2 min read 05 Feb 2026

Ethereum sotto i $2.000: tutti vendono… tranne uno

Il crollo di Ethereum sotto i $2k denota una particolare debolezza dell’asset: le vendite arrivano da molte fonti, gli acquisti da una sola

Ethereum sotto i $2.000: tutti vendono… tranne uno

Ethereum crolla: che succede?

Persi i $2.000, per Ethereum si fa sempre più dura. La seconda crypto mostra una debolezza ancora più marcata di quella di Bitcoin, per una pressione di vendita che arriva da più fronti, a partire da liquidazioni di posizioni in leva, e notizie poco rassicuranti quali i recenti “take profit” di Vitalik Buterin, fondatore della rete.

Al momento ETH risulta in calo di circa il 60% dai massimi di agosto, e del 42% da metà gennaio. La performance è nettamente peggiore rispetto a quella di Bitcoin, XRP o altre alt principali, che nello stesso periodo hanno limitato le perdite intorno al 35%.

Il crollo rientra nel più ampio contesto del mercato crypto ribassista, ma ETH sembra soffrire di dinamiche specifiche. La divergenza rispetto alle altre crypto “large cap” è stata alimentata, in primo luogo, da vendite riconducibili a Buterin e, più recentemente, dai mercati derivati.

Analisi onchain hanno rilevato, per esempio, che ingenti quantità di ETH sarebbero state riversate su piattaforme di prodotti derivati per rimborsare prestiti su Aave. In totale sarebbero stati venduti circa 47.000 ETH in pochi giorni.

ETH resta inoltre l’asset di riferimento quando si parla di leva nel mercato crypto. Quando i trader sono costretti a ridurre l’esposizione, ETH è spesso il primo a essere venduto.

A complicare il quadro, poi, c’è anche la mancanza di una domanda. Gli investitori istituzionali, primi tra tutti, tendono ancora a privilegiare Bitcoin rispetto a Ethereum.

Solo Bitmine rimane a comprare ETH

Parlando di “treasury company”, poi, è ormai chiaro che la strategia di creare una nuova base di acquirenti “long” nel 2025 non sia poi così solida. Con ETH in calo di oltre il 50% da agosto, molte di queste aziende si trovano in perdita. Il caso più emblematico è BitMine, guidata da Tom Lee, da sempre uno dei più convinti sostenitori di Ethereum.

BitMine detiene circa 4,29 milioni di ETH, per un valore di 9 miliardi di dollari, con il 57% degli asset in staking. Secondo i dati, sarebbero stati investiti complessivamente 16,3 miliardi di dollari, con una perdita non realizzata di oltre $7 miliardi.

Eppure, proprio Bitmine non ha mai smesso di acquistare ETH, come dimostra l’acquisto da $100 milioni in ETH fatto a inizio mese.

Queste riserve non stanno ancora alimentando nuove vendite, ma il mercato le percepisce come una potenziale “zavorra”. Così, ETH si comporta come un asset che nessuno (a parte Tom Lee) vuole raccogliere in caduta libera.

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