL era infatti sul tavolo del MEF della precedente legislatura; il cambio della guardia ha però rallentato la macchina normativa.

Ci sono però buone notizie: seppur in affanno, il Decreto Legge è realtà da alcuni giorni, correttamente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. In questo modo l’Italia può dirsi pronta ad accogliere il Regolamento (UE) 2022/858.

La tokenizzazione potrà finalmente avere un suo set normativo. Investitori, broker e istituzioni disporranno di un quadro di riferimento chiaro su cui poter basare le proprie azioni; attendiamo comunque eventuali problematiche, non rare quando le regole sono giovani.

Il Decreto Legge è secondo gli esperti ben scritto, “ripulito” dai limiti delle bozze precedenti. L’aspetto più importante è l’elenco dei titoli che possono essere tokenizzati, non previsto nel regolamento e demandato alle normative nazionali. Il DL 25/2023 indica i seguenti asset come tokenizzabili:

  • Azioni
  • Obbligazioni
  • Titoli di debito emessi da società con responsabilità limitata
  • Altri titoli di debito previsti dall’ordinamento italiano
  • Ricevute di deposito su obbligazioni e altri titoli di debito
  • Strumenti del mercato monetario regolamentati dalle normative italiane
  • Azioni o quote di OICR italiani

D.L. 25/2023 in Gazzetta Ufficiale

Tokenizzazione azioni & co.

Gli asset tokenizzati ci aiutano a impostare strategie di investimento efficienti e ritagliate secondo i nostri bisogni. Poter disporre di regole chiare che ci tutelano è certamente un passo avanti.

Pensiamo per un attimo al processo evolutivo compiuto negli anni.

Un tempo, per investire si era obbligati a recarsi in banca, spendendo capitali considerevoli, per non parlare del tempo; la persona comune restava tagliata fuori dal sistema e non poteva far fruttare i propri risparmi.

Poi internet ci ha portato l’home banking e gli investimenti direttamente dalla propria scrivania. Tuttavia, alcune barriere restavano eccome.

L’arrivo di broker dai costi più competitivi è stato il punto di svolta, perché da lì chiunque ha potuto entrare nel mondo degli investimenti. Qualche criticità è però sopravvissuta: come dicevamo, alcuni asset sono costosi e non possono essere divisi.

Lo sbarco degli asset frazionari è uno degli ultimi passaggi; ora, la tokenizzazione porta maggior sostenibilità e rapidità grazie alla blockchain.

Non dimentichiamo però che ci sono dei rischi, primo fra tutti l’improvvisazione.
Il fatto che chiunque possa investire non implica che si debba procedere senza possedere le giuste competenze. La comprensione dei mercati, delle dinamiche e dei pericoli è ancor più importante di un tempo.

Perciò, l’investitore può decidere di rivolgersi a un professionista; oppure può iniziare un percorso di studio e sviluppo che gli consentirà di muoversi autonomamente.

A prescindere dalla strada che vorrai seguire, i nostri corsi, tutorial e video sono a tua disposizione per imparare qualcosa di nuovo ogni giorno. Tutto ha inizio dalle basi di macroeconomia: ecco il primo episodio della nostra serie dedicata al tema!


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