Wall Street sale, la Fed spaventa: chi ha torto?

S&P 500 e Nasdaq a nuovi massimi storici, bitcoin soffre: il mercato prezza al 50% un rialzo dei tassi dalla FED entro fine anno, chi sta sbagliando i conti?

Wall Street sale, la Fed spaventa: chi ha torto?

C’è qualcosa di strano nei mercati di questa settimana, qualcosa di difficile da ignorare.

Nella sessione di mercoledì 27 maggio, l’S&P 500 ha superato i $7.550 punti, segnando un nuovo massimo storico. Nella medesima sessione, anche l’indice Nasdaq 100 ha fatto lo stesso, con un nuovo massimo a $30.350. Wall Street festeggia, gli investitori comprano e il sentiment resta sorprendentemente positivo.

Eppure, in questo stesso contesto, il CME FedWatch Tool segnala qualcosa di molto diverso. La probabilità di un rialzo dei tassi da parte della FED entro fine 2026 è salita fin sopra al 52%, cambiando radicalmente prospettiva. Solo un mese fa, infatti, la probabilità di un aumento dei tassi era inferiore all’1%. 

Nel frattempo, Bitcoin non festeggia, anzi, perde radicalmente terreno. Otto giorni consecutivi di deflussi dagli ETF spot, oltre tre miliardi di dollari usciti dal settore da nelle ultime tre settimane di maggio ed un prezzo che perde terreno, raggiungendo minimi inferiori a $73.000. Un prezzo che, almeno in questa fase, racconta una storia completamente diversa da quella di Wall Street.

Il paradosso, quindi, è servito: qualcuno sta guardando la realtà, qualcun altro no. La domanda inevitabile è una sola: chi sta sbagliando i conti?

Cosa sta guidando il rally

Partiamo da una domanda semplice. Se i tassi di interesse potrebbero salire, perché Wall Street continua a correre?

La risposta, almeno in parte, arriva dagli utili. Le grandi aziende tecnologiche continuano a sorprendere positivamente, trimestre dopo trimestre. Il caso più eclatante di questa settimana è Micron Technology, il cui titolo ha guadagnato il 19% in una sola seduta, superando per la prima volta i mille miliardi di dollari di capitalizzazione. UBS ha alzato il target price stimando un ulteriore rialzo superiore al 100%.

Il motore narrativo, però, è sempre lo stesso. L’intelligenza artificiale continua ad attrarre capitali massicci, a giustificare valutazioni elevate e a convincere gli investitori che questa volta è diverso.

Le aspettative sulla crescita futura pesano più dei rischi presenti. In questo contesto, infatti, vige rammentare una regola chiave: il mercato non prezza gli utili attuali, bensì l’aspettativa degli utili futuri.

C’è poi un elemento tecnico da non sottovalutare. Molti fondi erano rimasti cauti nelle scorse settimane, posizionati difensivamente. Con il mercato che continua a salire, però, scatta la cosiddetta FOMO istituzionale (essì, la tanto famigerata FOMO non coinvolge solo il mercato crypto, tantomeno non coinvolge solamente i retail): meglio comprare tardi che restare fuori. 

Il risultato attuale è un mercato che sembra guardare oltre, concentrandosi su uno scenario futuro favorevole e ignorando, almeno per ora, i segnali di allerta che arrivano dalla politica monetaria.

La Fed e il nodo inflazione

Il vero protagonista nascosto di questa settimana non è Wall Street. È la Federal Reserve, e il cambio di guardia che si è appena consumato ai suoi vertici.

In data 22 maggio Kevin Warsh ha ufficialmente preso il posto di Jerome Powell come presidente della Fed, per un mandato di quattro anni. Powell non è andato lontano, però. Rimane nel board come semplice governatore fino al 2028, promettendo di mantenere un “basso profilo.” Una presenza silenziosa, ma presente. Gli occhi sono oggi puntati sul 17 giugno, data del primo FOMC guidato da Warsh.

Il tema è rilevante perché Warsh non è un nome neutro. Storicamente hawkish, ha sempre privilegiato la lotta all’inflazione rispetto alla crescita. E di inflazione, in questo momento, ce n’è parecchia.

L’indice dei prezzi al consumo americano si attesta al 3,3% annuo, in forte risalita rispetto al 2,4% di febbraio. I tagli ai tassi, che molti si aspettavano per fine 2026, sono di fatto scomparsi dall’orizzonte fino al 2027.

