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Bank run: cos'è e perché nasce

La corsa agli sportelli è una delle dinamiche più temute dai risparmiatori e investitori. Ecco quello che dovresti sapere.

Bank run: cos'è e perché nasce

Che cos'è la bank run?

La bank run è quella situazione in cui molti clienti di una banca vogliono prelevare nello stesso momento i depositi, spinti dalla paura che la banca sia in procinto di fallire o che abbia comunque dei problemi di insolvenza. Il meccanismo dà vita a una spirale negativa: più le persone perdono fiducia, più prelevano e maggiore sarà il rischio di effettivo fallimento o insolvenza dell’istituto bancario.

Si tratta di uno dei fenomeni più antichi e temuti della storia finanziaria, ricco di esempi pratici. Il paradosso è che, anche una banca apparentemente solida, può trovarsi in difficoltà proprio a causa di questa corsa agli sportelli.

Il cuore del problema non è necessariamente l’insolvenza, ma la liquidità. Le banche, infatti, non tengono nei loro caveau tutto il denaro depositato, ma lo impiegano sotto forma di prestiti e investimenti. Finché i prelievi restano entro livelli normali, il sistema funziona. Quando la fiducia viene meno, invece, il meccanismo si inceppa rapidamente.

Perché le bank run sono pericolose?

La bank run è molto pericolosa perché è un fenomeno auto-rinforzante. Il timore che una banca possa fallire spinge i clienti a ritirare i fondi; questi prelievi mettono realmente in difficoltà l’istituto, confermando i timori iniziali. In questo senso, la fiducia è l’elemento centrale: senza di essa, anche bilanci formalmente sani possono collassare.

Tutto ciò, lo ripetiamo, a prescindere dall’esistenza di reali problematiche. L’istituto può essere in perfetta salute, ma se si presenta all’improvviso un’enorme folla di clienti che desidera prelevare, l’effetto domino potrebbe comunque prendere vita.

Per prevenire queste dinamiche, nel tempo sono nati strumenti come l’assicurazione dei depositi, che da correntisti dovremmo conoscere. In più, si è consolidato il ruolo delle banche centrali come prestatrici di ultima istanza, con l’aggiunta infine di regole più stringenti sulla gestione della liquidità.

Tuttavia, la bank run non è scomparsa: ha solo cambiato forma.

"La bank run è un fenomeno pericoloso che, seppur differente, resta anche oggi"

Bank run e Grande Depressione

Uno degli esempi più emblematici di bank run risale agli anni della Grande Depressione negli Stati Uniti.

Erano tempi duri, in scia al Crollo del 1929 che entrò nella storia della finanza. Gli anni successivi furono complessi e la fine della Depressione arrivò solo con la Seconda Guerra Mondiale e la spinta degli armamenti e della ricostruzione post-bellica.

Tra il 1930 e il 1933, migliaia di banche fallirono dopo ondate di prelievi di massa da parte dei depositanti, spaventati dal deterioramento dell’economia e dall’assenza di tutele sui depositi.

All’epoca non esisteva ancora un sistema federale di garanzia dei depositi. Il che implicava che in caso di fallimento della banca, i correntisti avrebbero dovuto dire addio il denaro depositato (almeno in parte).

La perdita di fiducia nel sistema bancario contribuì ad aggravare la crisi economica, riducendo il credito e paralizzando l’attività produttiva. Fu proprio questa esperienza a portare, negli anni successivi, alla creazione della FDIC (Federal Deposit Insurance Corporation) e a un rafforzamento del ruolo della Federal Reserve nella stabilizzazione del sistema.

La Federal Deposit Insurance Corporation è un’agenzia indipendente dalla Fed e dal governo. Si occupa di gestire i fondi federali, vigila sulle banche e fornisce un’assicurazione sui depositi fino a 250.000 dollari. Fu istitutita proprio nel 1933, in seguito alle corse agli sportelli dei primi anni Trenta.

Fuga dagli sportelli nel presente

Nel mondo moderno, le bank run raramente avvengono con code fisiche davanti alle filiali. Oggi bastano pochi click per trasferire capitali, rendendo il fenomeno più rapido e potenzialmente più destabilizzante.

Le recenti crisi bancarie hanno dimostrato che la velocità dell’informazione e dei pagamenti digitali può comprimere in ore dinamiche che un tempo richiedevano settimane.

Il principio, però, resta invariato: quando la fiducia si rompe, la liquidità diventa improvvisamente insufficiente.

"Nuovi metodi per "scappare", stessi risultati: la bank run esiste anche oggi"

Bank run e criptovalute

Non pensiamo di essere al sicuro con le criptovalute, anzi: le bank run sono di casa anche nel nostro settore, ma investono attori diversi.

Exchange centralizzati, piattaforme di lending e persino stablecoin possono essere soggetti a corse ai prelievi quando gli utenti temono l’insolvenza o la perdita della parità. Gli esempi storici non mancano e interventi tra cui le proof of reserves sono diventati indispensabili per mostrare agli utenti la disponibilità dei fondi.

A differenza delle banche tradizionali, molte entità crypto non dispongono di assicurazioni sui depositi né di un prestatore di ultima istanza. Questo rende le dinamiche spesso più rapide e violente. Quando la fiducia viene meno, gli utenti cercano di ritirare fondi on-chain o convertirli in asset percepiti come più sicuri, innescando effetti a catena su prezzi, liquidità e collaterale.

Il caso delle stablecoin è particolarmente emblematico: se il mercato dubita della qualità o della liquidità delle riserve, la corsa al rimborso può portare alla perdita dell’ancoraggio, replicando una bank run in versione digitale. Quando l’ancoraggio salta, la stablecoin può andare in seria difficoltà e, in casi estremi, non riuscire a recuperare il livello di base. Chiaramente, con realtà solide e dotate di riserve 1:1, la perdita dell’ancoraggio è una condizione temporanea.

Fiducia nelle banche come infrastruttura?

La bank run dimostra che il sistema finanziario, tradizionale o crypto, si fonda su un elemento spesso sottovalutato: la fiducia collettiva. Regole, capitali e tecnologia sono strumenti essenziali, ma senza fiducia diventano insufficienti.

Comprendere il funzionamento delle bank run è fondamentale per leggere le crisi finanziarie passate e interpretare quelle future, in un contesto in cui i confini tra finanza tradizionale e digitale sono sempre più sfumati. Ma soprattutto, diventa essenziale per capire quando e come muoversi, evitando di farsi prendere dal panico e, in alcuni casi, trarre persino dei vantaggi.

Domande Frequenti

Il panico bancario è un evento in cui i correntisti di una banca corrono agli sportelli chiedendo di prelevare tutto o gran parte del proprio denaro. Può scatenarsi in situazioni di crisi per l’istituto bancario, così come in modo ingiustificato. Si tratta di una dinamica pericolosa, perché può portare la banca ad avere una crisi di liquidità anche se non si trova effettivamente in difficoltà.

I rischi, seppur contenuti, ci sono e derivano dalle dinamiche dell’economia, del mercato e della banca. Se l’istituto opera secondo le normative vigenti, tutti i conti correnti beneficiano di una copertura fino a 100.000 euro in caso di gravi problemi quali il fallimento della banca stessa. Questo meccanismo consente ai correntisti più piccoli di ripararsi dalle crisi.

In Italia troviamo diverse banche dai requisiti di sicurezza altissimi. Parametri tra cui la liquidità (che deve essere buona), l’indice CET1 (più è alto, meglio è) e i requisiti di capitale (P2R, capacità di reggere agli shock finanziari) sono le guide per scegliere la banca più sicura a cui rivolgersi.


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