Tassi Usa: i verbali Fed non rassicurano su nuovi tagli
Alla Fed Usa l’equilibrio è precario, e gli ultimi verbali rivelano una spaccatura interna più profonda di quanto il voto sui tagli di dicembre lasciasse intendere
I verbali della Fed
Gli ultimi “Fed Minutes” hanno rivelato una spaccatura interna alla Federal Reserve, svelando come il voto finale sugli ultimi tagli ai tassi di interesse sia stato il risultato di un equilibrio estremamente delicato. Da una parte c’è la necessità di sostenere il mercato del lavoro, dall’altra il timore che l’inflazione resti più persistente del previsto. E questo non rassicura gli investitori crypto in previsioni delle riunioni future.
Il FOMC di dicembre si è concluso con una riduzione di 25 punti base ai tassi, ora in un range compreso tra il 3,5% e il 3,75%, e deciso con il numero più alto di dissensi dal 2019.
Secondo i verbali, “la maggior parte dei partecipanti ha ritenuto appropriato proseguire con ulteriori riduzioni nel tempo, qualora l’inflazione continui a scendere come previsto”. Tuttavia, non tutti condividono la stessa urgenza.
Una parte dei membri ha infatti espresso dubbi sull’opportunità di proseguire rapidamente con nuovi allentamenti monetari. Alcuni funzionari hanno suggerito che, dopo il taglio di dicembre, potrebbe essere opportuno mantenere i tassi invariati per un periodo prolungato.
Il punto di frizione resta l’inflazione. Se da un lato l’economia viene descritta come in crescita a un ritmo “moderato”, dall’altro persistono rischi al rialzo sui prezzi e rischi al ribasso sull’occupazione.
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L’incertezza sui nuovi tagli
Le proiezioni della Fed indicano un ulteriore taglio nel 2026 e uno nel 2027, che porterebbero il tasso di riferimento vicino al 3%, livello considerato “neutrale”, né restrittivo né espansivo per la crescita economica.
La fazione più cauta ha sottolineato come i progressi verso l’obiettivo di inflazione al 2% sembrino essersi arenati nel corso del 2025, chiedendo maggiore evidenza di un rientro duraturo prima di sostenere nuovi tagli.
Nei verbali si fa riferimento anche all’impatto dei dazi introdotti dall’amministrazione di Donald Trump, ritenuti un fattore temporaneo di pressione inflazionistica destinato ad attenuarsi nel corso del 2026.
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