2 min read 03 Jul 2026

Michael Burry chiama lo short: settore AI “a livelli dotcom”

Michael Burry ha condiviso posizioni short contro Tesla, Nvidia e semiconduttori. E sembra averci preso: i big del mercato mostrano i primi segnali di debolezza

Michael Burry chiama lo short: settore AI “a livelli dotcom”

Il mondo AI ai livelli “bolla”?

Per mesi, il mercato ha concentrato una quota crescente della propria fiducia nei titoli legati all’intelligenza artificiale. Nvidia, semiconduttori, memoria, data center, infrastruttura cloud e l’intera catena dell’AI sono stati trattati come un blocco unico. La battuta d’arresto recente non nega la forza strutturale del settore (il Nasdaq registra un mese in rosso), ma introduce una domanda più scomoda: quanto di quel futuro è già stato “pagato”?

Secondo Michael Burry, l’investitore reso celebre dalla “scommessa” contro i mutui subprime nel 2008, bisognerebbe prepararsi quantomeno a una brusca correzione. Burry ha infatti aperto qualche giorno fa posizioni ribassiste su Tesla, Nvidia e sul settore dei semiconduttori in generale, inquadrandole come una scommessa contro un ciclo AI diventato “troppo caldo”.

Il Philadelphia Semiconductor Index era già oltre il 65% sopra la media mobile a 200 giorni quando Burry ha formulato la sua posizione, per un’estensione che è paragonabile alle condizioni viste nell’era dot-com.

Le prime reazioni del mercato hanno rafforzato questa narrativa. Lo stesso Philadelphia Semiconductor Index è sceso di oltre il 6% nelle ultime ore, e le vendite hanno colpito anche Samsung e SK Hynix in Asia. Nello stesso periodo, i titoli SanDisk, Seagate e Micron sono finiti sotto pressione per i timori di eccesso di offerta. Tesla, pur avendo comunicato consegne superiori alle attese, ha perso il 7,5%.

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Burry ha azzeccato ancora?

I titoli legati a memoria e storage hanno sofferto più degli altri. SanDisk ha perso quasi il 20% in cinque sedute, mentre Seagate e Micron sono finiti sotto pressione per i timori di un eccesso di capacità. Anche Micron, nonostante ricavi trimestrali in forte crescita, ha restituito parte dei guadagni accumulati nel 2026.

Tesla ha seguito una dinamica simile. Il titolo è sceso del 7,5% nella seduta di giovedì, il peggior calo giornaliero in quasi un anno, nonostante consegne trimestrali superiori alle attese. Per il mercato, il dato positivo si è trasformato in un classico “sell the news”, dopo un rialzo di oltre il 13% nelle quattro sedute precedenti.

Questo non significa che Burry abbia ragione su tutto. Tuttavia, il tempismo resta notevole: molte delle aree finite sotto pressione erano proprio dentro il suo paniere short. Ora il punto è capire se si tratta solo di una correzione dopo valutazioni troppo “tirate” o dell’inizio di un repricing più profondo della narrativa AI.

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