L’assicurazione per passare da Hormuz ora si fa in Bitcoin
Il governo iraniano starebbe lavorando a una piattaforma assicurativa basata su Bitcoin dedicata alle navi in transito nello Stretto di Hormuz
Il progetto “Hormuz Safe” e il ruolo di Bitcoin
Secondo quanto raccontato da Fars News Agency, testata vicina al governo iraniano, il Ministero dell’Economia dell’Iran starebbe lavorando a una nuova piattaforma assicurativa digitale per le navi in transito nello Stretto di Hormuz.
La vera notizia, però, è che le polizze sarebbero regolate in Bitcoin, per un progetto che potrebbe generare oltre 10 miliardi di dollari di ricavi.
La piattaforma, denominata “Hormuz Safe”, offrirebbe coperture per spedizioni commerciali e cargo, con pagamenti effettuati in BTC e certificazioni digitali verificabili on-chain. Al momento non esistono conferme indipendenti sul fatto che il servizio sia già operativo, ma le voci di una soluzione “crypto” ai problemi del commercio marittimo nel Golfo Persico sono in circolo almeno dallo scorso aprile.
Secondo il report iraniano, infatti, Hormuz Safe sarebbe stata sviluppata all’interno di un piano nato più di due mesi fa, per rispondere a rischi quali ispezioni delle navi, fermi amministrativi e confische.
L’idea (nella narrativa proposta da Teheran), sarebbe costruire un sistema assicurativo rapido e alternativo ai canali finanziari tradizionali, utilizzando Bitcoin come meccanismo di regolamento.
I pedaggi in BTC
Lo scorso aprile, il Financial Times aveva riferito come l’Iran stesse valutando il pagamento in BTC per i pedaggi delle petroliere in transito nello Stretto di Hormuz e, secondo quelle ricostruzioni, le tariffe sono arrivate a toccare i 2 milioni di dollari per nave.
Il nuovo modello assicurativo rappresenterebbe un’evoluzione di quella stessa strategia, ovvero trasformare la gestione dei transiti in una fonte di ricavi regolata tramite asset digitali e meno dipendente dal sistema bancario occidentale.
L’uso di criptovalute in questo contesto potrebbe alimentare nuove preoccupazioni sul fronte delle sanzioni internazionali. Diversi osservatori, infatti, hanno letto l’iniziativa come un ulteriore tentativo di creare meccanismi di pagamento alternativi in un’economia sottoposta a forti restrizioni esterne.
Nel frattempo, Bitcoin è tornato sotto pressione. Dopo aver scambiato di recente vicino agli 82.000 dollari, BTC è sceso sotto i 77.000 dollari, in un contesto di maggiore cautela sui mercati legato ai rischi geopolitici e ai timori di un’inflazione persistente.
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