Bitcoin: 15 anni fa spariva Satoshi Nakamoto
Il 12 dicembre 2010 Satoshi Nakamoto pubblicò il suo ultimo post: 15 anni fa sparì per sempre il creatore di Bitcoin
L'addio di Satoshi
Sono passati ben 15 anni da quando, il 12 dicembre del 2010, per l’ultima volta nella storia, Satoshi Nakamoto, il/i fondatore/i di Bitcoin, scomparse per sempre. In questa data, Satoshi pubblicò, per l’ultima volta, un post sul forum BitcoinTalk, prima di far perdere le sue tracce per sempre.
Nel suo ultimo post, intitolato “Added some DoS limits, removed safe mode (0.3.19)”, il creatore di Bitcoin affrontava il tema degli attacchi denial-of-service, dichiarando di come il network fosse ancora particolarmente vulnerabile: “Come Gavin e io abbiamo già detto chiaramente, il software non è affatto resistente agli attacchi DoS. Questo è un miglioramento, ma ci sono ancora più modi per attaccare di quanti riesca a ricordare”, commentò nel post.
In quel momento, lo sviluppo di Bitcoin era in una sua fase ben più che embrionale. Un esperimento da e per cypherpunk, ancora nulla di più. Il prezzo di bitcoin (oggi lo diamo per scontato, ma ai tempi non era scontato) era di appena 0.23 centesimi di dollaro e la realtà era ben diversa da come la conosciamo oggi.
I nodi attivi erano poche centinaia, il mining si effettuava con le GPU del proprio computer domestico, un blocco produceva 50 BTC e i nomi attivi su Bitcoin, si contavano sulle dita delle mani.
Questo post, dalla natura tecnica, non lasciò alcuna anticipazione su ciò che successe da quel momento in poi. Quel che sappiamo, tuttavia, è che quel post fu un vero e proprio addio. Da quel momento, infatti, la figura di Satoshi scomparse nell’oblio, senza reclami, apparizioni, dichiarazioni. Nulla. Solo un velo di mistero che, ancora oggi, ci accompagna.
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Un'addio celato dal mistero
L’addio di Satoshi, seppur non vi siano certezze, arrivò in un momento molto particolare. Nel novembre del 2010, poche settimane prima del suo addio, successe qualcosa di molto specifico.
Wikileaks, l’organizzazione no profit fondata da Julian Assange (che, con piacere oggi possiamo definire un uomo libero), annunciò di accettare donazioni in bitcoin, per supportare lo sviluppo della divulgazione indipendente e senza censure. Fu un operazione dettata da una necessità: dopo gli scandali relativi alla divulgazione di documenti e contenuti “segreti”, Visa, Mastercard e PayPal imposero un blocco totale per i pagamenti da e verso Wikileaks.
Parliamo di un argomento che ha scosso le popolazioni per oltre un decennio e del quale, anche Satoshi, riconobbe la rilevanza affermando: “WikiLeaks ha stroncato il vespaio e lo sciame si sta dirigendo verso di noi”.
Bitcoin non era più uno strumento per cypherpunk, ma una vera e propria soluzione ad un sistema non così corretto. Da li a poco, come scopriremo in seguito, Satoshi cedette il testimone a Gavin Andresen, ricevendo il controllo del repository e del sito Bitcoin.org, In seguito, nel 2011, lo stesso Andresen fu invitato a presentare Bitcoin alla CIA, evento dal quale, nacquero numerose teorie sull’addio di Satoshi.
Oggi, 15 anni dopo, quel che ci resta non è altro se non la sua eredità. Un asset, una moneta, uno strumento finanziario (a te lettore, la facoltà di denominarlo come meglio credi). Una storia da raccontare, uno strumento che ha cambiato, in parte, le sorti della finanza tradizionale e che oggi, da una semplice idea, è diventato una vera e propria ALTERNATIVA.
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