2 min read 05 Dec 2025

FMI: Le stablecoin possono indebolire le banche centrali

Il Fondo Monetario Internazionale lancia l'allarme: le stablecoin sono un pericolo per i paesi dalla valuta debole

FMI: Le stablecoin possono indebolire le banche centrali

Un allarme "scontato"

Nella giornata precedente, il Fondo Monetario Internazionale è tornato a parlare di Stablecoin, condividendo un nuovo report dove viene analizzato il contesto attuale di mercato. Il report, denominato Understanding Stablecoins, mira a portare una propria visione sull’enorme crescita di questo settore, avvertendo dei potenziali rischi identificati dallo stesso FMI.

Il mercato delle stablecoin, che ad oggi conta oltre $300 miliardi di dollari, è triplicato negli ultimi due anni. Ad oggi, la quasi totalità di questo mercato è denominata in dollari e questo, per il FMI, potrebbe rivelarsi un pericolo per le banche centrali dei paesi con una valuta debole e dalla forte inflazione.

La facilità d’uso di questi strumenti, unita allo sviluppo di nuovi quadri normativi, potrebbe infatti spingere famiglie e imprese a preferire pagamenti in stablecoin anziché in valuta locale. Ed è proprio questa tendenza, già osservabile nei mercati emergenti, a spingere il FMI a lanciare un primo segnale di allarme.

Secondo i dati pubblicati, nel solo 2024 i volumi di scambio hanno superato i $23.000 miliardi di dollari, con una forte espansione in Asia, Africa, Medio Oriente e America Latina.

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Rischi o benefici? Qualche riflessione

Secondo il FMI, uno dei principali rischi è quello della corsa agli sportelli. Un calo di fiducia potrebbe innescare riscatti su larga scala, costringendo gli emittenti a liquidare rapidamente le proprie riserve.

Un timore comprensibile, ma vogliamo riportare un paragone. A differenza delle banche tradizionali, che operano con riserva frazionaria, le principali stablecoin dispongono di coperture 1:1 in asset altamente liquidi, come treasury US e prestiti a breve termine. Non parliamo solo di paesi con valuta debole. Anche in Italia, se tutti corressimo a prelevare Euro dalle nostre banche per una perdita di fiducia, la totalità della nostra liquidità, in realtà, non sarà mai disponibile.

Ed è qui che nasce il vero interrogativo. In un paese dove la svalutazione della moneta è all’ordine del giorno, qual’è il rischio più grande percepito? Da un lato, ho la certezza MATEMATICA che ogni giorno, i miei soldi varranno molto meno. Dall’altra, spero che Tether, Circle o chi per esse, abbia riserve solide e facilmente liquidabili anche in casi di crisi.

Il dubbio poi permane lo stesso. In fasi di crisi, anche se mi appoggio alla mia valuta, potrò accedere comunque ai miei fondi? Basti pensare all’Argentina nel 1999, così come al Venezuela nel più recente 2013.

Sebbene non possiamo escludere i rischi, la domanda che vorremmo porci/vi è la medesima: “Quale rischio può portarmi alla condizione peggiore?”

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