C’è di più. Il rendimento del Treasury a 30 anni ha toccato il 5,18%, livello che non si vedeva dal 2007. Il mercato obbligazionario, storicamente il più lucido nel leggere la realtà economica, sta prezzando tassi alti ancora a lungo.

La probabilità di un rialzo dei tassi della FED entro luglio è salita al 10%, contro lo 0,9% di un mese fa. Entro fine anno, questa stessa probabilità supera il 50%

Tassi 2026

Powell stesso, nella sua ultima conferenza stampa da presidente, aveva avvertito: “Nobody’s calling for a hike right now, but if we need to hike, we will.” Con Warsh al timone, quella frase assume un peso specifico molto diverso.

Bitcoin e il grande esodo dagli ETF

Mentre Wall Street festeggia, Bitcoin racconta una storia completamente diversa, che vale la pena ascoltare.

Da metà maggio gli ETF spot su Bitcoin hanno registrato otto giorni consecutivi di deflussi netti. Il totale uscito dal settore supera i tre miliardi di dollari nelle ultime tre settimane, rendendo maggio il peggior mese del 2026 per i prodotti regolamentati legati a BTC. I numeri parlano chiaro, e non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche, almeno in questo primo momento.

Outflow etf

Il caso più clamoroso è arrivato martedì 26 maggio. Un’entità anonima ha scaricato 29 milioni di azioni di IBIT, l’ETF Bitcoin di BlackRock, in un’unica operazione dark pool alle 10:30 del mattino. Un operazione il cui controvalore era di circa 1,3 miliardi di dollari

Si tratta della transazione più grande mai registrata su quel prodotto da quando è stato lanciato, a gennaio 2024. L’analista ETF di Bloomberg Eric Balchunas ha confermato l’operazione in tempo reale, sottolineando come il mercato l’abbia assorbita senza particolari scossoni. L’impatto ha comunque portato ad una perdita giornaliera del -2%, con il prezzo che ha continuato il ribasso, raggiungendo i minimi degli ultimi 40 giorni.

Cosa sta succedendo, quindi? Il capitale non sta necessariamente uscendo dal settore crypto, ma sta ruotando. Come abbiamo visto con HYPE e altri asset con meccaniche di revenue proprie, una parte degli investitori sta cercando rendimento concreto, non semplice esposizione al prezzo. Bitcoin, in questo contesto di tassi alti e incertezza monetaria, fatica a competere con strumenti che offrono un flusso di cassa misurabile.

Il prezzo resta intorno ai 73.000 dollari, lontano dai massimi e incapace di seguire il rally azionario. Il mercato azionario e quello crypto, almeno per ora, sembrano guardare in direzioni opposte.

Il mercato sta prezzando uno scenario perfetto?

Siamo arrivati al punto centrale. Quello che i numeri di questa settimana ci stanno dicendo è tanto affascinante quanto inquietante.

Da un lato, Wall Street continua a salire. Indici ai massimi storici, utili tech che sorprendono, capitali che fluiscono verso tutto ciò che ha intelligenza artificiale scritto sopra. Il sentiment è positivo, quasi euforico in certi segmenti. Dall’altro, lo stesso mercato sta prezzando al 50% la possibilità che la Fed alzi i tassi entro fine anno. Un dato che, storicamente, avrebbe fatto tremare i listini.

Infine, c’è l’incognita Warsh. Un presidente della Fed hawkish, al suo primo FOMC il 17 giugno, con un’inflazione al 3,3% sul tavolo e Powell seduto accanto a lui come semplice governatore. Non è uno scenario banale da navigare per gli investitori.

Bitcoin, nel frattempo, continua a soffrire. E forse è proprio lui, in questo specifico contesto storico, l’asset più sensibile alla liquidità globale e alle aspettative monetarie, a leggere la situazione con più lucidità degli indici azionari.

La domanda, quindi, è inevitabile. I mercati stanno guardando oltre, scommettendo su uno scenario futuro favorevole che ancora non si vede nei dati. Oppure stanno semplicemente ignorando segnali che, prima o poi, torneranno a pesare? Equilibri di questo tipo, nella storia dei mercati, hanno sempre avuto una scadenza.


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