Bitcoin alla mercé del petrolio: si lotta per i $78k
I movimenti di Bitcoin dipendono ancora dal prezzo del petrolio e dal destino dello Stretto di Hormuz, ma il clima sembra farsi più favorevole
Petrolio giù, ma a BTC serve altro
Bitcoin sembra tentare di recuperare terreno mentre il prezzo del petrolio arretra nella speranza di una possibile riapertura dello Stretto di Hormuz. Nelle ultime ore, BTC è tornato sopra quota $77k, sostenuto da un clima più favorevole alimentato anche dai mercati azionari asiatici, ma per riprendere la strada per gli $80k sembra ci sia bisogno di altro.
Quel che è certo è che la prima crypto dipende ancora dal petrolio, dopo settimane dominate dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran che avevano spinto al rialzo i prezzi energetici e aumentato la pressione sugli asset di rischio.
A favorire il leggero recupero del sentiment è stato in queste ore soprattutto il forte ribasso del greggio. I futures sul WTI hanno perso oltre il 4%, scendendo sotto quota 90 dollari al barile dopo aver superato i 100 dollari nei giorni precedenti.
Il mercato sta prezzando la possibilità di un accordo che consenta la riapertura dello Stretto di Hormuz, e le aspettative hanno sostenuto anche le borse asiatiche, con il Nikkei giapponese in rialzo di quasi il 3%.
In questo contesto, Bitcoin ha scambiato intorno ai 77.200 dollari, livello osservato con attenzione dai trader in quanto una tenuta stabile sopra questa soglia potrebbe rafforzare l’ipotesi di un recupero del trend di breve periodo.
USA-Iran: accordo possibile
Il quadro geopolitico resta incerto. Il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha dichiarato che sul tavolo esiste una proposta “abbastanza solida” per riaprire Hormuz e proseguire i negoziati con Teheran. Allo stesso tempo, Washington e Iran hanno ridimensionato le aspettative su un’intesa immediata. Donald Trump ha ribadito di non voler accelerare un accordo prima che tutti i dettagli siano definiti, mentre il blocco navale statunitense resterebbe in vigore fino alla firma formale.
Bitcoin resta poi esposto alla debolezza dei flussi istituzionali e, per gli analisti, il vero segnale da monitorare sarà proprio il rallentamento delle uscite dagli ETF: Bitcoin può assorbire una parte delle vendite se la liquidità in stablecoin resta solida, ma deflussi prolungati renderebbero più difficile sostenere ogni tentativo di rally.
In altre parole, il recupero verso i 77.000 dollari riflette un miglioramento del clima macro, ma non rappresenta ancora una conferma rialzista definitiva.
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