DAC8: criptovalute alla luce del fisco
La DAC8 è una direttiva che sta generando molta agitazione nel comparto crypto. Vediamo di cosa si tratta e come cambia la fiscalità del settore
Indice
Cambia la fiscalità crypto
La direttiva DAC8 entra in vigore in Italia nel 2026 ed estende la cooperazione tra le autorità fiscali dell’Unione Europea. Da questo momento, i controlli fiscali sono estesi anche agli asset crypto; quindi, il fisco potrà vedere quante criptovalute deteniamo sulle piattaforme regolamentate. Sembra un grande cambiamento rispetto al passato, ma in realtà non quanto si pensi.
Scopriamo che cos’è la DAC8 e come cambia la fiscalità crypto in questo articolo. Consigliamo anche di guardare il breve video qui sotto per avere il quadro completo.
Dichiarazioni sulle tasse crypto senza pensieri: prova subito Tatax!
Che cos'è la direttiva DAC8
La DAC8 (Directive on Administrative Cooperation 8) è una norma europea, per la precisione una direttiva, approvata nel 2023. Trattandosi appunto di una direttiva, ogni Stato membro deve creare un set normativo che la recepisca e la applichi nell’ordinamento. L’Italia ha approvato il tutto a inizio dicembre e ora siamo pronti ad applicarla.
Con questa nuova direttiva si amplia la cooperazione tra le istituzioni in ambito fiscale dei vari Paesi europei. Finora lo scambio di informazioni automatico toccava i redditi personali, i conti correnti, le assicurazioni e i dividendi percepiti. La DAC8 accresce i campi di applicazione ed estende lo scambio di informazioni tra le autorità anche per quanto riguarda le criptovalute, o meglio, le cripto-attività.
Trattandosi di una normativa europea, potremmo pensare che essa riguardi solo gli Stati membri. Tuttavia, essendo in linea con lo standard OCSE “CARF” (Crypto-Asset Reporting Framework), coinvolge indirettamente anche Paesi quali Regno Unito, Canada, Svizzera e via dicendo.
In concreto, cosa cambia? “Semplice”: i dati raccolti da un’autorità nazionale non resteranno fermi in quel dato ordinamento, ma saranno automaticamente inviati anche ad altre autorità in campo fiscale dei Paesi europei. Così facendo, sarà possibile svolgere un lavoro più capillare sulla lotta all’evasione fiscale e al riciclaggio.
Nel concreto, dal 2026 tutti gli exchange, nonché broker e piattaforme di varia natura che operano nel fintech, dovranno far fronte a nuovi obblighi. Queste realtà saranno tenute a trasmettere all’Agenzia delle Entrate varie informazioni riguardanti i movimenti di capitali per mano dei contribuenti italiani.
Preme sottolineare che l’obbligo di tracciatura e comunicazione alle autorità è valido solo per le piattaforme centralizzate che operano sul territorio. Realtà come quelle DeFi, invece, non rientrano nella ratio della normativa. In poche parole: se si comprano e vendono criptovalute tramite un exchange in regola, l’operazione sarà disciplinata anche secondo la DAC8.
Farà la sua comparsa nel mondo crypto centralizzato anche il NIF, ossia il Numero di Identificazione Fiscale utilizzato per effettuare le segnalazioni tra le autorità. Mediante il NIF si potranno incrociare banche dati e operazioni, così da valutare la provenienza dei capitali coinvolti.
Tasse e dichiarazioni crypto in Italia con DAC8
Prima di correre nel panico, prendiamo aria e vediamo perché la direttiva DAC8 non avrà l’impatto estremo che alcuni pensano.
Innanzitutto, si tratta di una norma per migliorare il monitoraggio. Chi opera alla luce del sole, senza avere nulla da nascondere, può stare in serenità: in Italia le criptovalute sono legali e possiamo comprarle e vendere liberamente.
Secondo punto: se finora hai utilizzato uno o più exchange/broker con regolare sede in Italia, magari già MiCA compliant, non cambia così tanto. Esistono già degli obblighi di comunicazione alle autorità, non arriviamo dal nulla totale.
Lo snodo fondamentale è la dichiarazione, l’unico vero obbligo che abbiamo nel nostro Paese. In Italia (per fortuna) non ci sono imposte sulle plusvalenze teoriche: paghiamo solo se abbiamo realizzato un guadagno dalla compravendita crypto. Quindi, detenere bitcoin e compagnia non ha alcun costo, se non l’imposta annuale pari allo 0,2% del capitale. Per il resto, l’unico obbligo è quello di dichiarare gli importi delle crypto in nostro possesso, nulla di più.
Quindi, ora i casi sono tre:
- TUTTO TRANQUILLO: se hai delle criptovalute, è assai probabile che almeno una volta ogni tanto utilizzi un exchange. Se non ti rivolgi a realtà esotiche, le tue informazioni anagrafiche e fiscali (come il codice fiscale) sono già in possesso della società. Ponendo che hai dichiarato annualmente le tue criptovalute, l’arrivo della DAC8 non ti cambierà nulla.
- ATTENZIONE: se hai delle criptovalute e non le hai mai dichiarate, il discorso è diverso. I controlli sono sempre più frequenti e precisi e il trend crescerà nel tempo. Qui sì che la DAC8 potrebbe crearti qualche pensiero, quindi meglio correre ai ripari al più presto e regolarizzare la tua posizione.
- ALLARME ROSSO: vi è anche un terzo caso, che esula un po’ dalla DAC8 ma lo menzioniamo lo stesso: oltre a non dichiarare le crypto, non hai pagato le imposte sulle plusvalenze realizzate. In questo caso, a maggior ragione è meglio rivolgersi a un professionista per valutare come muoversi. Questo a prescindere dall’applicazione in Italia della direttiva DAC8.
Lato nostro, il servizio Tatax continua a migliorarsi per aiutarti a dichiarare le crypto con facilità e dati affidabili. Provalo subito!