La nuova infrastruttura finanziaria globale: le stablecoin
Le stablecoin sono costantemente in crescita e reclamano il ruolo di nuova struttura finanziaria globale
Indice
Una nuova infrastruttura finanziaria globale
Per anni le stablecoin sono state considerate uno strumento di servizio per il mondo crypto. Una sorta di mezzo per “parcheggiare” liquidità, evitare la volatilità o spostare capitali tra exchange. Così come delle valute necessarie per operare nella finanza decentralizzata con svariate strategie. I casi d’uso non mancavano, ma restavano limitati al nostro settore o poco più.
Oggi le cose sono molto diverse. Le stablecoin stanno progressivamente assumendo il ruolo di vera e propria infrastruttura finanziaria globale, con implicazioni che vanno ben oltre il perimetro delle criptovalute. Approfondiamo e capiamo in modo più esteso perché coin come USDT stanno divenendo centrali.
Prima di cominciare, giusto due righe per chi non conoscesse il tema: una stablecoin è un token progettato per mantenere un valore stabile, generalmente ancorato a una valuta fiat come il dollaro; ad esempio, 1 USDT vale esattamente 1 dollaro USA. In ogni caso, ridurle a questa definizione rischia di far perdere di vista il quadro più ampio; ciò che conta davvero non è tanto cosa sono, ma come vengono utilizzate e perché stanno crescendo così rapidamente.
Approfondisci: che cosa sono le stablecoin?
Circuiti di pagamento e stablecoin
Cominciamo dando un’occhiata ai circuiti di pagamento, una delle migliori applicazioni per le criptovalute stabili.
Uno dei principali motivi per cui le stablecoin stanno diventando centrali è la loro capacità di muovere valore in modo rapido, continuo e a costi relativamente contenuti su scala globale. In un sistema finanziario tradizionale dove i pagamenti transfrontalieri sono lenti, costosi e intermediati da più attori, le stablecoin offrono un’alternativa sorprendentemente efficiente.
Pensiamo al sistema SWIFT, che più volte abbiamo definito attempato e limitato (sta provando a modernizzarsi). Coin quali USDT e USDC abbattono queste problematiche: niente più passaggi da svariati istituti per inviare del denaro da A a B, niente giorni di attesa e persino rischi molto più contenuti. In un mondo in cui il denaro deve fluire rapidamente, le stablecoin spiccano come alternativa numero 1 ai sistemi convenzionali.
Non a caso, sempre più aziende, piattaforme fintech e operatori internazionali utilizzano stablecoin per regolare pagamenti B2B, rimesse internazionali e flussi commerciali. In molte economie emergenti, dove l’accesso al sistema bancario è limitato o instabile, le stablecoin rappresentano una forma di “dollaro digitale” accessibile tramite uno smartphone, senza bisogno di conti correnti tradizionali.
Nota: parliamo di “dollaro digitale” in quanto la maggioranza delle crypto di questa famiglia hanno il dollaro americano come valuta di riferimento. Esistono anche alternative sull’euro, la sterlina, lo yen e via dicendo, ma i numeri in gioco non sono lontanamente paragonabili.
Questo utilizzo pratico e quotidiano è uno degli elementi che sta trasformando le stablecoin da strumento speculativo a infrastruttura funzionale.
Stablecoin e dollarizzazione digitale
Continuiamo a parlare di dollaro, guardando un altro aspetto chiave sul legame tra stablecoin e dollaro statunitense.
Come dicevamo, la stragrande maggioranza delle stablecoin più utilizzate è ancorata al dollaro e gli effetti economici sono rilevanti. In pratica, le stablecoin stanno contribuendo a una forma di dollarizzazione digitale, che si estende ben oltre i confini degli Stati Uniti.
In molti Paesi con valute deboli o instabili, le stablecoin in dollari vengono utilizzate come riserva di valore, mezzo di scambio e unità di conto informale. Questo rafforza ulteriormente il ruolo del dollaro nel sistema finanziario globale, ma lo fa attraverso canali nuovi, privati e in gran parte fuori dal controllo diretto delle banche centrali.

L’impressionante crescita delle stablecoin dal 2023. Fonte Chainalysis
Pensiamo a uno Stato dove l’inflazione galoppa o magari vi è un conflitto, o semplicemente dove per la maggior parte delle persone comuni è impossibile ottenere un conto corrente bancario. Le stablecoin consentono di accedere al dollaro, la valuta più accettata al mondo, con tutti gli effetti positivi del caso. Unite alla possibilità di acquistare bitcoin, le stablecoin contribuiscono così a democratizzare il denaro.
Dal punto di vista geopolitico ed economico, si tratta di un fenomeno ambivalente: da un lato consolida l’egemonia del dollaro, dall’altro sposta parte dell’infrastruttura monetaria globale su reti blockchain e soggetti non statali.
A braccetto con la TradFi
Dobbiamo spendere due parole anche sulla finanza tradizionale, di cui abbiamo parlato in tante occasioni nel tempo.
Negli ultimi anni, le stablecoin hanno iniziato a dialogare sempre più apertamente con la finanza tradizionale. Banche, gestori patrimoniali, società di pagamento e persino istituzioni regolamentate stanno esplorando o adottando soluzioni basate su stablecoin per migliorare efficienza operativa e gestione della liquidità.
Non è un caso se una parte significativa delle riserve delle principali stablecoin sia investita in strumenti come Treasury statunitensi a breve termine. Questo crea un collegamento diretto tra il mercato delle stablecoin e quello dei titoli di Stato, rendendo queste monete digitali un attore non trascurabile anche per i mercati obbligazionari.
