Tasse crypto: il Ue c’è chi fa peggio dell’Italia. Proposta SHOCK in Spagna
La Spagna potrebbe diventare uno dei Paesi più ostili alle crypto dal punto di vista fiscale: proposta tassazione al 47% e criptovalute sequestrabili
La Spagna contro Bitcoin
Parliamo spesso di tassazione crypto in relazione alla complicata evoluzione normativa italiana, costellata da contraddizioni e idee confuse nate dai partiti di maggioranza e non. Siamo finiti a raccontare dell’ultima Legge di Bilancio in cui si minaccia un aumento al 33% dell’aliquota sulle plusvalenze derivate da attività crypto, e molto spesso abbiamo associato quest’ultima a un record negativo europeo.
Oggi invece scopriamo che qualcuno dei nostri vicini potrebbe batterci. Parliamo della Spagna, che tramite la coalizione Sumar (parte della maggioranza di governo), ha presentato un piano per portare la tassazione cripto al 47% e rendere gli asset sequestrabili.
Non a caso, la community crypto parla di “attacco a Bitcoin” in un contesto in cui l’obiettivo sembra essere inasprire la pressione fiscale sugli asset digitali e aumentare il controllo dello Stato sul settore.
Ad ora, le criptovalute rientrano nella categoria dei “redditi da risparmio”, con aliquote progressive che arrivano al massimo al 30%. Sumar propone invece di riclassificare le plusvalenze derivate da attività crypto come redditi generali, portando l’aliquota massima al 47%.
Per le aziende sarebbe introdotta una tassazione “fissa” al 30%, che porterebbe da sola la Spagna a diventare istantaneamente uno dei Paesi più fiscalmente “punitivi” d’Europa per trader e investitori.
⚠️ URGENTE: El Grupo Parlamentario Sumar ha presentado tres enmiendas en el proyecto de Ley que como cada año, modifica muchas leyes tributarias en nuestro país y de aprobarse, sería una malísima noticia para España como país.
En este caso las traigo aquí por dos motivos:
🔴…
— Cris Carrascosa ⚡️ (@CarrascosaCris_) November 25, 2025
Sempre più tasse, ma solo in Europa
Fa discutere, allo stesso tempo, anche la volontà di classificare gli asset crypto come “sequestrabili”, che però si scontra con fattori pratici (in poche parole, la custodia) e normativi (il MiCA). Del resto, BTC su wallet self-custody non potrebbe mai essere sequestrato senza la collaborazione del proprietario.
Tutta la vicenda rimette in luce uno strano paradosso. Mentre nel resto del mondo la tassazione va in scia a normative favorevoli all’industria crypto, in Europa accade esattamente l’opposto. Il Giappone, per esempio, sta considerando proprio in questi mesi una nuova riforma pro-crypto, con l’introduzione di una flat tax al 20% sulle plusvalenze e un sostanziale allineamento con azioni e strumenti finanziari tradizionali.
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