Bitcoin risponde alla guerra: la reazione che non ti aspettavi

Escalation tra USA e Iran, petrolio in tensione e timori per l’inflazione. Bitcoin reagisce allo scenario di guerra con un rialzo inatteso

Bitcoin risponde alla guerra: la reazione che non ti aspettavi

Introduzione al focus on di oggi

Bitcoin e guerra: due elementi che raramente convivono in modo prevedibile.

L’escalation tra Stati Uniti e Iran ha riportato la geopolitica al centro dei mercati globali, riaccendendo i timori per la stabilità del Medio Oriente e per il futuro delle rotte energetiche più importanti del pianeta.

Il blocco dello stretto di Hormuz da parte dell’Iran ha alimentato le tensioni e le paure sui prezzi del petrolio e del gas, schizzati a rialzo nell’apertura settimanale. Un contesto che riporta in auge la paura di un inflazione fuori controllo, anticipata dall’esplosione a rialzo del prezzo dell’oro ad inizio settimana.

In questo scenario carico di incertezza, anche Bitcoin si è trovato davanti a un test interessante. Ancora troppo acerbo per agire da riserva di valore, la sua reazione è stata sotto i riflettori. Prima un affondo ad inizio settimana, spingendo a ribasso il prezzo con un sentiment di mercato sui minimi, poi, il recupero.

Ma cosa sta realmente prezzando il mercato? E soprattutto: come reagisce Bitcoin quando la geopolitica torna a dominare la scena globale?

Una settimana di escalation

Nell’ultima settimana, la geopolitica è tornata ancora una volta a guidare i mercati globali.

Una settimana lunga, che possiamo considerare iniziata nella notte di venerdì scorso. Poche ore dopo la chiusura settimanale dei mercati, infatti, è accaduto tutto ciò a cui abbiamo assistito.

Nella notte di sabato 28 febbraio, un attacco sferrato dagli USA e da Israele ha colpito diversi punti strategici in Iran, dando il via ad una prima escalation. Tra le speculazioni sui reali motivi di questa operazione, dall’abbattimento di un partner strategico per Cina e Russia fino al tentativo di ribaltare il regime iraniano, questo primo attacco ha innescato una naturale reazione.

La risposta dell’Iran, infatti, non tarda ad arrivare. Nei giorni successivi, con una situazione in continuo aggiornamento, Teheran ha avviato degli attacchi mirati verso le basi americane collocate in Kuwait, Bahrein, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar.

Un’escalation che non ha soltanto riacceso le tensioni militari nella regione, storicamente coinvolta in numerosi scontri, ma che ha spostato l’attenzione dei mercati su un altro nodo cruciale: quello delle rotte energetiche del Golfo.

Il nodo dello Stretto di Hormuz

Il punto più delicato della crisi si trova però poco più a sud: lo Stretto di Hormuz. Questo passaggio marittimo, largo appena poche decine di chilometri nel punto più stretto, rappresenta uno degli snodi energetici più importanti del pianeta.

Da qui transita circa un quinto del petrolio mondiale, oltre a una quota significativa delle esportazioni globali di gas naturale. Non sorprende quindi che, con l’aumento delle tensioni tra Iran e Stati Uniti, l’attenzione dei mercati si sia immediatamente concentrata proprio su questo tratto di mare.

Al momento attuale, sebbene non vi sia una chiusura legale secondo il diritto internazionale, il traffico navale è praticamente fermo. Lo snodo impatta direttamente paesi come Cina e Russia per i rifornimenti di petrolio, mentre l’impatto sui paesi europei coinvolge principalmente i rifornimenti di gas liquido.

A fronte dei timori di un blocco totale, gli Stati Uniti hanno risposto annunciando il rafforzamento della presenza navale nell’area e possibili operazioni di scorta per le navi commerciali.

Petrolio, gas e paura inflazione

Le tensioni nello Stretto di Hormuz non restano mai confinate alla geopolitica. Quando uno dei principali snodi energetici del pianeta entra in una fase di instabilità, la reazione dei mercati delle materie prime è quasi immediata.

All’apertura della settimana, petrolio e gas naturale hanno registrato forti movimenti al rialzo. Il Brent e il WTI hanno reagito rapidamente alle notizie. Il Brent ha aperto la settimana a 80 dollari rispetto alla chiusura di venerdì in area $73, mentre il WTI ha aperto a 75 dollari rispetto alla chiusura di $67.

