Strategy: il prezzo di Bitcoin che mette a rischio il bilancio
Dopo trimestrali con una perdita non realizzata da $12,6 miliardi, Strategy indica il livello critico: cosa succede con Bitcoin a $8.000
Il peso del crollo di Bitcoin
Strategy, la più grande Bitcoin treasury guidata da Michael Saylor, ha rilasciato le proprie trimestrali, registrando una perdita netta di $12.6 miliardi. Valori da record (negativi) che indicano una delle più grandi perdite mai registrate in una società statunitense quotata.
Il dato, non è chiaramente legato all’operatività core della società, bensì al calo registrato dal prezzo di bitcoin nel corso del Q4. Dati alla mano, infatti, BTC ha registrato una perdita complessiva del -23.5%, con un calo da $114.000 ad un prezzo di $87.250 (fonte dati Binance:BTC/USDT).
Con il prezzo di bitcoin sceso con forza sotto area $76.000, le partecipazioni della società sono passate dalle stelle alle stalle. Un guadagno non realizzato di $30 miliardi che, nel giro di circa 4 mesi, si è convertito in una perdita non realizzata da $7.3 miliardi al momento della scrittura.

Il risultato si riflette, per natura, sul prezzo delle azioni. Con una chiusura a $151.95, il prezzo ha chiuso il 2025 in calo del -47.5%, che si espande ad un -66.7% osservando i massimi annuali.
Il prezzo del pericolo? $8.000
Durante la conference call sui risultati trimestrali, il management di Strategy ha chiarito un punto chiave: nessuna necessità di liquidazione, i prezzi attuali non fanno paura.
Anzi, non vi è un vero prezzo di liquidazione, al contrario di molte speculazioni che aleggiano da voci non proprio affidabili.
Tuttavia, c’è un ma. Un punto critico per la società potrebbe arrivare se il prezzo di BTC dovesse crollare fino ad area $8.000. Questo però, non porterà a liquidazioni immediate. Questo pericolo, infatti, potrebbe verificarsi se il prezzo dovesse rimanere in quell’area per un periodo prolungato, compreso tra i 5 e i 6 anni.
Perchè? La risposta è molto semplice. A quel prezzo, il valore degli asset in bilancio sarebbe radicalmente vicino al debito netto della società, emesso proprio per finanziare i propri acquisti. In quel caso, sarebbe necessaria una ristrutturazione per poter sostenere la gestione dei prestiti convertibili, obbligando la società ad un piano di ristrutturazione.
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