Rendita passiva: quando le criptovalute lavorano per te

Come la pietra filosofale per un alchimista, la rendita passiva è l'obiettivo finale di ogni investitore. Ecco i metodi più diffusi nel mondo delle criptovalute!

Rendita passiva: quando le criptovalute lavorano per te

Rendita passiva: cos'è e come ottenerla

Veder crescere i propri asset e generare un ingresso monetario senza lavorare:  questa è la rendita passiva.

La realtà è ovviamente più complessa ma l’idea alla base è quella appena enunciata.

Tradizionalmente, per ottenere una rendita dobbiamo svolgere un qualche tipo di attività: lavoro, compravendita di beni, prestazioni di varia natura. In ogni caso, andiamo a barattare il nostro tempo con una certa cifra.

Questo sistema, alla base dell’economia e della civiltà stessa, ha qualche limite; primo fra tutti la cessione di parte del nostro tempo. Nulla di male: dovremo pur soddisfare i nostri bisogni in qualche modo 🙂

Però, è pratica comune fantasticare su quanto sarebbe bello guadagnare lavorando meno (oppure senza fare nemmeno quello) e avere più tempo a disposizione per noi stessi.

La buona notizia è che non stiamo inseguendo una pietra leggendaria come gli alchimisti: esiste un metodo per ottenere degli introiti a “impegno zero”.
La cattiva notizia è invece questa: a meno che non si abbiano a disposizione centinaia di migliaia di euro da subito, ci vorranno alcuni anni prima di vedere dei risultati consistenti.

La rendita passiva, lo suggerisce il nome, è un’entrata monetaria priva di una nostra azione dietro.
Nel lavoro tradizionale, lo stipendio arriva perché abbiamo svolto la nostra mansione. In questo caso, noi non abbiamo (quasi) alzato un dito.
Nella rendita passiva, guadagniamo anche se siamo a mangiare una pizza con gli amici, oppure se siamo al cinema con il fidanzato. Questo è il bello: eliminare la variabile del tempo.

Quando portiamo avanti una strategia di questo tipo, non lavoriamo più per ottenere dei soldi. Al contrario, sono loro a lavorare per noi.
Qui andiamo a sbattere contro la cattiva notizia già accennata: per generare un’entrata soddisfacente, servono parecchi “euro-soldati” al nostro servizio.
Ognuno ha le proprie esigenze: c’è chi vivrebbe bene con 1000€ al mese e chi invece ne vorrebbe dieci volte tanto. Con “entrata soddisfacente” intendiamo proprio una cifra base, di qualche centinaio di euro mensili.

Ora che siamo incuriositi, vediamo qual è il meccanismo dietro alla rendita passiva.
Indipendentemente dal servizio utilizzato, andremo a versare una certa cifra.
Su di essa matureremo degli interessi annuali che andremo a reinvestire.
Grazie a ciò, avvieremo un processo virtuoso di “generazione del guadagno sui guadagni”, inizialmente lento ma via via sempre più dall’andamento esponenziale.

Da dove arrivano questi guadagni? perché li otteniamo? a breve non ci saranno più segreti.

Al momento, il mondo delle criptovalute è rischioso ma, al tempo stesso, quello che offre più opportunità.

La rendita passiva è una costante di questo sistema e premia già milioni di persone ogni giorno. Andiamo perciò a scoprire diversi metodi per generare un’entrata nel mondo crypto senza lavorare, cercando di comprendere anche i meccanismi che sono alla base.

 

Rendita passiva nelle criptovalute

Nel panorama crypto, la rendita passiva è ottenibile in diversi modi.

Ciascuno di essi offre pro e contro, prestandosi a persone più o meno propense al rischio.

Inoltre, è possibile (nonché consigliato) combinare i vari servizi per ottenere una strategia più sicura e completa.

Senza indugiare oltre, vediamo le opzioni a nostra disposizione.

STAKING

Iniziamo questa carrellata con il metodo probabilmente più semplice: lo staking.

Alla base delle criptovalute vi è la blockchain. Su di essa, le transazioni scorrono tra i nodi, offrendo così ampi margini di sicurezza per gli utilizzatori.

Alcune chain funzionano tramite il processo di mining.
Altre invece hanno dei validatori che approvano le operazioni e garantiscono che tutto sia corretto e regolare.

Lo staking prevede il versamento di una criptovaluta in un deposito (di fatto uno smart contract). A questo punto, i fondi sono utilizzati dalla blockchain e messi all’opera.
Così facendo, gli staker partecipano al processo di validazione, contribuendo allo sviluppo e mantenimento della chain stessa.