I prezzi hanno continuato a seguire una direzione rialzista, con il Brent arrivato in area $87 e il WTI sopra area $82.

Maggiori, invece, sono le preoccupazioni europee per il prezzo del gas naturale. Il benchmark di riferimento, il TTF olandese è esploso a rialzo con un +40% all’apertura settimanale, salvo poi continuare il rialzo fino a picchi di 63 euro/MWh, con un rialzo cumulativo del +100%.

Il motivo è piuttosto semplice. Una parte rilevante del petrolio mondiale e una quota significativa di gas liquefatto transitano proprio attraverso lo Stretto di Hormuz. Già dalle prime tensioni, quindi, in vista di una possibile pericolosa escalation, il valore delle materie prime ha reagito immediatamente, alimentando le paure di un ritorno di pressioni inflazionistiche.

Bitcoin tra shock iniziale e recupero

In questo scenario di tensione energetica e timori inflazionistici, bitcoin ha trovato il suo spazio sotto i riflettori.

Poco dopo la chiusura di venerdì, il prezzo di bitcoin ha reagito in maniera simile alla gran parte degli asset definiti “risk on”. Un affondo che ha spinto il prezzo a ribasso fino ai 63.000 dollari, alimentando le paure di un affondo sotto area $60.000.

Queste vendite, però, quasi contro le più floride aspettative, sono terminate velocemente. Nelle prime ore della settimana, Bitcoin ha reagito con forza, crescendo progressivamente di prezzo, fino a recuperare area $74.000, registrando un rialzo sulla settimana del +17.5%.

La reazione del prezzo ha attirato l’attenzione degli investitori, in particolare sul campo degli ETF Spot USA. Nell’ultima settimana, dopo primi accenni di recupero nella settimana precedente, i flussi positivi hanno raccolto oltre $900 milioni.

Da un lato, è chiaro di come, il lato immaturo di bitcoin come asset finanziario non ne garantisca il ruolo di riserva di valore ma, dall’altro, è interessante notare come, in un momento di estrema tensione, bitcoin abbia agito come valvola di sfogo, con acquisti inaspettati a supporto del prezzo.

Tra risk-off e narrativa di bene rifugio

Il movimento di Bitcoin diventa ancora più interessante se osservato accanto a quello dell’oro.

Nei momenti di tensione geopolitica, da anni (per non dire da secoli) l’oro ha ricoperto il ruolo di riserva di valore, come asset di rifugio in contesti di paura.

E anche questa volta, così è stato. Nel week end, infatti, con le principali borse chiuse, la reazione dell’oro è arrivata dai mercati tokenizzati. PAXG e XAUT, le due versioni principali di oro tokenizzato sono esplose a rialzo, con picchi fino a 5.600 dollari l’oncia.

Nei giorni successivi, tuttavia, in un clima che sembra orientato più verso una possibile de-escalation che verso un’intensificazione del conflitto, il prezzo dell’oro ha corretto al ribasso, segnando un calo del -3.55% sul grafico settimanale.

Osservando il grafico settimanale, infatti, si evince un segnale evidente. L’indice di correlazione, nonché l’indicatore che indica correlazioni dirette o inverse tra asset, indica un valore di -0.86.

Questo livello, nonché il livello più basso dall’inverno del 2016 indica un segnale chiaro. Sebbene non esistano conferme dirette, questa dinamica suggerisce come parte degli investitori possa aver ruotato capitali tra i due asset, prendendo profitto sull’oro per aumentare l’esposizione su Bitcoin, e viceversa.

Bitcoin oro correlazione

Conclusione

La reazione di Bitcoin durante questa settimana di tensione geopolitica racconta molto dell’evoluzione del mercato crypto. Da un lato resta evidente come BTC reagisca ancora come un asset “risk-on” nelle prime fasi di shock macro. Dall’altro, il recupero rapido del prezzo dimostra come il mercato sia oggi molto più maturo rispetto al passato.

Il mercato è ancora ben lontano da fasi ottimiste di mercato e, questa reazione, potrebbe essere solamente temporanea.

Attualmente, infatti, il prezzo sta tornando a testare a rialzo la Value Area High che per tutto il mese di febbraio ha sostenuto il ribasso del prezzo. Proseguendo con la lettura, potrai osservare tu stesso i livelli da monitorare nella nostra analisi settimanale, non perdertela!


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