Tasse crypto: per Coinbase 1 persona su 2 non capisce le regole
Il nuovo report del 2026 di Coinbase rivela confusione sulla fiscalità: 1 utente su 2 non sa come muoversi quando si parla di tasse crypto
Tasse crypto: utenti in confusione
La fiscalità crypto continua a rappresentare uno dei principali punti critici per gli investitori. Secondo il Crypto Tax Readiness Report 2026, realizzato da Coinbase in collaborazione con Cointracker, oltre la metà degli utenti non comprende correttamente le regole di base.
Nel dettaglio, solo il 49% degli intervistati sa che le criptovalute sono tassabili al momento della vendita. Un dato che evidenzia una mancanza di conoscenze fondamentali.
Allo stesso tempo, circa un quarto degli utenti crede erroneamente che semplici trasferimenti tra wallet rappresentino un evento imponibile.
Un altro elemento rilevante riguarda la gestione della base di costo. Solo il 35% degli utenti ha dichiarato di averla aggiornata correttamente nel tempo, nonostante sia un passaggio essenziale per calcolare eventuali plusvalenze.
In quanto realtà di divulgazione del settore, riceviamo diverse centinaia di richieste sul tema. Per avere una visione chiara, trovi la nostra guida completa sulle tasse crypto in Italia.
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Complessità e sistemi frammentati
Se da un lato emerge una scarsa conoscenza, dall’altro il problema è strutturale. La natura stessa delle criptovalute rende la gestione fiscale più complessa rispetto ai mercati tradizionali.
Gli utenti utilizzano in media 2,5 piattaforme o wallet, con l’83% che fa uso di soluzioni in self-custody. Una frammentazione che rende difficile tracciare correttamente la base di costo corretta.
A questo si aggiungono le dinamiche intrinseche DeFi. Ogni transazione, dalle commissioni gas su Ethereum ai pagamenti in stablecoin, può generare un evento imponibile, anche a fronte di guadagni minimi. Per non parlare di staking, earning, rendite dai pool di liquidità.
Con l’introduzione dei nuovi moduli 1099-DA, la situazione potrebbe migliorare nel tempo. Tuttavia, oltre il 60% degli utenti presenta ancora dati incompleti, aumentando il rischio di errori.
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