In questo senso, le stablecoin non sono più solo un accessorio (concedeteci il termine) della finanza decentralizzata, ma un ponte sempre più strutturato tra blockchain e sistema finanziario globale.
"Le stablecoin hanno trovato un terreno fertile nella TradFi"
Il mondo crypto e le stablecoin
Non può mancare all’appello il mondo crypto, ossia il luogo dove le stablecoin hanno le radici e conservano un ruolo di primissimo piano.
Questa categoria di criptovalute costituisce il principale strumento di liquidità, la base per il trading, il lending & borrowing e la gestione del rischio. Questo a prescindere che si utilizzi un exchange centralizzato come Bitget o un DEX: le coppie di scambio con le stable restano sempre le più liquide, utilizzate e, di conseguenza, importanti.

Un’occhiata a qualsiasi exchange per capire a colpo d’occhio la portata delle stablecoin. In questo caso, notiamo che tutte le coppie di scambio del mercato spot di Bitget sono contro USDT, stable di Tether.
In aggiunta, nei momenti di stress di mercato, la domanda di stablecoin tende ad aumentare, perché rappresentano un punto di riferimento stabile in un ecosistema altamente volatile. In questo modo, i player del mercato non escono direttamente dalla sfera crypto, ma si spostano semplicemente su un asset non soggetto agli scossoni delle tradizionali coin e token.
Allo stesso tempo, le dinamiche delle stablecoin influenzano direttamente i prezzi degli asset digitali, la profondità dei mercati e persino la trasmissione degli shock. Se ci pensiamo, le stablecoin svolgono una funzione analoga a quella del sistema bancario nel mondo tradizionale: canalizzano liquidità, amplificano o attenuano movimenti e collegano diversi segmenti del mercato.
Regolamentazioni e CBDC
Proprio perché stanno assumendo un ruolo infrastrutturale, le stablecoin sono sempre più al centro delle regolamentazioni crypto. Governi e autorità di vigilanza stanno infatto cercando di bilanciare due esigenze opposte: da un lato preservare l’innovazione e l’efficienza che queste soluzioni offrono, dall’altro evitare rischi sistemici.
Questi obiettivi non sempre sono raggiunti in maniera efficace e non tutti i Paesi hanno lo stesso approccio.
Un esempio virtuoso sono gli Stati Uniti che, con l’arrivo del Genius Act, hanno di fatto sdoganato la possibilità di dollarizzare il mondo anche mediante le criptovalute. Una mossa decisamente sensata dato il crescente interesse verso il settore.
L’Unione Europea, partita con il piede giusto, si è fatta invece recuperare rapidamente dagli States e insiste sulla strada dell’euro digitale, una CBDC che fa storcere il naso soprattutto a chi opera già nell’industria crypto.
L’ascesa delle stablecoin si intreccia inevitabilmente con il dibattito sulle Central Bank Digital Currencies (appunto, CBDC). Per chiarezza, queste sono delle valute digitali emesse direttamente dalle banche centrali. In teoria, le CBDC nascono proprio per rispondere a molte delle esigenze che le stablecoin hanno già intercettato. Nella pratica, però, lo sviluppo delle CBDC procede lentamente, frenato da complessità politiche, normative e tecnologiche.
Questo ritardo ha lasciato spazio alle stablecoin private, che hanno occupato una nicchia sempre più ampia fungendo da infrastruttura monetaria de facto, soprattutto nei pagamenti internazionali e nei mercati digitali. A differenza delle CBDC, le stablecoin non richiedono decisioni politiche né lunghi processi di implementazione: sono già operative, scalabili e integrate nei flussi economici.
Vi è da dire che il rapporto tra stablecoin e CBDC non è necessariamente di pura competizione. Anzi, in molti scenari le due soluzioni potrebbero coesistere. Pensiamo al caso in cui le CBDC avrebbero il ruolo di moneta pubblica digitale, controllata direttamente dalla banca centrale. Mentre le stablecoin avrebbero un livello applicativo privato, flessibile e globale.
Tuttavia, la crescente diffusione delle stablecoin solleva interrogativi cruciali per i policymaker: chi controlla l’infrastruttura monetaria del futuro? Fino a che punto gli Stati saranno disposti a delegare questo ruolo ai soggetti privati?
Di una cosa siamo sicuri: il dibattito su regolamentazione, trasparenza delle riserve e integrazione con il sistema bancario tradizionale continuerà a essere uno dei temi del prossimo futuro.
Considerazioni finali
In definitiva, le stablecoin stanno cambiando il modo in cui il valore viene trasferito, conservato e utilizzato su scala globale. Non lo fanno con annunci clamorosi o rivoluzioni improvvise, ma attraverso un’adozione graduale, pratica e sempre più diffusa. È proprio questa normalizzazione silenziosa a renderle così importanti.
Capire le stablecoin oggi significa comprendere una parte crescente dell’architettura finanziaria del futuro. Immaginiamo un sistema più digitale, più interconnesso e, in molti casi, meno dipendente dalle infrastrutture tradizionali così come le abbiamo conosciute finora.
Stiamo vivendo in un periodo frizzante per quanto riguarda la finanza e saremo in prima fila a osservare i tanti cambiamenti dei prossimi anni. Siamo certi che le criptovalute, non solo stable, avranno un ruolo sempre più importante in questo processo.