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Halving Bitcoin: come funziona e a cosa serve

L’halving è un processo cruciale per il funzionamento di Bitcoin. Approfondiamo insieme in cosa consiste, analizzando tutte le implicazioni nell’ecosistema di Btc.

Halving Bitcoin: come funziona e a cosa serve

Halving for dummies

Nel contesto della blockchain di Bitcoin, l’halving è quel processo volto a indurre l’inflazione del prezzo di BTC, riducendo il numero di token e aumentandone la domanda, con implicazioni che interessano tutto l’ecosistema.

L’ultimo halving si è verificato l’11 maggio 2020 e l’evento, più precisamente, coincide con il momento in cui la ricompensa per il mining di Bitcoin viene dimezzata, causando collateralmente anche il dimezzamento del tasso di inflazione e del tasso di entrata in circolazione di nuovi token. 

Se non si fosse intuito, tuttavia, per riuscire a capire precisamente in cosa consiste l’halving, bisogna prima conoscere il funzionamento di Bitcoin stesso. 

La blockchain

La blockchain, ovvero la tecnologia che pone le basi del funzionamento di Bitcoin, consiste in una catena di “nodi” (o computer, per intenderci), che contiene una cronologia parziale o completa delle transazioni avvenute sulla sua rete. 

Ogni nodo contenente l’intera cronologia delle transazioni su Bitcoin è responsabile dell’approvazione o del rifiuto di una transazione e, per fare ciò, il nodo esegue una serie di controlli per assicurarsi che la transazione sia valida. Dopo l’approvazione, la transazione viene viene trasmessa ad altri nodi, dal quale numero dipende anche la stabilità e la sicurezza della blockchain. 

Il mining

La partecipazione alla rete Bitcoin è aperta a tutti, ed è possibile grazie al mining, con il quale chiunque sia in possesso di un computer può collaborare all’elaborazione e alla validazione di transazioni. 

Tutto il sistema è detto proof-of-work (POW), e descrive le azioni dei “miners”, tenuti a dimostrare di aver fatto un “lavoro” nell’elaborazione delle transazioni, per poter ottenere poi una ricompensa. Per “lavoro” si intende tempo ed energia necessari al nodo perché possa risolvere equazioni complesse, che a loro volta svolgono il compito di legittimare una transazione. 

L’insieme delle transazioni in simbiosi con i blocchi costituiscono a tutti gli effetti la blockchain, e i miner ricevono un compenso in relazione alle transazioni che riescono a convalidare. Ogni blocco può contenere un numero limitato di transazioni, raggiunto il quale questo si può dire completato. 

Gli effetti dell'halving

Dopo il completamento di 210mila blocchi, all’incirca ogni 4 anni, la ricompensa assegnata ai miner per l’elaborazione delle transazioni viene dimezzata. Si verifica quindi l’halving, che ha come effetto immediato quello di dimezzare la velocità con cui i nuovi bitcoin vengono immessi in circolazione. Ma non solo. Questa è anche la dinamica grazie alla quale Bitcoin riesce ad imporre un’inflazione dei prezzi arbitraria, almeno fino a quando tutti i Bitcoin non verranno messi in circolazione. 

Perché, in effetti, esiste un limite alla produzione di BTC, e ci si arriverà secondo le stime intorno al 2140 circa. Soltanto a quel punto sarà infatti raggiunto il limite di 21 milioni di bitcoin in circolazione, tetto massimo della distribuzione, e i miner avranno come unica ricompensa quella delle commissioni degli utenti che sfruttano la rete. 

L’halving è quindi un evento fondamentale, che determina un calo nel tasso di produzione di Bitcoin in maniera inversamente proporzionale al suo avvicinarsi al limite dell’offerta. 

"Esiste un limite alla produzione di BTC, e ci si arriverà secondo le stime intorno al 2140 circa"

I precedenti

A febbraio 2022, i bitcoin in circolazione sono 18,92 milioni, con circa 2 ancora da “minare”. Nel 2009, la ricompensa ad ogni blocco estratto si attestava a 50 bitcoin, diventati 25 dopo il primo halving, poi 12,5 e 6,25 dopo l’11 maggio 2020. Facendo una metafora, è come se la quantità di oro presente sul pianeta si dimezzasse ogni 4 anni, con una riduzione della sua produzione che, teoricamente, ne facesse aumentare il prezzo. 

Se l’halving riduce la velocità con cui vengono creati nuovi token, questo riduce conseguentemente anche la disponibilità dell’offerta, indipendentemente dall’aumento della domanda. E questa dinamica comporta delle conseguenze, poiché gli asset con disponibilità “limitata” possono a loro volta provocarne un aumento della richiesta, che spinge il prezzo verso l’alto. 

