ZCASH, la privacy coin che tutti desiderano
ZCash è la privacy coin esplosa nell'ultimo trimestre del 2025. Ecco tutto quello che devi sapere su questa criptovaluta così chiacchierata
Indice
Introduzione a ZCash
ZCash (ZEC) è la privacy coin esplosa alla fine del 2025, ma perché? Ci sono diverse motivazioni che guidano questo trend in crescita, dovute anche alle caratteristiche tecniche di questa criptovaluta.
Approfondiamo la “bitcoin della privacy”, come ad alcuni piace definirla, capendone i meccanismi alla base, le tokenomics e molto altro ancora!
Che cos'è ZCash?
ZCash (ZEC) è una privacy coin tra le più conosciute.
Le privacy coin sono una categoria di criptovalute il cui obiettivo è mantenere privati i dati delle transazioni. Speghiamoci meglio.
Bitcoin è una blockchain super trasparente. Se A invia una somma a B, chiunque potrà vedere la transazione mediante un chain explorer. Ma non solo: chiunque può visualizzare i fondi disponibili sui wallet, lo storico delle operazioni e seguire passo-passo tutti i vari spostamenti.
Le privacy coin, tra cui appunto vi sono ZCash e l’altra celebre collega Monero, nascondono questi dati. Solo A e B sapranno di quella data transazione e nessuno potrà avere accesso allo storico, agli importi sui rispettivi wallet e via dicendo.
Queste caratteristiche rendono le privacy coin uno dei mezzi per muovere somme illecite, è innegabile. Attenzione però: privacy non è sinonimo di illegale, ma si tratta di un diritto. Perciò, seppur vi siano delle sfide anche lato regolamentazioni, le privacy coin hanno dei casi d’uso perfettamente leciti e comprensibili dati i nostri tempi.
ZCash basa il suo funzionamento sulla tecnologia Zero Knowledge, specificatamente la zkSnarks. Essa consente di non mostrare i dati all’esterno, ma permette comunque al sistema di verificare la correttezza delle transazioni. Oltre a ciò, la Zero Knowledge assicura un modello snello e performante.
ZCash viene soprannominato come la “bitcoin privata” per diversi fattori, tra cui delle tokenomics piuttosto simili e l’algoritmo di consenso di tipo Proof-of-Work. Tuttavia, piano con i paragoni… presto capiremo perché.
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"ZCash (ZEC) è una privacy coin tra le più conosciute"
Come funziona la privacy di ZCash?
Abbiamo già parlato della zk, capendo che è il meccanismo che permette a questa blockchain di tutelare i dati degli utenti. Approfondiamo un po’ gli altri aspetti di base.
La privacy di ZCash è opzionale: un opt-in permette di decidere se operare in via privata o trasparente. Vi è da dire che nei nuovi wallet, tra cui spicca Zashi, è attiva di default l’opzione “privacy”, con la possibilità di passare a quella trasparente.
Il concetto alla base è questo: utilizzando ZCash si possono scegliere due tipologie di address:
- Z-address
- T-address
I primi, gli Z-address, sono shielded, ossia protetti. Si tratta degli indirizzi che oscurano le transazioni e tutelano la privacy. Qualsiasi operazione effettuata con essi non rivelerà mittente, destinatario e totale transato.
I secondi, i T-address, sono invece trasparenti e rendono tutti i dati pubblici, esattamente come accade per altre chain (vedi Bitcoin).
Le operazioni non sono limitate: si possono fare transazioni da Z a T e da T a Z senza alcun problema. In aggiunta, un T-Address può diventare di tipo Z.
Agli inizi del progetto fu introdotta la transazione shielded coinbase. Le “coinbase” sono le transazioni che erogano le ricompense ai miner di una data blockchain. Riprendendo ancora una volta Bitcoin, queste non sono private e tutti sapranno qual è l’address crypto del miner che riceve una ricompensa per la sua attività. Al contrario, ZCash tutela la privacy e maschera anche questa particolare tipologia di transazione crypto.
A questo punto, passiamo a un po’ di storia del progetto.
Approfondisci: che cos’è il mining?
Storia della privacy coin
L’idea che porta a ZCash nasce nel 2013 da un gruppo di scienziati di Stanford che voleva trovare la soluzione a un problema: la mancanza di privacy di Bitcoin, ritenuta il tallone d’Achille di un ottimo progetto.
Inizialmente, l’obiettivo di questo team non era creare un nuovo network, ma realizzare un protocollo che privatizzasse le transazioni di Bitcoin. Vi era anche un nome (zerocoin) e i lavori andarono avanti per diverso tempo.
Alla fine però vinsero le difficoltà: troppo complesso privatizzare le transazioni di BTC e comunque sarebbero rimaste delle problematiche lato privacy. Molto più semplice creare una nuova blockchain con relativa crypto.
