Frode da €1 mln tramite gli Ordinals: interviene la Guardia di Finanza
La Guardia di Finanza ha recentemente fermato uno schema di frode fiscale legato ai Bitcoin Ordinals: oltre €1 milione non dichiarati
Un nuovo caso di frode fiscale crypto
La Guardia di Finanza sarebbe recentemente intervenuta per fermare un presunto schema di frode fiscale la cui “leva” era rappresentata dai Bitcoin Ordinals. I token BRC-20, secondo quanto emerso, hanno permesso al soggetto coinvolto di generare profitti non dichiarati per oltre 1 milione di euro.
L’indagine è partita da un hardware wallet Ledger sequestrato durante una perquisizione. Da lì, gli investigatori del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Foggia avrebbero ricostruito una rete complessa di transazioni.
Il meccanismo ruotava attorno al protocollo Ordinals, che consente di “inscrivere” dati direttamente su singoli satoshi, creando asset digitali simili agli NFT, ma sulla rete Bitcoin.
I fondi in questione sarebbero stati “impegnati” da un wallet principale per generare altre “inscription”, ottenendo nuovi Ordinals e token BRC-20, per poi rivenderli su marketplace dedicati a prezzi superiori. Un ciclo ripetuto più volte, che avrebbe permesso di generare profitti significativi senza dichiararli.
L’aspetto rilevante, da un certo punto di vista, è che le autorità sono riuscite a ricollegare tutte le operazioni a un unico soggetto nonostante la creazione di nuovi indirizzi per ogni transazione, e quindi il tentativo di mantenere la privacy.
La Guardia di Finanza avrebbe utilizzato strumenti di analisi on-chain quali Chainalysis Reactor. È la stessa società di analisi a confermarlo, a sottolineare come anche strumenti innovativi come Ordinals e BRC-20 non eliminino la tracciabilità della rete Bitcoin.
L’indagine, in questo senso, rappresenta un caso significativo, perché mostra come anche mercati relativamente nuovi possano finire nel mirino delle autorità.
Non esiste anonimato assoluto
Per chi opera su Bitcoin, anche attraverso asset più recenti e complessi, resta quindi possibile ricostruire proprietà, flussi e profitti se esistono elementi sufficienti per collegare le transazioni a un soggetto reale.
La vicenda dimostra come anche le nuove forme di asset possono essere monitorate e analizzate dalle autorità. Gli Ordinals, come altri prodotti DeFi, hanno aperto nuove possibilità per l’ecosistema crypto, ma evidentemente anche nuovi fronti di controllo fiscale e investigativo. E il caso potrebbe diventare un precedente importante per le future indagini su profitti non dichiarati nel paese.
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