Non è un sistema così diverso da quello bancario: una persona versa dei soldi sul conto e ottiene gli interessi. Questi vengono pagati in quanto la banca usa questi fondi per i suoi scopi (generalmente investimenti di varia tipologia).

Quanto detto finora è davvero molto semplificato e generale: in nell’articolo sullo staking crypto ne parliamo più dettagliatamente.

Ciò che conta per gli obiettivi del discorso che stiamo facendo è questo: mettendo in stake una coin otteniamo degli interessi percentuali.

Questa soluzione è facile e porta degli introiti decisamente interessanti.

La nota negativa sta ovviamente nell’esposizione all’asset: detenendo una coin, siamo soggetti alle sue variazioni di prezzo.

Le opportunità di staking sono ampiamente disponibili sia sulla DeFi che su piattaforme CeFi.

LENDING

Passiamo ora al lending, ovvero ai prestiti in criptovalute.

Il concetto è identico a quello sui prestiti tradizionali: una parte offre dei soldi a un’altra in cambio della loro restituzione nel tempo più degli interessi.

Sulla scena sono presenti diversi attori che offrono un servizio di questo tipo, come Nexo, BlockFi e Celsius.

L’utilizzo è semplice: forniamo delle criptovalute o fiat currency e iniziamo da subito a generare un interesse (variabile, solitamente più elevato in base al periodo di blocco che andremo a impostare).
Ad esempio, se fornissimo dei Bitcoin, diverremmo creditori di questa criptovaluta. Questo perché la piattaforma fornirà i nostri BTC a una o più persone che desiderano prenderli in prestito (per svariate motivazioni, a noi poco importa).
Gli interessi che otterremo saranno una percentuale consistente di quelli pagati dai debitori alla piattaforma in fase di restituzione del prestito.
Gli aspetti di cui gioire sono due:

  1. Appena sbloccate, saremo liberi di ritirare tutte le nostre coin senza limitazioni. In alcuni casi, non c’è nemmeno un blocco.
  2. I debitori devono sovracollateralizzare le somme richieste (offrire altre coin come garanzia in misura superiore al valore chiesto in prestito) perciò non corriamo il rischio di insolvenze.

Il lending è facile, adatto a tutti e genera somme interessanti.

Anche in questo caso, siamo esposti alla volatilità della valuta detenuta. Tuttavia, se essa fosse una stablecoin saremmo al riparo anche da questo pericolo.

FARMING

Alzando le asticelle di sicurezza e difficoltà, ecco il farming.

Le migliori opportunità sono sulla DeFi ma attenzione: all’aumentare dei potenziali guadagni si va incontro a elevati rischi.

Nella finanza decentralizzata, molti protocolli rendono possibile la compravendita di criptovalute grazie ai pool di liquidità.

In un exchange tradizionale, se volessimo vendere Bitcoin e comprare Ether, andremmo a interagire con un’altra persona che desidera fare l’inverso. Il rischio però è quello di non trovare una controparte, andando quindi incontro a un’operatività limitata.

La DeFi funziona in altro modo e non ci si “relaziona” con altri umani.
Per vendere BTC e acquistare ETH, andremmo a interfacciarci con il pool di liquidità BTC-ETH: esso contiene le due coin in proporzioni di valore 50:50 e permette un regolare svolgimento degli scambi sulla piattaforma.
Da dove arriva questa liquidità del pool? da persone che l’hanno versata e in cambio ottengono delle commissioni sulle transazioni che vengono svolte.

Il farming consiste in un ulteriore passo: le piattaforme, assetate di liquidità, offrono rendite aggiuntive per poter attirare più investitori possibili.

Questa operatività è maggiormente complessa e richiede una certa dimestichezza. Sul nostro portale sono disponibili dei tutorial dedicati a numerose piattaforme DeFi.

Nel farming si possono ottenere APY/APR elevatissimi, anche di migliaia di punti percentuali annui.
Sono presenti però diverse criticità:

  • Esposizione a due (o più criptovalute) con tutti i rischi del caso.
  • Rischio di impermanent loss: se una crypto si apprezza e l’altra non la segue, il pool viene automaticamente ribilanciato. In questo caso avremo un guadagno potenzialmente inferiore a quello ottenibile semplicemente detenendo la coin in questione, senza averla messa in un pool di liquidità.
  • Attacchi esterni alla piattaforma o bug della stessa.

Perciò, è sempre consigliato svolgere estese ricerche prima di buttarsi su questa operatività.

Arrivati a questo punto, potremmo parlare anche di altri possibili metodi per generare rendita passiva. Tuttavia, andremmo ad addentrarci in strumenti più rischiosi e difficili da comprendere. Le opportunità presentate finora sono valide e collaudate: è sufficiente trovare la piattaforma che più si addice a ciascuno di noi e iniziare.