Proprio qui arrivarono i primi detrattori, ossia i bitcoiner più incalliti, che accusarono il team della non-nata ZCash di voler creare una criptovaluta for profit. In effetti, così fu e oggirestano delle perplessità legate al meccanismo che fa generare revenue agli addetti ai lavori (ci torneremo più avanti).
Nel 2015 prese vita l’entità che sviluppò il progetto, la Electric Coin Co. (ECC per semplificarci le cose). L’azienda è una for profit e, per capirci, equivale a Solana Labs per il network Solana. Si occupa quindi di ricerca, sviluppo e dell’infrastruttura che portò al lancio di ZCash.
Il protocollo vide la luce il 28 ottobre 2016, con l’arrivo della mainnet. Vi è anche una curiosità: l’avvio fu teatro di una sorta di cerimonia. Alcune persone si incontrarono virtualmente, ciascuna delle quali con una master key tra le mani. Queste, unite, avrebbero avviato ZCash. La leggenda narra che tra questi individui ci fu anche Edward Snowden.
In seguito, date le criticità che queste master key avrebbero potuto portare, fu lanciato un update che rese ZCash indipendente e slegata da esse.
Affiancata alla ECC troviamo poi la ZCash Foundation, la classica no profit, nata nel marzo 2017. Si occupa principalmente di sostenere la parte tecnologica del progetto.
Sviluppi tecnici di ZCash
Ce ne sono stati parecchi nel tempo, sia importanti che minoritari. Spendiamo giusto due parole in merito.
Inizialmente gli update avevano i nomi in codice di piante. Dopodiché si è preferito introdurre un sistema dalla denominazione “NU”, seguita dal numero dell’aggiornamento. Quindi, si è partiti da NU1, salendo numericamente a ogni nuovo update.
Il focus degli aggiornamenti è finora andato su due aree principali:
- Migliorare gli algoritmi dedicati alla privacy
- Migliorare la scalabilità della blockchain
Proprio su quest’ultimo punto, è interessante il super trend rialzista di fine 2025. In questo periodo, ZCash ha registrato tra le 70.000 e le 90.000 transazioni al giorno. Poche, se confrontate a Bitcoin o Ethereum, ma uno stress test importante per una realtà di questo tipo.
Chiudendo questa parte, segnaliamo che in roadmap è previsto l’arrivo del NU7. Si tratta di un atteso update che permetterà di lanciare token privati che ereditano le caratteristiche di ZCash.
Tokenomics di ZEC
Le tokenomics di ZCash (ZEC) sono simili a quelle di Bitcoin, a partire dalla supply massima che è identica: 21 milioni di esemplari.
L’estrazione di un blocco avviene però molto più rapidamente (ogni 75 secondi), mentre l’halving accade anch’esso ogni quattro anni. L’ultimo risale a novembre 2024 e il prossimo sarà quindi nel 2028. La curva di emissione è uguale.
L’emissione iniziale fu di 12,5 ZEC per blocco, con una partenza di tipo slow start. In pratica, questa consiste nel mantenere nei primi tempi un tasso di emissione molto ridotto, così da tutelarsi economicamente in caso di danni, bug o malfunzionamenti. In seguito, si è poi andati a regime.
L’algoritmo di consenso, come anticipato, è il Proof-of-Work.
Passiamo alla caratteristica che ha fatto parlare in negativo del progetto: le Founders Rewards. Si tratta di ricompense destinate ai fondatori del progetto, che scattano in automatico a ogni blocco minato.
Inizialmente avrebbero dovuto esserci solo per quattro anni, ma si è poi deciso di mantenerle. In passato, era l’ECC a prendersi tutta la fetta (il 20% totale di ciascun blocco minato), ma in seguito sono state fatte delle modifiche.
Dal 2024, l’8% delle rewards per blocco finisce in ricerca e sviluppo, comunicazione e via dicendo. Un altro 12% è invece bloccato in una lockbox destinata all’accumulo, con l’intenzione di lasciar decidere alla community come spenderla mediante la governance.
Il lato positivo di questo meccanismo è che si può portare avanti lo sviluppo del progetto, così come le iniziative, la comunicazione, pagare i dev e via dicendo. Tutto senza ICO o iniziative di pre-mining.
Di negativo, tanta supply finisce nelle mani dei founders e questo può non piacere.
Approfondisci: che cos’è l’halving?
Adozione e considerazioni finali
L’adozione di ZCash non è di certo a macchia d’olio, anzi: si tratta di un prodotto di nicchia.
Il fatto di essere una privacy coin la mette nel mirino di alcuni regulator, soprattutto qua in Europa. Di conseguenza, non potremo mai aspettarci i numeri che generano realtà ben più strutturate e trasparenti.
Tuttavia, una sua piccola fetta di mercato ce l’ha. Monero XMR resta comunque l’infrastruttura più utilizzata in assoluto per quanto riguarda quelle di questa famiglia.
In ogni caso, in un mondo in cui le regole sono sempre più presenti, la tutela della privacy assumerà ancor più importanza. ZCash potrà dare il suo contributo alla causa.
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