DAT in crollo: il settore delle crypto treasury deve cambiare
Le DAT non reggono più il modello di over leveraged: per James Butterfill di Coinshares il modello deve cambiare
Un modello drasticamente diverso
Nell’ultimo ciclo, ed in particolare nell’ultimo anno, le DAT (Digital Asset Treasury) sono diventate una delle categorie più discusse di azioni legate al mercato crypto. Sebbene l’idea iniziale fosse “vincente”, per James Butterfill di CoinShares il concept attuale è ben più che diverso.
In un report condiviso con gli investitori, Butterfill parla di questo cambiamento. Inizialmente, l’obiettivo era quello di utilizzare bitcoin come asset di difesa, per proteggere i bilanci dall’inflazione e dal deterioramento delle valute FIAT. Un intento ben diverso dalla natura speculativa, nato principalmente grazie a Strategy (ex Microstrategy) nel lontano 2020.
Tuttavia, secondo l’occhio di Butterfill, qualcosa è cambiato. Con il tempo, per una regola “non scritta”, il mercato ha imposto una soglia minima pari al 40% del NAV per identificare una DAT. Man mano che il prezzo di BTC saliva, le quote in tesoreria iniziavano a pesare più del business model delle compagnie, fino, in molti casi, a sovrastarli completamente.
Ciò che, inizialmente nasceva come una strategia di diversificazione, si è poi trasformata, in poche parole, in una chiara esposizione in BTC a leva, “senza liquidazione sul mercato spot”. Chiaramente, senza parlare delle compagnie che hanno focalizzato l’intera società sulla raccolta fondi per l’accumulo di BTC o di Altcoin.
Anche noi ci siamo chiesti se “Strategy sarà il cigno nero di questo ciclo”. Corri a recuperare il nostro video se te lo sei perso.
La realtà presenta il conto
Tutto questo ha retto finché il mercato saliva. Una volta che la tendenza si è girata al ribasso, tutto ha iniziato a sgonfiarsi. E proprio qui, secondo Butterfill, emerge la differenza tra ciò che le DAT dovevano essere e ciò che oggi, sono realmente.
Con il crollo dei prezzi, molte di queste società hanno visto il loro mNAV (rapporto tra asset in bilancio e capitalizzazione) crollare. Nell’estate, molte di queste compagnie quotavano 3x, 5x o addirittura 10x rispetto ai valori di tesoreria. Oggi, tuttavia, molte compagnie sono addirittura scese sotto un valore di 1, diventando a tutti gli effetti sotto capitalizzate rispetto al valore della tesoreria.
Senza business model consistenti, la percezione del rischio cresce esponenzialmente in fasi di correzione. Per giunta, infatti, molte DAT sono utilizzate come asset a copertura di posizioni long in quanto, durante i crolli, perdono molto più valore rispetto all’asset custodito, che esso sia BTC, ETH o addirittura altcoin.
Di fronte a questo quadro, le DAT hanno due strade: vendere asset rinunciando all’accumulo, oppure ricorrere a nuove emissioni per mantenere i bilanci vivi, con il rischio di diluire ulteriormente gli azionisti.
Un modello “rotto”? È qui che Butterfill commenta con un tono critico. Forse, afferma, è giunto il momento di rivalutare il modello per cui tutta questa narrativa è realmente nata.
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