Di seguito un video contenente qualche spunto interessante 🙂

Rendita passiva sulle criptovalute: rischi e opportunità

Seppur ne abbiamo già accennato più volte, elenchiamo i principali rischi e opportunità a cui andremmo incontro.

Rendita passiva in criptovalute: rischi

Innanzitutto, l’esposizione a una o più criptovalute.
Lo sappiamo bene: si tratta di asset altamente volatili, a volte sembra di essere sulle giostre!
Adottando una strategia di rendita passiva nel mondo crypto, ci prendiamo questo rischio.
Ovviamente, se le cose andassero bene, questa sarebbe un’opportunità: ad esempio, ottenere il 15% di interessi annui e vedere che la coin fa un x5 nello stesso periodo sarebbe davvero il massimo 😀

Tra i rischi annoveriamo anche bug ed eventuali attacchi alle piattaforme utilizzate. Non mancano esempi: BadgerDAO è solo uno degli ultimi di una lunga lista.
Possiamo compiere due azioni per diminuire queste criticità:

  1. Fare approfondite ricerche su questi servizi, non utilizzando quelli privi di audit e dal funzionamento non costante (segno di un team non esattamente tra i migliori).
  2. Evitare di versare somme ingenti su progetti appena nati, non dobbiamo avere fretta: è meglio perdere qualche potenziale guadagno piuttosto che tutto il nostro capitale.

Inoltre, dobbiamo stare allerta anche nei confronti di piattaforme scam e truffe. Perciò, diffidiamo da protocolli mai sentiti e di dubbia provenienza.

Vi è infine il pericolo di fallimento da parte dell’azienda dietro un portale CeFi, oppure della chiusura di un progetto nel mondo DeFi.
In questo caso, minimizzare il rischio è semplice: basta utilizzare servizi già ben rodati per essere decisamente più al sicuro.

Da non sottovalutare l’impermanent loss in caso di partecipazione ai pool di liquidità.

Rendita passiva in criptovalute: opportunità

Ai tanti rischi si affiancano ovviamente altrettante opportunità.

Gli strumenti a disposizione sono diversi e adatti a tutte le tipologie di investitore.

Gli interessi offerti sono solitamente molto alti rispetto a quelli provenienti dagli investimenti classici: quale banca offre un tasso di interesse anche solo del 3/4%?
Nel mondo delle criptovalute, una cifra del genere è solitamente ritenuta bassa e poco profittevole!

Tirando le somme, c’è davvero tanto da poter fare.

Ciò che conta è sempre la conoscenza, l’unico mezzo davvero efficace per evitare problemi e perdite. I nostri tutorial sono fatti proprio per imparare e operare in autonomia e tranquillità.

"Rischi e opportunità: il gioco vale la candela se ben pianificato"

Rendita passiva: realtà, non leggenda

Ebbene sì: la rendita passiva non è un mito e chiunque può iniziare a beneficiarne.

Tuttavia, il percorso che porta all’indipendenza economica grazie a essa è davvero lungo. Certo, a meno che non si disponga già di diverse decine di migliaia di euro da investire (meglio se centinaia).

Per esempio, supponendo di avere 10 mila euro da girare su questa attività, l’attuale tasso di rendita di Nexo sarebbe tra l’8 e il 12%. Prendendo il 10%, dopo un anno avremmo 11 mila euro. Al termine del secondo anno, il capitale sarà di 12.100 e via a salire.
Senza ulteriori versamenti da parte nostra (vedi l’articolo su PIC e PAC) ci vorrebbe molto tempo prima di ottenere una rendita passiva che vada a sostituire il lavoro.
Comunque, non dobbiamo minimizzare quest’entrata, molto superiore a tanti investimenti standard disponibili. Ad esempio, i buoni fruttiferi rendono attualmente una cifra inferiore all’1% lordo annuo, salvo quelli per minori (2,5%). Il confronto è davvero impietoso.

Quindi, come agire? Strategicamente:

  • Innanzitutto, si devono studiare e conoscere rischi e opportunità.
  • Dopodiché, l’abbinamento di PIC e PAC andrebbe a migliorare parecchio la performance.
  • Infine, differenziare ci aiuterebbe a ridurre i pericoli e, perché no, approfittare di qualche occasione d’oro.

La strada verso la rendita passiva è lunga ma ne vale la pena. Anche se inizialmente saranno piccole entrate, la soddisfazione di vedere il proprio capitale crescere autonomamente è unica e molto piacevole.

Quali sono le tue strategie? raccontaci la tua esperienza sui nostri social 🙂


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