Trump al WEF rimarca primato Usa sulle crypto. E annuncia legge “chiave”
Al WEF, Donald Trump torna a parlare di crypto e del “primato” Usa. Per questo, punta a firmare “presto” una legge chiave sul settore
Trump a Davos: ce n’è anche per le crypto
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha sottolineato ancora una volta l’intenzione di accelerare sulla sua agenda crypto, dichiarando di voler firmare “molto presto” una legge di ampia portata sulla “market structure” degli asset digitali.
Ne ha parlato, in mezzo a molte questioni di rilevanza geopolitica ed economica, durante il suo intervento al World Economic Forum di Davos, davanti a leader politici di tutto il mondo, banchieri e e grandi dirigenti.
Secondo il presidente Usa, il sostegno a una nuova legislazione crypto avrebbe già contribuito a consolidare la posizione degli Stati Uniti come “capitale delle criptovalute”, e ha citato, in questo senso, il successo riscosso dall’approvazione del GENIUS Act, normativa con focus sulle stablecoin.
Le crypto non sono un settore secondario. Al contrario, sempre Trump ha ribadito come le criptovalute siano funzionali a calcoli politici e interconnesse a considerazioni strategiche globali.
“L’ho fatto per due ragioni”, ha dichiarato Trump. “La prima perché era politicamente una buona mossa… e lo è stata, ho ricevuto un enorme supporto. Ma, cosa ancora più importante, perché la Cina voleva quel mercato”.
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L’attesa per la legge crypto definitiva
Al momento, il Senato Usa starebbe lavorando sul dossier crypto attraverso due commissioni: una dovrebbe pubblicare una bozza di legge a breve, mentre l’altra ha sospeso un voto la scorsa settimana per proseguire le trattative sul testo.
E c’è ottimismo sulle tempistiche. Trump, infatti, vuole firmare “very soon” nonostante restino divergenze su temi chiave come stablecoin, yield e confini regolatori tra finanza tradizionale e crypto.
Sullo sfondo resterebbe poi una “sfida” con la Cina, e questo vale per le crypto come per l’AI. Il settore non è più quindi solo un “affare” finanziario, ma un vero strumento di politica industriale e di competizione globale. La rapidità con cui il Congresso riuscirà a tradurre questa visione in una legge determinerà, a questo punto, se l’ambizione di rendere gli Stati Uniti l’hub centrale del settore potrà davvero concretizzarsi.
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