In effetti, è proprio quello che è successo a seguito di tutti i precedenti halving, con il primo, avvenuto il 28 novembre 2012, che ha visto un aumento del prezzo di BTC da 12 a 1.217 dollari nel giro di un anno, e il secondo, il 9 luglio 2016 con il prezzo passato da 647 dollari a 19.800 il 17 dicembre 2017. Il questo caso, il prezzo è crollato successivamente fino a 3.276 dollari il 17 dicembre 2018, ma mantenendo un prezzo 6 volte superiore rispetto a quello dell’halving precedente. 

L’ultimo halving è avvenuto l’11 maggio 2020, quando Bitcoin veniva valutato 8.787 dollari, e il prezzo è salito fino a toccare i 64.507 il 14 aprile 2021 (+634% rispetto all’halving precedente). 

Tutte le implicazioni

Riassumendo, l’halving potrebbe essere ridotto a un susseguirsi di reazioni del genere: la ricompensa dimezzata nei confronti dei miner provoca la riduzione dell’offerta disponibile, ma a un incremento di domanda corrisponde un aumento del prezzo, che quindi rende gli incentivi ai miner ancora validi, poiché viene incrementato il valore di Bitcoin nel processo.

Ma cosa succederebbe se l’halving non provocasse un aumento di domanda (e quindi del prezzo)? Perché, in questo caso, i miner non avrebbero incentivi al processare le transazioni. Per evitare ciò, Bitcoin sfrutta un processo che modifica la “difficoltà” necessaria per ottenere ricompense derivate dal mining. In altre parole, se il valore di Bitcoin non aumentasse, diminuirebbe la potenza di calcolo necessaria a un miner per “mintarlo”. La ricompensa sarebbe comunque minore, ma lo sarebbe anche la difficoltà di elaborare una transazione. 

Finora, il processo dell’halving ha sempre funzionato, ma è doveroso ricordare come l’evento sia tipicamente circondato da immense speculazioni, dovute al clamore dell’avvenimento e quindi dal suo contributo alla volatilità del token. Se poi si aggiunge che, nel caso dell’ultimo halving, questo si è verificato nel mezzo di una pandemia, risulta veramente difficile riuscire a prevedere cosa succederà in futuro, avvenendo per forza di cose in un contesto economico sempre diverso. 

L’halving, per forza di cose, ha un impatto rilevante anche sull’intera rete Bitcoin. Ma le parti interessate sono principalmente due. La prima, ovviamente, sono gli investitori, perché, se all’halving corrisponde un aumento dei prezzi, le attività di trading aumenteranno in previsione del suo avvenimento. E ci sono poi i miner, poiché, da un lato una diminuzione dell’offerta di Bitcoin aumenta la domanda, ma dall’altra un minor numero di ricompense può rendere complicata la loro sopravvivenza, soprattutto in un contesto in cui c’è una forte concorrenza. La capacità di mining è infatti detta “anticiclica” rispetto all’andamento del suo prezzo, e quando il prezzo della criptovaluta aumenta, il numero di miner nel suo ecosistema diminuisce. 

"Finora, il processo dell’halving ha sempre funzionato, ma è doveroso ricordare come l’evento sia tipicamente circondato da immense speculazioni"

Road to 2140

Una delle ultime domande a cui rispondere riguarda l’intervallo di tempo dei 4 anni. In effetti, perché proprio 4, e non, per dire… 7? La risposta si basa sulla struttura di Bitcoin stesso. L’algoritmo per il mining è impostato con l’obbiettivo di creare nuovi blocchi nella blockchain ogni 10 minuti. E questo criterio è determinato arbitrariamente dall’intero sistema, indipendentemente dal fatto che aumentino o diminuiscano in miner partecipanti, variando di volta in volta la difficoltà di risoluzione dell’algoritmo di Bitcoin (la calibrazione, più precisamente, avviene ogni due settimane circa). Fino ad oggi, ed essendo stati ogni volta un successo gli halving, il tempo di risoluzione per “minare” un blocco è rimasto costantemente sotto i 10 minuti, in media 9,5. 

Nel 2140, quando l’ultimo dei Bitcoin verrà “minato”, l’halving cesserà di esistere, poiché non esisteranno più token da trovare, ma i miner saranno allo stesso modo incentivati a partecipare alla vita della rete, dipendendo da questi la convalida di ogni transazione. E se, come si spera e si prevede, Bitcoin avrà un valore di mercato ancora maggiore, legato anche al volume delle transazioni che si verificheranno, in miner gioveranno dell’aumento del valore totale delle commissioni. 


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